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Comunicare le Smart City: vietato improvvisare

18/04/2012

È l’imperativo che è emerso durante l’incontro organizzato dalla delegazione Ferpi Liguria. Il caso di Genova, del futuro smart delle città e del ruolo della comunicazione sono stati al centro del dibattito.

Dalle nuove sfide energetiche alle perenni difficoltà infrastrutturali, passando per il dissesto idrogeologico del territorio, il tessuto urbano italiano vive tra necessità di modernizzazione e crisi di fiducia e consenso, innanzitutto verso la rappresentanza politica.
Superfluo rimarcare quanto la comunicazione – intesa nel suo significato originale di “messa in comune” – assuma un valore strategico nella facilitazione delle scelte da compiere e nella costruzione di “ponti” tra gli interessi contrastanti e spesso conflittuali in campo.
Le città che investono in politiche ambientali coraggiose utilizzano la leva della comunicazione come motore per facilitare quel patto tra amministratori, mondo economico e cittadinanza, essenziale per superare i tanti ostacoli presenti sulla strada che porta alla sostenibilità.
Una tecnologia al servizio dei cittadini, una spiccata attenzione al tessuto sociale e nuove opportunità di lavoro nate in seguito alle collaborazione tra industria, Comune, Università e Enti di ricerca. Il tutto condito con ascolto, dialogo, sensibilizzazione, educazione e partecipazione.
Questa la ricetta della tavola rotonda Smart city: un esempio di comunicazione, partecipazione, competitività, che si è svolta lo scorso 12 aprile a Palazzo San Giorgio, a Genova, organizzata da Ferpi Liguria e condotto da Sabina Alzona, delegata regionale della Federazione e Responsabile della Comunicazione Interna di ERG SpA. Un incontro in cui i relatori hanno raccontato cosa significa costruire una Smart City e in che modo Genova ci sta riuscendo.
Paola Girdinio, coordinatrice del Comitato Tecnico-Scientifico Genova Smart City ha sottolineato come la carta vincente per una città che vuole intraprendere il percorso per diventare “intelligente” sia stata la costituzione dell’Associazione Smart City che, nel caso di Genova, ha visto l’unione delle risorse pubbliche e private, rendendo così possibile una collaborazione molto stretta tra il mondo dell’industria, dell’amministrazione comunale, dell’Università e diversi enti di ricerca: “è per questo che oggi la nostra esperienza è presa come esempio dalla Comunità Europea”. Grande importanza e valore al ruolo delle piccole e medie imprese che ricoprono un posto centrale nel tessuto sociale italiano, e che hanno trovato uno spazio, il distretto scientifico tecnologico, dove unire le forze e dimostrare le loro potenzialità. “Per quanto riguarda la città di Genova – ha raccontato Paola Girdinio – il progetto è partito proprio dal porto, dove abbiamo cercato di trasferire tutte le nostre idee smart. In fin dei conti, il porto è una città-nella-città”.
Il Porto di Genova, con il suo piano energetico e ambientale, si sta preparando infatti a diventare un “laboratorio” per le energie alternative: da quelle tradizionali, come il fotovoltaico o l’eolico, sino a quelle più innovative, come la possibilità di ricavare energia dal moto ondoso. A raccontare quest’esperienza è stato Giuseppe Canepa, responsabile ambiente dell’Autorità Portuale di Genova. “Il piano energetico del Porto di Genova ha una caratteristica particolare – ha spiegato Canepa – e cioè quella di “indagare”, prima di effettuare l’intervento più idoneo. Nel piano abbiamo fatto un censimento delle principali energie intelligenti, dal solare e l’eolico, passando per l’idrotermico (ancora in fase di studio) fino agli strumenti più innovativi, come appunto l’energia ricavata dal moto ondoso, per il quale abbiamo un prototipo sulla diga foranea che ci permetterà di capire se l’energia dalle onde può essere un’ipotesi percorribile su tutta la diga".
Mario Lazzeri, direttore commerciale D’Apollonia e project manager di Smart City a Genova, ha messo in luce l’importanza dell’adesione al progetto delle oltre 60 imprese che, sin dal momento della costituzione dell’associazione Genova Smart City, si sono volute impegnare per ridurre i consumi energetici e trovare soluzioni innovative per la gestione dei cambiamenti climatici. Per Lazzeri “quello che manca oggi è un istituto finanziario solido dietro a progetti come questo” anche se con l’ingresso di Unicredit nel progetto, qualcosa inizia a muoversi anche su questo fronte.
Genova, dunque, è pronta a condividere la sua più che positiva esperienza. Uno dei punti fondamentali evidenziati anche nell’introduzione di Sergio Vazzoler, delegato Ferpi alla Comunicazione Ambientale e senior partner Amapola, sta proprio nel “cercare di facilitare la circolazione e la condivisione delle buone pratiche per ottimizzare i processi ed evitare di ripetere gli errori. Per farlo è necessario trovare il giusto matching tra il progetto e i bisogni/priorità delle comunità. E questo lo si può fare solo attivando delle attività di ascolto partecipato e dialogo, per favorire e stimolare le relazioni e la partecipazione”. Le best practice internazionali di Amsterdam, Aarhus e Portland e le attività avviate dal Comune di Bergamo in collaborazione con l’aeroporto di Orio al Serio, ci insegnano che “non è sufficiente realizzare una città intelligente e che la tecnologia deve essere solo lo strumento. Quello che è necessario è educare e sensibilizzare i cittadini, per trasformare il tessuto sociale in una smart community, dove la comunicazione svolge il ruolo di “collante” tra partner privati, decisori pubblici e cittadini smart”.

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