Redazione
La responsabilità di rendere visibile ciò che orienta lo sguardo. FERPI a Fotografia Europea 2026: informazione, algoritmi e intelligenza artificiale nella costruzione dello sguardo contemporaneo
Chi decide ciò che vediamo? E, soprattutto, cosa resta invisibile nell’epoca degli algoritmi, dell’intelligenza artificiale e della sovrabbondanza informativa?
Da queste domande ha preso avvio “Comunicare l’invisibile”, l’incontro promosso da FERPI – Federazione Relazioni Pubbliche Italiana nell’ambito di Fotografia Europea 2026, dedicato ai temi della comunicazione responsabile, dell’informazione e dell’impatto delle tecnologie digitali nella costruzione dell’immaginario collettivo. Una riflessione che ha attraversato geopolitica, giornalismo, fotografia, memoria e innovazione tecnologica, mettendo al centro il rapporto tra potere, rappresentazione e responsabilità.
L’appuntamento FERPI, promosso e organizzato in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna e Geopolis, ha riunito giornalisti, professionisti della comunicazione, studiosi e rappresentanti del mondo accademico per una riflessione condivisa sul ruolo di immagini, linguaggi, algoritmi e intelligenza artificiale nella definizione delle percezioni contemporanee.
Ad aprire i lavori sono stati Filippo Nani, Presidente FERPI, Stefania Palazzo, Ufficio Stampa e Promozione Fondazione Palazzo Magnani, e Silvestro Ramunno, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna, che ha richiamato il valore della responsabilità e della deontologia nell’età dell’algoritmo, sottolineando la necessità di interrogarsi sull’architettura dell’infosfera contemporanea, sul valore della mediazione e di riaffermare il ruolo di un’informazione rigorosa, consapevole della differenza tra ciò che è vero e ciò che è solo convincente, trasparente e orientata al bene pubblico.
Moderato dalla giornalista, fotoreporter e giurista Eleana Elefante, il primo panel ha affrontato il tema delle intelligenze artificiali come strumenti non neutri, inseriti in relazioni di potere che influenzano il modo in cui comprendiamo il mondo.
Michele Mezza, giornalista, scrittore e autore di “Guerre in codice”, ha riflettuto sull’impatto delle intelligenze artificiali (perché non ne esiste una sola) sui sistemi democratici e sulle nuove sfide che abbiamo davanti. E in un contesto in cui le stesse tecniche di profilazione utilizzate nel marketing vengono impiegate anche in ambito militare, la sfida diventa comprendere che la tecnologia è relazione, è gerarchia sociale, è capire veramente “chi comanda”. Bisogna essere consapevoli che un “ghepardo può essere controllato solo da un altro ghepardo”.
Alberto Pagani, docente di geopolitica e geostrategia all’Università di Bologna, ha approfondito il tema della guerra cognitiva, descrivendo una guerra cognitiva che utilizza algoritmi e pratiche di profiling per influenzare emozioni, percezioni e volontà politica. Se il nuovo campo di battaglia è la mente, la risposta non può essere soltanto normativa: servono alfabetizzazione digitale, consapevolezza critica e formazione diffusa, a partire da chi educa e informa.
Attraverso il linguaggio delle immagini, Annalisa Vandelli, fotoreporter, giornalista e scrittrice, ha richiamato l’importanza dell’alfabetizzazione visiva e della capacità di leggere le fotografie non come semplici documenti di realtà, ma come punti di vista. Il compito del racconto fotografico, ha osservato, è spesso quello di rendere visibile ciò che tende a rimanere ai margini, recuperando quella dimensione di relazione e di “corpo a corpo” umano che nessuna tecnologia può sostituire.
Carmen Lasorella, giornalista, anchor woman, scrittrice e corrispondente di guerra, ha portato una riflessione sui temi della guerra ibrida, della vita reale e dei “fantasmi dell’incomunicabilità”. Ha posto l’attenzione sulla responsabilità dell’informazione nella costruzione dell’immaginario contemporaneo. Dalle narrazioni sui conflitti alle forme di polarizzazione che attraversano il dibattito pubblico, fino all’utilizzo sperimentale dell’intelligenza artificiale in ambito militare, Lasorella ha evidenziato come omissioni, silenzi e selettività mediatica contribuiscono a determinare ciò che viene percepito come rilevante e ciò che resta invisibile. In questo scenario, ha ribadito, l’alfabetizzazione digitale e il rafforzamento del giornalismo investigativo, delle redazioni come squadre che rappresentano strumenti essenziali per difendere l'umanità, l'autonomia di giudizio e la capacità critica nell'età degli algoritmi. Non ultimo, ha trattato il gender bias.
La seconda parte dell’incontro ha spostato l’attenzione sul rapporto tra memoria, territori, educazione e responsabilità sociale dell’informazione.
Davide Nitrosi, vicedirettore di QN – Quotidiano Nazionale e Quotidiano.net, ha evidenziato come il giornalismo territoriale possa ancora rappresentare uno spazio privilegiato di interpretazione della realtà. Attraverso l’attenzione alle comunità, alle persone e alle conseguenze concrete degli eventi, il racconto giornalistico mantiene una capacità di prossimità e comprensione.
Maria Chiara Rioli, professoressa associata del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali di Unimore, ha affrontato il tema delle “voci invisibili” e della necessità di un’etica della narrazione storica. Ha riflettuto sul ruolo della memoria e degli archivi, sottolineando come la loro conservazione, selezione o distruzione non sia mai un atto neutrale. Dare voce alle storie marginali e custodire le tracce delle comunità significa preservare identità, culture e diritti, contrastando i processi di cancellazione e invisibilizzazione.
Lorenzo Cavazzini e Arianna Solmi di Studio944, insieme a Giulia Bergami, hanno presentato “Prima che scoloriscano”, progetto podcast dedicato alla memoria collettiva e alla conservazione delle storie quotidiane attraverso le voci e i ricordi delle generazioni più anziane. Un lavoro che nasce dalle relazioni umane e dall’ascolto, riconoscendo nella voce uno strumento prezioso per conservare emozioni, ricordi e patrimonio culturale.
Federica Manzoni, direttrice Sustainability & Quality Certification di WINDTRE, ha affrontato il tema del benessere digitale e della responsabilità educativa nell’ecosistema digitale contemporaneo, soffermandosi sul progetto NeoConnessi e sul rapporto tra minori, tecnologia, consapevolezza e crescita. In un contesto in cui bambini e adolescenti trascorrono una parte crescente del proprio tempo negli ambienti digitali, è emersa la necessità di un approccio integrato che coinvolga scuola, famiglie e istituzioni per promuovere un uso consapevole della tecnologia e sviluppare competenze critiche fin dall’età più giovane.
La giornata si è conclusa con una tavola rotonda moderata da Veronica Boldrin, consulente in comunicazione strategica e giornalista pubblicista, dedicata al ruolo della comunicazione responsabile in un contesto sempre più influenzato da automazione, velocità e sovraccarico informativo.
L’iniziativa ha confermato il valore del dialogo interdisciplinare tra giornalismo, relazioni pubbliche, cultura visiva, ricerca e innovazione tecnologica, rafforzando il percorso che FERPI porta avanti da anni sui temi della responsabilità, dell’etica della comunicazione e della costruzione di una maggiore consapevolezza collettiva.
Delegazione FERPI - Emilia Romagna: Barbara Benfenati (Responsabile delegazione FERPI), Roberto Arnò, Giulia Bergami, Veronica Boldrin, Melita Montani, Ilaria Morandi, Biagio Oppi.
Grazie alla Fondazione Palazzo Magnani, promotrice del festival internazionale di Fotografia Europea insieme al Comune di Reggio Emilia, che da anni accoglie ed ospita le proposte FERPI.
L’evento è stato possibile grazie anche al supporto di Oryoki, Coop Alleanza 3.0, che ci accompagnano dalla prima edizione, e dallo Studio Morandi, con Sprout e Stylla come sponsor tecnici e QN – Quotidiano Nazionale quale media partner.