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Verona: Oscar di Bilancio, occasione per riflettere sul futuro delle imprese

03/11/2020

Rossella Sobrero

Per le imprese la ricerca del profitto non può più prescindere da un loro positivo impatto sul territorio. Molto importanti sono anche i temi dell’inclusione e quello dei portatori di interesse, che non sono più solo gli azionisti, ma vanno considerati in senso molto più ampio. Un tema cruciale non solo per le azienda ma anche per il mondo accademico che, in un futuro prossimo, dovrà far convergere queste discipline all’interno dei corsi di laurea. Ne è convinto il Rettore dell'Università Bocconi, Giammario Verona, intervistato da Rossella Sobrero.

L’Università Bocconi è con Borsa Italiana e FERPI promotore dell’Oscar di Bilancio. Quali sono i valori promossi dal premio che ritiene più importanti?

Nel corso degli anni siamo passati da una concezione in cui la focalizzazione del bilancio era essenzialmente il profitto a una dimensione molto più complessa, una vera svolta culturale, in cui si guarda a 360° l’impatto e il valore che le aziende creano rispetto a tutti gli stakeholder: dai lavoratori ai consumatori. La comunicazione del bilancio assume in questo contesto evolutivo un particolare valore perché sdogana il bilancio da semplice documento contabile per inserirlo nella più ampia narrativa aziendale. L’Oscar di Bilancio, riconoscendo e divulgando le best practice, diventa quindi un’occasione fondamentale per riflettere sul futuro delle imprese.

Le imprese sono sempre più consapevoli del loro ruolo sociale: anche nei bilanci candidati all’edizione 2020 dell’Oscar di Bilancio è apparso evidente questo trend. Qual è la sua opinione?

Nel mondo contemporaneo si è affermata un’idea di capitalismo sostenibile, di una creazione di valore che si sviluppi spontaneamente attorno al concetto di Esg (Environmental, Social and Governance). Le strategie aziendali e le loro messe a terra pongono grande attenzione all’ambiente. Per le imprese la ricerca del profitto non può più prescindere da un loro positivo impatto sul territorio. Molto importanti sono anche i temi dell’inclusione e quello dei portatori di interesse, che non sono più solo gli azionisti, ma vanno considerati in senso molto più ampio. La spinta è arrivata dai consumatori, sempre più attenti e consapevoli che con i loro acquisti e abitudini di consumo possono influenzare le imprese e le loro strategie.

In una recente intervista ha dichiarato che è necessario ripensare il business model delle università italiane. Quali saranno le sfide più difficili da affrontare in futuro per il mondo della formazione? Quali le direttrici su cui Bocconi lavorerà nei prossimi anni?

Le università sono state brave in questi anni a introdurre corsi su temi come la sostenibilità, l’etica, l’inclusione. Adesso la prossima sfida di carattere scientifico e accademico sarà far convergere queste discipline all’interno dei vari corsi di laurea, creare una vera e propria integrazione tra di essi. Un altro tema fondamentale è quello del digital: questo anno ha insegnato a tutti quanto la digital transformation non sia più procrastinabile. La didattica in presenza è un valore fondamentale che il digitale, se ben utilizzato, può esaltare. Se per esempio utilizziamo la didattica a distanza o le librerie presenti sul web, sempre più ricche, per trasferire ai nostri studenti i contenuti teorici e più ripetitivi, liberiamo ore per sfruttare la didattica in presenza per le attività a più alto contenuto esperienziale e di interazione. In Bocconi proprio a partire dall’esperienza avviata negli ultimi due anni e accelerata durante il lockdown stiamo ridisegnando il modello didattico con l’obiettivo di potenziare la capacità di insegnamento e apprendimento.

 

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