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Canada: i giornalisti danno il voto ai relatori pubblici

13/07/2004
I risultati di una ricerca condotta lo scorso maggio dicono che circa la metà dei giornalisti canadesi è soddisfatta del lavoro dei cugini relatori pubblici. Porter Novelli Canada e Canada NewsWire hanno inviato un questionario, via posta elettronica, a 3.400 professionisti dell'informazione. Di questi, 321 hanno risposto.
Ai giornalisti è stato chiesto di valutare il lavoro dei comunicatori aziendali secondo cinque livelli: A per 'eccezionale', B per 'buono', C per 'soddisfacente', D per 'insoddisfacente', F per 'bocciato'. Il 54 per cento dei giornalisti ha scelto C quando si è trattato di dare un giudizio sull'utilità e sull'accuratezza delle informazioni loro fornite dalle aziende. E il livello C è stato il più gettonato (49 per cento) in relazione alla domanda "Quanto sono onesti i portavoce delle società con i media?". La qualità dei comunicati stampa è stata giudicata soddisfacente dal 44 per cento degli intervistati e buona dal 16 per cento.
Il questionario prevedeva inoltre una risposta libera: elencare gli errori commessi più spesso dai portavoce delle aziende nel relazionarsi coi media. La lamentela più comune tra i giornalisti è che i relatori pubblici bloccano l'accesso agli alti livelli delle aziende: i manager, invece, potrebbero fornire storie interessanti da raccontare. "Invece di istruire i dirigenti a rapportarsi con la stampa, incoraggiano il senior management a nascondersi dietro ai portavoce aziendali". Altre pecche sarebbero una certa arroganza, la mancanza di rispetto per le scadenze dei giornali, il non afferrare cosa sia una notizia di pubblico interesse: "Danno per scontato che, se ce ne parlano, siamo obbligati a scrivere di loro, coprire i loro eventi".E ancora: evitare le domande o fornire risposte evasive, soprattutto nei momenti di crisi, e utilizzare un linguaggio poco chiaro.
I risultati completi della ricerca sono a questo indirizzo (http://www.porternovelli.ca/survey/journalist/results.htm). Da segnalare, infine, che i giornalisti preferiscono decisamente ricevere i comunicati stampa via posta elettronica (87 per cento) e non amano i siti aziendali non aggiornati.
Simona Campanella - Totem
Fonte: O'Dwyer's PR Daily

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