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Anche la comunicazione si sottopone al Covid test

03/02/2021

Redazione

La 15esima edizione dell’European Communication Monitor indaga gli effetti della pandemia sulla professione, nel breve e nel lungo periodo. La ricerca, la più estesa al mondo dedicata alla comunicazione e alle RP, partita il 1° febbraio, si concluderà il 6 marzo.

La pandemia sta trasformando il mondo della comunicazione? E in che modo? E quando sarà finita, quali sfide si troveranno ad affrontare i professionisti del settore? E ancora: a che punto è la digitalizzazione e quali sono le questioni strategiche da affrontare nei prossimi anni?  Sono alcune delle domande di fondo alle quali cerca risposta nell’edizione 2021 l’annuale European Communication Monitor, la più estesa ricerca al mondo dedicata alla comunicazione e alle RP, partita il 1° febbraio per concludersi il 6 marzo.

Come ogni anno la ricerca - aperta al contributo degli operatori di oltre 40 Paesi europei - indaga in un articolato quanto agile questionario (della durata massima di 12 minuti e del tutto anonimo) le tendenze della professione e tutti gli aspetti, sia contenutistici sia organizzativi, legati alle attività dei comunicatori e degli operatori di Relazioni Pubbliche.

Nell’edizione 2021, lo studio, realizzato da EUPRERA (European Public Relations Education and Research Association) e dall’EACD (European Association of Communication Directors) con il supporto del Centro CECOMS (Center for Strategic Communication IULM) si concentra su alcune tendenze già in atto da tempo, che la pandemia ha enfatizzato. In particolare, con l’ECM 2021 i professionisti, appartenenti a tutti i settori e a tutti i livelli di carriera, hanno la possibilità di confrontarsi sui temi più dibattuti sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria quali la digitalizzazione e le infrastrutture digitali nelle comunicazioni, le videoconferenze e gli eventi virtuali.

“Si tratta di questioni solo apparentemente tecniche o di natura strumentale – spiega Stefania Romenti, President elect di EUPRERA e direttrice del Centro di ricerca per la comunicazione strategica (CECOMS) dell’Università IULM –. Nella sostanza i temi della ricerca 2021 toccano il cuore delle trasformazioni della professione, che la pandemia ha sicuramente accelerato. Per forza di cose, solo per citare uno degli aspetti più evidenti, le relazioni virtuali hanno preso il sopravvento sull’interazione diretta e in persona, con effetti spesso più profondi di quanto si possa pensare. Si tratta di capire che cosa accadrà a pandemia finita e quanto dell’esperienza di questi mesi sopravvivrà e quanto invece sarà stato solo frutto di adattamento alle circostanze, sia nelle modalità relazionali sia negli aspetti più sostanziali, come la produzione dei contenuti e la loro distribuzione”. 

Del resto, l’ECM, che ogni anno dal 2006 raccoglie opinioni ed esperienze di oltre 2300 professionisti del settore in tutta Europa, si è subito imposto come uno strumento fondamentale per capire l’evoluzione della professione e per confrontarne i cambiamenti nel tempo, oltre che per comprendere le differenze tra i vari paesi. Oggetto della ricerca sono, infatti, non sono solo i temi di stretta attualità legati alla comunicazione e alle RP, ma anche questioni più generali come i ruoli futuri degli operatori della comunicazione, le questioni strategiche della professione, l’incessante trasformazione delle organizzazioni e del contesto competitivo. La prospettiva dell’indagine, inoltre, è sia esterna sia interna alle organizzazioni ed esplora tanto le dinamiche nelle relazioni con gli stakeholder quanto  quelle che si producono negli specifici contesti, siano essi agenzie o dipartimenti comunicazione di aziende private, realtà pubbliche o del settore non profit.

L’Italia sin dalle origini del progetto ha dato sempre un generoso contributo: i professionisti italiani sono, infatti, tra i più numerosi a rispondere all’indagine e tra i più attivi negli eventi di presentazione e nei dibattiti. “Anche quest’anno", annuncia Romenti, "dopo la presentazione dei risultati internazionali fissata per maggio, il rapporto di ricerca italiano verrà discusso e analizzato in confronti tra ricercatori e professionisti, in modo da stimolare la riflessione degli operatori e la consapevolezza dei cambiamenti in atto”. 

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