Vincenzo D'Anna, Commissione Difesa, Sicurezza e Resilienza
La nuova Commissione FERPI “Sicurezza, Difesa e Resilienza” nasce come spazio aperto di confronto, competenze e progettualità per una sfida comune.
Ci sono parole che dividono, polarizzano e restano difficili da trattare persino nel dibattito quotidiano dei professionisti. “Sicurezza” viene spesso associata alle Forze di polizia o alla Protezione civile come silente elemento della società la cui mancanza emerge solo quando è troppo tardi; “difesa” – la meno compresa – richiama un immaginario che spazia dalla generazione che ha vissuto il servizio di leva alle operazioni di pace, fino agli impieghi sul territorio nazionale a supporto delle Forze di polizia contro la minaccia terroristica del decennio scorso; “resilienza”, emersa con forza durante il COVID-19, è stata spesso ridotta al solo concetto di “rialzarsi”, trascurando la vastità della letteratura e del lavoro di pianificazione che ne fanno un elemento essenziale del Sistema Paese.
Oggi non è più così. Dal 2022 abbiamo assistito a un susseguirsi di eventi internazionali e sociali che hanno progressivamente incrinato l’idea di una sicurezza acquisita, tanto ai confini quanto all’interno delle nostre democrazie. È venuta meno l’illusione che il mondo occidentale potesse occuparsi soltanto di questioni considerate “altre”, lontane dalla propria sicurezza, ormai data per scontata, e dalla propria sopravvivenza politica e sociale. Perché ogni società, quando si sente minacciata, torna inevitabilmente a interrogarsi su ciò che considera essenziale e su ciò che è disposta a difendere.
La storia non perdona le distrazioni. Al massimo concede delle pause.
Dopo circa tre decenni, scopriamo la complessità della parola sicurezza, torniamo a parlare di difesa di casa propria, e ci rendiamo conto che la resilienza non è solo una questione di predisposizione caratteriale. Lo facciamo, però, in un mondo profondamente diverso: iperconnesso, interdipendente e attraversato da relazioni che nascono, mutano e si dissolvono con una rapidità difficile da governare. In un contesto così globalizzato e reticolare, improvvisazione e semplificazione non bastano: servono strumenti culturali, dottrinali e professionali capaci di interpretare la complessità e trasformarla in consapevolezza, relazione e capacità di azione.
Da questa convinzione nasce la Commissione FERPI “Sicurezza, Difesa e Resilienza”. Non uno spazio specialistico e chiuso, riservato agli addetti ai lavori, ma un luogo aperto all’ascolto e alla partecipazione, rivolto soprattutto a chi pensa che questi temi non riguardino direttamente la propria professione o la propria comunità.
L’ambizione è semplice e, nello stesso tempo, impegnativa: contribuire a costruire una cultura della comunicazione capace di rafforzare la fiducia, la responsabilità pubblica e la preparazione collettiva intorno a questioni che sono, prima ancora che militari o istituzionali, civiche e sociali.
Quando il contesto in cui viviamo è segnato dalla complessità e dall’incertezza, la comunicazione istituzionale deve andare oltre la semplice trasmissione delle informazioni. Comunicare significa creare relazioni, rendere comprensibili i fenomeni, avvicinare mondi che spesso non dialogano abbastanza o nel modo giusto, prevenire fratture e accompagnare le comunità nei momenti di crisi. Significa anche conoscere le esperienze del passato e comprendere i processi che conducono dalla prevenzione e dalla preparazione alla risposta, al recupero e al ritorno a una condizione di stabilità.
La comunicazione e le relazioni pubbliche diventano così vere e proprie infrastrutture immateriali della resilienza democratica. Questa volta, infatti, non è in gioco soltanto la reputazione di una singola organizzazione, di un’impresa o di un soggetto politico. A essere coinvolto è l’intero sistema sociale sul quale si fondano la res publica, la convivenza democratica e i valori delle società occidentali.
È la logica del whole-of-society, che oggi ricorre sia nella cornice NATO sia in quella dell’Unione europea sulla resilienza e sulla preparazione alle crisi. Nei 2026 Resilience Baseline Requirements, la NATO richiama esplicitamente un approccio whole-of-government e whole-of-society, fondato sulla chiara definizione di ruoli e responsabilità tra gli attori coinvolti. La EU Preparedness Union Strategy adotta a sua volta il whole-of-society tra i propri principi, prevedendo il coinvolgimento di tutti i settori, delle organizzazioni e degli individui nella preparazione alle crisi. In lessici istituzionali differenti, il messaggio converge: la resilienza non è competenza di un solo apparato, ma una capacità che si costruisce attraverso il contributo coordinato dell’intera società.
FERPI possiede un patrimonio professionale prezioso per affrontare questa sfida. Tra i suoi soci convivono competenze istituzionali, aziendali, accademiche, territoriali, associative, consulenziali e mediatiche. La Commissione intende partire proprio da qui: dalle persone, dalle esperienze e dalle reti già presenti nella Federazione.
Il filo conduttore sarà chiaro: competenze, relazioni, fiducia, progettualità, partenariato.
Sul piano operativo, il percorso partirà dalla mappatura delle competenze dei Soci disponibili, degli interlocutori istituzionali attraverso engagement, consultazione e co-progettazione fino, laddove maturino condizioni e interessi comuni, alla costruzione di partenariati.
Il lavoro dei prossimi mesi si svilupperà attorno ad alcuni assi prioritari: comunicazione istituzionale e strategica, stakeholder engagement, preparazione comunicativa alle crisi, resilienza sociale e formazione professionale.
A sostegno di questi assi saranno promossi momenti di confronto come quelle già in essere al progetto “Cultura della Difesa e Sicurezza” alla quale FERPI ha già offerto il patrocinio, attività formative e laboratori, tavoli interdisciplinari ed esercizi di analisi e simulazione, con l’obiettivo di produrre strumenti e iniziative utili alla comunità professionale e agli interlocutori istituzionali e sociali.
Quanto presentato in queste righe non costituisce un programma chiuso. È l’avvio di un percorso che dovrà rendere la Commissione un laboratorio vivo, capace di raccogliere idee, esperienze, casi di studio e competenze, traducendoli progressivamente in iniziative e strumenti concreti.
Sarà prezioso il contributo di chi opera nei comparti della sicurezza, della difesa, dell’aerospazio, della cybersecurity e delle infrastrutture strategiche. Sarà altrettanto importante la partecipazione di chi lavora nella pubblica amministrazione, nella sanità, nella scuola, nella protezione civile, nell’energia, nei territori, nei media, nell’intelligenza artificiale, nella comunicazione responsabile e nei public affairs.
Molti tra coloro che oggi partecipano alla Commissione provengono, direttamente o indirettamente, dai settori della sicurezza, della difesa e della resilienza e possono mettere a disposizione esperienze, linguaggi e competenze preziose. Ma l’obiettivo non è parlare soltanto a chi già conosce questo mondo. La sfida più importante è coinvolgere soprattutto i soci che operano al di fuori di questo perimetro, perché sicurezza, difesa e resilienza escano dal circuito degli addetti ai lavori e diventino parte della cultura professionale e civile del Paese.
È proprio qui che FERPI può dare concretezza al whole-of-society: mettere in relazione comunità professionali differenti, costruire linguaggi comprensibili e portare questi temi nei luoghi in cui si formano decisioni, comportamenti e fiducia. Non soltanto FERPI, dunque, ma l’intera società.
Negli ultimi anni sono nate numerose iniziative di natura culturale, professionale e associativa, spesso significative ma ancora frammentate. Più recentemente, anche all’interno di FERPI, è maturata la consapevolezza della necessità di ricondurre queste esperienze all’interno di un disegno più organico.
Grazie al lavoro avviato dalla governance associativa nel precedente e nell’attuale mandato, è stato possibile proporre un progetto che ha già compiuto alcuni primi passi istituzionali e che riconosce un ruolo centrale alle Delegazioni regionali.
Una strategia nazionale, per essere realmente efficace, ha bisogno di una struttura territoriale solida, capace di ascoltare, interpretare e attivare le comunità locali. Questo principio assume un valore ancora maggiore quando si parla di difesa, sicurezza e resilienza, temi che si misurano nella vita concreta dei territori, nei servizi essenziali, nelle amministrazioni, nelle imprese e nelle reti sociali.
La cultura della sicurezza, della difesa e della resilienza, oggi, è anche cultura della relazione e della responsabilità sociale. È la capacità di costruire fiducia prima delle crisi, linguaggi comuni prima delle emergenze e ponti tra istituzioni e cittadini prima che la distanza si trasformi in incomprensione.
È, infine, un invito rivolto ai soci FERPI: partecipare, mettere a disposizione le proprie competenze e affrontare insieme quei “what if” che non riguardano soltanto una Commissione, ma il ruolo stesso della nostra professione nel tempo che stiamo vivendo.
Membri al 5 ottobre 2026: