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Quando il turismo fa la differenza

14/10/2021

Filippo Nani

Sostenibilità e purpose economy possono essere motori per la ripresa del turismo post pandemia. Lo ha affermato Francesca Folda, Global Communication Director di Amani Institute, durante l’incontro promosso da FERPI nell’ambito dell’ultimo TTG a Rimini.

Quando il turismo fa la differenza. In occasione dell’ultima edizione di TTG, Travel Experience, la fiera del settore organizzata da Italian Exhibition Group (IEG) a Rimini, FERPI ha promosso un incontro dedicato al rapporto tra relazioni e rilancio del turismo post pandemia con la presenza di Francesca Folda, Global Communication Director di Amani Institute, organizzazione no profit statunitense con sedi in Kenya, India e Brasile che promuove corsi di formazione per professionisti e organizzazioni che creano impatto sociale in tutto in mondo.

Sostenibilità e purpose economy possono essere motori per la ripresa del turismo post pandemia, ha sottolineato Folda. Aggiungendo in particolare il fatto che il modello delle imprese sociali può rappresentare un valido esempio per le imprese del settore turistico, nel ripensare la propria attività e mettendo al centro le comunità, il pianeta e in ultima istanza il benessere di tutti.

«Mi piacerebbe partire con una domanda – ha esordito Francesca Folda - immaginate di poter trascorrere un periodo di minimo di tre mesi in un posto qualsiasi nel mondo. Immaginate di poter portare con voi, se volete, le due-tre persone che sono più importanti per voi. Chiudete gli occhi e pensate di essere lì. Lì dove pensate di poter stare bene, di poter essere felici. Che cosa vi attrae verso questa destinazione? Che cosa vi fa pensare che lì potreste essere felici? Che cosa vi fa pensare che valga la pena dedicare una porzione della vostra vita a quel luogo? È solo il luogo che vi attrae o c’è dell’altro?».

La risposta che ognuno di noi può dare è legata alle tendenze in atto nella società. Che riguardano non solo il turismo, ma che certamente lo condizionano. Infatti la pandemia ha contribuito e in qualche caso accelerato tendenze già presenti che sono, come ha spiegato Francesca Folda: «Il benessere fisico e psicologico, il bisogno di natura, il bisogno di dare un senso a quel che facciamo, professionalmente ma anche quando investiamo porzioni significative del nostro tempo o del nostro denaro. La sostenibilità (economica, ambientale, sociale, personale) e il purpose (il perché facciamo quel che facciamo), sono concetti che prendono sempre più significato a livello individuale».

E questo come entra in gioco quando parliamo di turismo e scelte dei viaggiatori? Come condiziona l’offerta e il valore che le si riconosce?

«I viaggiatori non scelgono più i luoghi solo per le loro caratteristiche (il mare, la montagna, la città d’arte) o per le esperienze che possono fare (la degustazione, la visita esclusiva, il safari, lo sport estremo…). Scelgono le destinazioni che offrono valori coerenti con i loro desideri, stili di vita che possono rappresentare ciò di cui hanno bisogno, comunità di cui vogliono sentirsi parte. Non solo prendere qualcosa, che sia un souvenir, un granello di sabbia rosa o una fotografia. Per questo le destinazioni turistiche non possono essere miniere da sfruttare fino all’esaurimento. Le destinazioni turistiche devono essere calamite che attraggono per quello che sono, per l’essenza del loro modo di vivere, per il ritmo della vita di chi le abita. Scindere completamente l’esperienza del residente da quella del visitatore è un errore che non si può più fare».

 

 

 

 

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