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SDG n° 2: zero hunger e le sue interazioni con altri SDGs

27/10/2020

Diana Daneluz

Lavorare insieme: la ricetta proposta continua ad essere questa. In tutti i campi dell’agire, comunicativo e non, premia l’approccio intersezionale e, guarda un po’, la tessitura sociale. Il resoconto del webinar organizzato da Azione contro la Fame Italia con il patrocinio di FERPI.

Il webinar "SDG n° 2: zero hunger e le sue interazioni con altri SDGs" del 22 ottobre scorso, organizzato da Azione contro la Fame Italia per l’interessamento del nostro Orazio Ragusa Sturniolo e parte del variegato programma formativo per i soci Ferpi, ha avuto sicuramente il merito di offrire maggiore consapevolezza su entità, cifre, stime e natura del problema della fame, della malnutrizione, dell'insicurezza alimentare e vulnerabilità nel mondo e soprattutto sull'apparente allontanarsi, anche a causa del diffondersi della Pandemia da Covid-19, dell'obiettivo Zero Hunger del 2030. Forse apparente, perché, ad esempio, l'impegno concretamente messo in atto sul campo nelle diverse regioni del pianeta e quello assunto dalle realtà diverse presenti all’incontro - imprese, cooperative, organizzazioni, istituzioni, associazioni agroalimentari, fondazioni - permette uno sguardo se non ottimistico, almeno di positiva visione di azione comune diretta a raggiungere quei traguardi. L'impegno, cioè, per un approccio intersezionale e per un lavoro da fare insieme, attraverso le partnership più diversificate, verso una transizione ad un sistema alimentare, ma anche sociale e di opportunità lavorative e di crescita, sempre meno discriminante.


Qualche dato

Ha parlato di numeri Simone Garroni, Direttore generale di Azione contro la Fame, quelli di un fenomeno che coinvolge 650 mln. di persone, il 9% della popolazione mondiale. Un trend in crescita, visto che le stime parlano di 840 mln. nel 2030 e senza considerare l’aggravante pandemia. Affrontare questo problema vuol dire mettere mano ai cambiamenti climatici, al lavoro, alla povertà, ai conflitti, alla mancanza dell’acqua: tutte cause della malnutrizione diffusa.

Cogli l'attimo

È il suggerimento di Carmine Piacente, Presidente Commissione Politiche Europee del Comune di Milano e membro del Comitato europeo delle Regioni a Bruxelles, avvertendo che la negoziazione in corso in questi mesi tra le istituzioni europee per definire il nuovo quadro finanziario 2021-2027 è il momento rilevante per la costruzione di nuove partnership su obiettivi sostenibili verso il più grande di questi, Zero Hunger. È questo il momento di entrare nei processi decisionali UE su questi temi per i prossimi 7 anni, facendo sentire la propria voce attraverso le audizioni, ad esempio sul sostegno alla agroecologia dei piccoli agricoltori, così come quello alle iniziative per la riduzione dello spreco alimentare. Concretamente servono nuove regole e maggiori risorse finanziarie, ed è questa la direzione che deve prendere l’Unione Europea in accordo con i governi nazionali, ad esempio per una agricoltura sostenibile a misura d’uomo.

Pandemia e traguardi

La diffusione del virus a livello globale certo contribuisce ad allontanare per tutti i Paesi il raggiungimento integrale degli SGDS. La call to action che Daniela Bernacchi, Segretario Generale Global Compact Network Italia, si è sentita di fare è rivolta all’imprese, al loro ingaggio nelle attività sostenibili, di tutela del piccolo agricoltore, di lotta contro lo spreco alimentare. Aziende che possono fare molto, non solo investendo in tecnologie, ma soprattutto in processi, mettendo lo sviluppo sostenibile al centro della propria strategia di business. Come ribadito da Nicola Saldutti, responsabile della pagina economica del Corriere della Sera che ha moderato il talk, la priorità dell’alimentazione può essere una leva per lo sviluppo di altri processi di accelerazione della responsabilità non solo d’impresa, ma anche della buona Finanza, che ha tutti gli strumenti per accelerare anch’essa sul cambiamento.

Comunicare e tessere

Ne è convinta la Presidente Ferpi, Rossella Sobrero: necessario l’ingaggio delle imprese in questo lavoro comune di raggiungimento dei vari goals di sostenibilità, che sia capace di trasformare le personali sensibilità in azioni e prodotti concreti, attraverso la creatività, l’innovazione, le sinergie e le collaborazioni. Necessario il ruolo della comunicazione in questo ingaggio. Una comunicazione oggi in piena, necessaria, "metamorfosi", come ha ribadito più volte, un ruolo dei comunicatori e dei relatori pubblici quale emerso dai più recenti approfondimenti sull’evoluzione della professione, come "tessitori sociali”. Espressione immediatamente fatta propria dal moderatore, perché davvero appropriata a definire la visione proposta: le maglie larghe della rete, di tutte le reti, servono, ma forse non bastano. Occorrono trama e ordito per tessere il cambiamento. L’innovazione, in questo senso, non è legata solo alle nuove tecnologie, ma ai metodi.

Intanto, chi fa cosa

Ospiti del webinar diverse persone che lavorano sul campo in diverse parti del mondo, per conto delle loro organizzazioni, per offrire un concreto aiuto alle popolazioni. Da Mahadi Muhammad, Divisional Director Azione contro la Fame in Bangladesh, focus sulla necessità di prevenzione per la food security, ma anche di pensiero positivo ed attenzione alla mental health, in un momento in cui la pandemia ha ricordato anche ai più fortunati del pianeta la propria vulnerabilità. Dalla Colombia Maria Pia Ferrari, Cash Technical Coordinator Azione contro la Fame, denuncia per l’America Latina una crisi alimentare senza precedenti, aggravata dal Covid, con 29 mln. di nuovi poveri; 205 mln. di persone secondo le stime FAO vivono in insicurezza alimentare e 298 mln. in povertà, il 47% della popolazione. Tra queste, 1 bambino su 5 al di sotto dei 5 anni soffre in Colombia di malnutrizione cronica. Sembra difficile, qui, raggiungere l’obiettivo Zero Hunger nel 2030. Dalle parole ai fatti, il lavoro svolto qui ora è soprattutto rivolto al contrasto dell’emergenza Covid, offrendo informazione, contrastando la disinformazione, incentivando una corretta igiene, offrendo supporto per la salute mentale, distribuendo integratori per sostegno alle persone malnutrite. Da Madrid la testimonianza di Chiara Saccardi, Regional Desk – Head of Operation for Middle Est, sul lavoro però svolto da Azione contro la Fame in Medio Oriente, dove le difficoltà sociali, i problemi economici, i conflitti annosi, le difficoltà di accesso e di movimento generano una situazione estremamente complessa, con un accesso per le persone ai servizi di base limitato o compromesso fin dall’inizio dell’emergenza epidemiologica. Per quanto riguarda l’alimentazione, qui si sta per esempio intervenendo sulle pratiche nutrizionali, cercando di cambiare radicate abitudini, distribuendo ad esempio sostituti del latte materno.

Buone pratiche nostrane

Per Albino Russo, Direttore Generali di ANCC-COOP, la malnutrizione si combatte con le regole, molte risorse, l’impegno consapevole delle imprese tradotto in cambiamenti, in meglio, delle prassi aziendali. Per l’attuazione degli obiettivi dell’Agenda 2030 la Coop ha per esempio molti progetti in campo, che passano per la pratica del “dono”, in collaborazione – ecco le partnership – con 900 associazioni solidaristiche, con i soci Coop e i consumatori stessi; per il contrasto allo spreco alimentare (progetto “Buon fine”), con un’attività rivolta non solo ai clienti, ma a tutta la filiera; per modelli di consumo e di produzione sostenibili, attraverso un lavoro sulle persone per renderle consapevoli dell’esigenze espresse dall’Agenda 2030, In questa consapevolezza, è stata la sua chiosa ottimistica, la diffusione del Covid ha forse un suo portato come elemento di discontinuità che ha accresciuto la consapevolezza che occorra difendere l’ambiente e aumentare il livello di sostenibilità nelle nostre azioni, individuali e collettive. Come ha sottolineato Saldutti, dono e spreco sembrano parole opposte, ma sono lati di una medesima medaglia, che impone di aumentare da un lato e ridurre dall’altro. Per LAVAZZA il contributo di Veronica Rossi, Sustainability Reporting ad Foundation Lavazza Manager.  A proposito di caffè, ha ricordato, la Colombia produce il migliore al mondo; l’impegno preso è quello di aiutare le sue comunità a continuare a produrlo, ma conducendo nel contempo una vita dignitosa, al riparo dall’insicurezza alimentare. Lavazza lo fa attraverso una Fondazione le cui azioni in 17 Paesi e verso 100mila produttori in tutto il mondo, sono attente alla diversità delle culture e indirizzate a progetti di agricoltura intelligente che siano buoni per l’ambiente e per le comunità. Quello che distingue le Fondazioni è la loro libertà d’azione, ma anche un approccio multi-stakeholders al problema, che preveda non solo un ruolo di erogazione di aiuti economici, ma soprattutto di messa a sistema di diversi tipi di capitale – intellettuale, sociale, relazionale, oltre che finanziario – e di svecchiamento degli strumenti obsoleti fin qui utilizzati, in un’ottica di supporto al cambiamento sistemico nel lungo periodo che si può tradurre nell’accogliere la complessità in un approccio intersezionale. Sulla stessa lunghezza d’onda Raffaele Izzo, Responsabile partnership Fondazione Terres des Hommes Italia, che è concentrata in Italia sulla distribuzione di cibo “fresco” e sulla ricerca di soluzioni in sinergia con altre realtà come ad esempio il Lab di Francesco La Saponara, per una “spesa sospesa” – tradizionale metodo di sostegno – che si realizza però attraverso una piattaforma che utilizza una tecnologia blockchain di tracciabilità degli alimenti a garanzia della sicurezza degli utenti finali. Tra le altre esperienze virtuose raccontate quelle di Eugenio TangerinieSilvia Gazzotti, Relazioni esterne e attività di Rsi di BPER Banca, di Stefania Mancini, Vicepresidente Assifero e membro effettivo del Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo, di Cecilia Bartolucci, Presidente Comitans, di Giovanni Mellone,  Flying Technical Advisor Employability for missions Azione contro la Fame.

Work in progress…

Molto si è fatto, molto si sta in concreto facendo, moltissimo resta ancora da fare. C’è da farlo insieme, e questa è la lezione più grande che, forse, stiamo imparando.

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