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Certificazione: al via procedura di definizione della norma UNI

#MercatoLavoro

25/02/2019

Rita Palumbo

È iniziato il 28 febbraio l’iter di definizione della norma UNI per la certificazione del Comunicatore Professionista. Un impegno di Ferpi per il riconoscimento internazionale della professione. Rita Palumbo ospita nella sua rubrica un intervento di Eliana Lanza, coordinatrice per Ferpi del Gruppo di Lavoro UNI.

di Eliana Lanza

In un contesto sociale ed economico nel quale la professione del Comunicatore sta precisando sempre meglio la sua peculiarità nel variegato universo dell’informazione, l’avvio della procedura di definizione della norma UNI, che definisce le caratteristiche del Comunicatore Professionista, assume un particolare significato anche per i relatori pubblici.

In sede UNI il 28 febbraio scorso si è riunito infatti il Gruppo di lavoro presieduto da Ferpi che ha il compito di determinare - attraverso indicatori di conoscenza, abilità, competenza e titoli di esperienza - i requisiti che descrivono il Comunicatore professionista. E’ attraverso la Norma così definita che i comunicatori potranno ottenere la certificazione della professione valida a livello internazionale.

Per Ferpi significa completare il percorso di valorizzazione della professione iniziato con il riconoscimento di conformità alla Legge n.4/2013 − che ha disciplinato le professioni non organizzate in Ordini o Collegi e prevede l’autoregolamentazione volontaria per la qualifica delle figure professionali. Prevedere che un’attività lavorativa possa essere qualificata anche attraverso la certificazione delle figure professionali, rilasciata da un organismo accreditato (Accredia, ente unico di accreditamento per gli organismi di certificazione), in conformità alla norma UNI definita per quella specifica funzione, rappresenta una novità per il panorama legislativo italiano in materia di professioni.

Si passa infatti da un approccio di tipo amministrativo, basato sul sistema ordinistico o comunque su procedure autorizzatorie, ad un approccio diverso, più legato al mercato.

La certificazione di parte terza da parte di un organismo accreditato rispetto a un’attestazione rilasciata unilateralmente ai propri soci da un ordine, pur prestigioso, determina un cambio di paradigma. Significa assumere come discriminante di qualità una deontologia che dà valore alle garanzie per gli utenti e per il proprio mercato di riferimento sul servizio prestato.

Per Ferpi aderire a una logica di posizionamento, che volge l’attenzione agli stakeholder, al mercato e ai decisori, è coerente con quanto svolto a sostegno della professione negli ultimi 50 anni, una conferma di quanto i professionisti che si riconoscono nella nostra associazione hanno perseguito nelle loro attività.

Quindi in un mercato dell’informazione con confini labili e con problemi reali di riconoscimento della veridicità poter ottenere una certificazione riconosciuta come indicatore di qualità del servizio erogato all’interno del settore e a livello internazionale, rappresenta un punto di svolta destinato a designare una linea di demarcazione nell’identificazione del Comunicatore professionista come soggetto focale nei processi comunicativi di aziende, enti, associazioni.

L’impegno di Ferpi per far sì che la Norma UNI di riferimento risponda con efficacia alle composite professionalità che possono identificarsi nel profilo di Comunicatore professionale è iniziato da una richiesta di riflessione corale sulle definizioni di ruolo attualmente utilizzate con l’intenzione di applicarle allo schema normativo. Nel primo step del percorso -  la scheda pre-normativa approvata a fine gennaio -  il ruolo del comunicatore professionale è definito come un'attività manageriale a forte contenuto intellettuale, finalizzata alla definizione di obiettivi di comunicazione come asset strategico di sviluppo di istituzioni, organizzazioni pubbliche, private e non profit e di persone fisiche.  Questo il punto fermo dal quale declinare i profili e le funzioni dei comunicatori con particolare attenzione a creare rispondenza tra quanto effettivamente richiesto e applicato dal mercato e quanto la Norma prescrive e a una corretta descrizione anche delle nuove professionalità che l’utilizzo dei canali digitali ha creato.

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