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Comunicazione e creazione del consenso: il paradosso del biometano

26/02/2019

Omer Pignatti

Il biometano è un progetto che gode dell’approvazione di un vasto pubblico ma, quando si tratta di calare il progetto nella realtà, le proteste si fanno sempre più violente. La comunicazione può fare molto per rendere questo processo più fluido. E non si tratta solo di coinvolgimento degli stakeholder. L’analisi di Omer Pignatti.

Avete presente il biometano? E’ ricchezza a costo zero, è beneficio ambientale, è economia circolare al 100%.

In pratica la parte umida dei nostri rifiuti viene “digerita”, trasformata in biogas, che poi diventa biometano attraverso un processo di upgrading. È lo stesso metano che utilizziamo per scaldarci o per far viaggiare le nostre auto. Il saldo globale di emissioni di CO2 in atmosfera è neutro, in più si risparmiano le emissioni dovute all’utilizzo di combustibili fossili (il gas estratto dal sottosuolo). Produrre biometano è uno dei modi più intelligenti di utilizzare i rifiuti che produciamo; inoltre - non dimentichiamolo - il residuo di produzione è un fertilizzante agricolo di buona qualità, che può essere usato al posto dei concimi chimici. Fantastico, vero?

Il biometano è la nuova frontiera, è incentivato dallo Stato Italiano perchè fa green e circular economy, piace alle associazioni ambientaliste, è oggetto di dotte tavole rotonde e di ingenti investimenti di grandi imprese.

Tutto vero, se non fosse che, quando si cala nella realtà un progetto di impianto per la produzione di biometano, si assiste di frequente a rivolte di cittadini, nascita di comitati, allarmismo diffuso a piene mani sui social, altro che effetto Nimby… Tutto ancora molto più esasperato da due fattori relativamente nuovi: il deterioramento della qualità della discussione pubblica e la sua estremizzazione, dovuta ai social network; l’incapacità degli amministratori pubblici di guardare all’interesse generale di lungo periodo, perchè unicamente interessati al consenso immediato, con strategie che rischiano di trasformarsi in veri e propri boomerang elettorali.

In uno scenario del genere, la comunicazione e la costruzione del consenso assumono un valore strategico per gli investitori, ma noi dobbiamo aggiornare la nostra cassetta degli attrezzi.

Se giocare d’anticipo era importante, oggi lo è ancora di più.

Se non si è creato un terreno favorevole tra gli stakeholder, fatto di coinvolgimento e conoscenza del progetto, può bastare un semplice post allarmista su un social network a far bruciare tutto. Vista la rapidità con cui si propagano gli incendi in rete, è discriminante  intervenire sulla prima scintilla, grazie ad una attenta attività di monitoraggio.

Oltre agli interventi di coinvolgimento degli stakeholder per la creazione di consenso e conoscenza, la capacità principale di noi comunicatori deve essere quella di riuscire a elaborare una strategia in grado di tenere il confronto nel merito delle questioni, denunciando e depotenziando immediatamente speculazioni elettoralistiche e fake news. Non è facile, ma non ci sono altre strade da percorrere.

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