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Caglio: la diversity è non solo un valore, ma crea valore

23/09/2021

Rossella Sobrero

Da anni partecipa all’Oscar di Bilancio anche come team leader di una Commissione di valutazione. Per l’edizione 2021, Ariela Caglio avrà il compito di gestire la Commissione che dovrà valutare i bilanci delle aziende che si candidano nella categoria dedicata alle Medie e piccole imprese non quotate.

Quali sono i valori promossi dal premio che ritiene più importanti?

L’Oscar di Bilancio ha l’obiettivo di valorizzare la rendicontazione intesa come comunicazione e non come semplice informativa, e promuove la cultura della trasparenza. Il premio è uno stimolo ad andare oltre la pura compliance, e mira a dare visibilità a tutte quelle società che vivono la rendicontazione non come un obbligo, bensì come un’opportunità, non come un semplice “costo” ma come un investimento, ponendo particolare attenzione all’evoluzione delle prassi di reporting. Puntare su trasparenza e innovazione nella rendicontazione è una scelta strategica: sono valori intangibili che si traducono in benefici tangibili per le società, non solo per quelle grandi e quotate. Mi occupo da tempo di disclosure finanziaria e di sostenibilità e le ricerche in materia dimostrano che all’aumentare della qualità dei report aziendali aumenta anche la qualità del dialogo con il mercato dei capitali e con gli stakeholder e la qualità dei processi decisionali interni. L’Oscar di Bilancio vuole essere uno dei motori di questo circolo virtuoso.

A suo parere quali sono oggi le maggiori sfide per chi si occupa di rendicontazione?

Le sfide principali sono due. La prima riguarda l’evoluzione del contesto della rendicontazione. Chi si occupa di reporting si trova a dover fronteggiare uno scenario variegato, caratterizzato da una commistione tra diversi mondi rappresentati dal bilancio “tradizionale”, dalla reportistica della sostenibilità, dall’Integrated Reporting, dalla DNF, e da altri framework come l’impact reporting o l’SDG reporting. Per le organizzazioni sta diventando sempre più importante comunicare, raccontare in maniera convincente la propria realtà a un pubblico ampio, spesso internazionale ed esigente. Il bilancio non è più solo un modo di rendicontare il passato, ma anche il mezzo per raccontare il futuro, la missione, le responsabilità sociali dell’azienda e, quindi, costruire la propria credibilità. Il bilancio diventa, così, anche un’occasione per ripensare regolarmente il proprio modello di business, la propria strategia, uno strumento per rimettersi in gioco, e trasformarsi.

Esiste, quindi, una tensione fra la necessità di sviluppare una rendicontazione “su misura”, che rappresenti per le aziende una vera e propria scelta di identità, e la spinta verso la standardizzazione impressa dai regulator, come dimostrano i recenti sviluppi in materia di reporting di sostenibilità in Europa, con la Corporate Sustainability Reporting Directive, e nel mondo. Gli esperti della rendicontazione dovranno essere in grado di proporre soluzioni efficaci che possano bilanciare queste due esigenze contrapposte.

In questo scenario, la seconda sfida, che definirei anche una grande opportunità, è rappresentata dalle tecnologie digitali. I nuovi report “di frontiera” sono web-based, interattivi e customizzabili (gli utenti possono selezionare da una ampia base dati solo le informazioni di cui hanno bisogno, elaborando grafici e creando una versione personalizzata del report aziendale). Un maggiore uso della tecnologia per la rendicontazione aumenta la tempestività e la rilevanza delle informazioni, nonché lo stakeholder engagement. Le tecnologie digitali, se ben utilizzate, consentono alle aziende di sperimentare nuovi modi di comunicazione con i propri stakeholder e trasformano il modo in cui gli stakeholder interagiscono con le aziende. Anche i social media possono essere impiegati per comunicare alcuni contenuti dei report aziendali e per confrontarsi direttamente e in tempo reale con gli stakeholder. È quindi importante riconoscere che il bilancio si inserisce in un ecosistema di scambi comunicativi che vanno gestiti e presidiati in maniera armonica. Gli esperti di rendicontazione dovranno fare i conti con il progressivo smantellamento di un modello di reporting in cui le aziende definiscono in modo univoco che cosa sia il valore e come misurarlo secondo una logica di comunicazione ‘push’, a vantaggio di un modello in cui sono i diversi stakeholder a esprimere molteplici nozioni di valore e sostenibilità secondo un modello ‘pull’, attingendo informazioni da molteplici fonti al di là dei tradizionali report aziendali.

Per concludere, una domanda più generale. Qual è la situazione della presenza femminile nei board delle quotate italiane?

La presenza femminile negli organi sociali delle quotate italiane, alla fine del 2020, arriva quasi al 39% degli incarichi. Una buona notizia, anche perché, come conferma Consob, la diversity ha portato nei board risorse con età media più bassa e titoli di studio più alti, e appare correlata a performance aziendali migliori. Recenti studi suggeriscono che la diversità di genere nei Consigli di Amministrazione ne potenzia il ruolo di monitoraggio, migliorando la qualità della governance aziendale. Siedo nel board di una quotata e questo è un tema che mi è molto caro: la diversity è non solo un valore, ma crea valore. E questo andrebbe riconosciuto a tutti i livelli, mentre, purtroppo, il gender pay-gap, definito dalla consigliera per il programma di sviluppo delle Nazioni Unite Anuradha Seth, “il più grande furto della storia”, è un dato di fatto, e non solo nel nostro Paese, dove la recessione innescata dal Covid ha consolidato la disuguaglianza retributiva tra uomini e donne. Mi auguro di vedere, in un vicino futuro, più donne in ruoli esecutivi apicali (tra le 100 aziende a più alta capitalizzazione a Piazza Affari, le donne a capo di grandi aziende italiane sono tante quante i CEO di nome “Carlo”) che sono quelli che possono davvero ispirare e realizzare un cambiamento sostanziale a vantaggio di una maggiore inclusività, intesa, tra l’altro, non solo come diversità di genere.

 

 

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