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L’incontro al centro di InspiringPR 2017  

12/01/2017

Sergio Baraldi

Sarà l'incontro il tema centrale dell'edizione 2017 di InspiringPR, l'evento organizzato da Ferpi, in programma il 20 maggio a Venezia. Una scelta che prosegue la riflessione dell’anno passato sulla stessa area semantica del dialogo.

 

La decisione di dedicare il prossimo appuntamento di InspiringPR – a Venezia il prossimo 20 maggio – all’incontro conferma l’interesse di Ferpi a riflettere attorno al sistema sociale contemporaneo, caratterizzato da un crescente collegamento tra reale e virtuale.

Incontro, infatti, deriva etimologicamente dalla parola latina che indica uno “stare di fronte”, un movimento “in direzione di”, che nel linguaggio sociologico moderno potremmo tradurre con interazione, relazione. C’è da segnalare che questa scelta prosegue la riflessione dell’anno passato sulla stessa area semantica del dialogo. Esiste un legame di complementarietà tra dialogo e incontro. Se il primo pone in rilievo forma e contenuto dell’interazione, lo scambio di informazioni tra individui, il secondo insiste sulla relazione e sulla interazione che l’incontro presuppone.

Il tema, quindi, è centrale e si presta a molte interpretazioni. Dal punto di vista di Ferpi, le domande riguardano il ruolo e valore dell’incontro nella comunicazione. È proprio la complessità che subito si manifesta, a rendere interessante la proposta di InspiringPR. L’incontro è stato sempre nella storia dell’uomo un atto fondamentale per conoscere se stessi e l’altro. Le scienze sociali oggi sembrano convergere su un punto: gli individui e il contesto o ambiente vivono tra loro una relazione sistemica.

In questo quadro, l’incontro acquista un nuovo senso, perché implica chiedersi quali strategie vengono messe in atto e quali effetti producono. La comunicazione, con la svolta pragmatica, slitta dal solo “dire” al “fare”, in gioco cioè non vi è solo un passaggio di informazioni tra soggetti, ma un’azione tesa a determinare risultati. Per l’incontro come per la comunicazione, l’attenzione si sposta dalla dimensione contenutistica a quella strategica.

L’interazione tra il reale e il virtuale rende ancora più interessante l’argomento visto che oggi le persone gestiscono senza soluzione di continuità relazioni dentro e fuori gli ambienti di rete. Si va verso un definitivo superamento della contrapposizione off line-on line della rete. Sappiamo che i canali con cui ci teniamo in contatto con gli stessi interlocutori sono ormai molteplici, a seconda del contesto, della disponibilità di tempo, dei contenuti da veicolare, della temporanea disposizione individuale. Non pare esservi ormai frattura, discontinuità tra l’esperienza on e off line. Semmai si può parlare di differenti modulazioni della propria rete personale. L’incontro come nodo del nostro network relazionale si articola in entrambi i campi, attraverso le diverse modalità mediate o non mediate. Il percorso di costruzione identitaria è un percorso che non termina mai. Il mondo on line offre materiale aggiuntivo per la nostra autobiografia e per le narrazioni di noi stessi. Ma le proiezioni identitarie che mettiamo in campo off e on line, contribuiscono a comporre il quadro che chiamiamo identità. Questa dinamica aiuta a comprendere come l’identità sia in misura crescente un dato anche relazionale. E come l’incontro con l’altro, come spiega la psicologia, ci aiuta a definire chi siamo e come costruiamo il nostro Sé.

L’oscillazione che sperimentiamo tra porzioni di network personali e forme di identità multipla, da una parte rappresentano un adattamento alla complessità e mutevolezza del mondo contemporaneo, dall’altra possono destabilizzare il comportamento individuale. La frammentazione individuale, infatti, si fa frammentazione sociale e si riduce la forza produttiva della struttura sociale. Diventa rara l’empatia, cioè la capacità di sentire come gli altri, che può tradursi in incapacità di creare fiducia sociale. Il rischio, quindi, è che il vissuto delle persone, che passeranno sempre più tempo negli ambienti digitali, cambi perché muta il nostro modo di farne esperienza. L’incontro si trova al centro di questa grande trasformazione. Perché è attraverso di esso (sul lato relazionale) e dell’empatia (sul lato emozionale) che si può superare la propria sfera personale e ci si può aprire all’alterità in un processo di costruzione collettiva. Senza incontro non c’è società empatica. Senza società empatica c’è solo il mercato.

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