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Comunicazione politica 2010: a che punto siamo?

15/02/2010

Un approfondimento sul tema della comunicazione politica: dopo lo stato di salute del marketing politico in Italia, è il turno di capire come realmente nel nostro paese vengano colte le opportunità offerte della relaazionalità digitale. Un commento di Sergio Vazzoler in vista delle imminenti elezioni regionali.

di Sergio Vazzoler
Un mese e poco più alle elezioni regionali: qual è lo stato di salute del marketing politico? Mario Rodriguez affronta il tema su Europa, analizzando fenomeni emergenti e tendenze consolidate.
Qui di seguito, invece, mi concentro sulle opportunità offerte dalle forme di relazionalità digitale che si stanno rapidamente imponendo nel nostro Paese ma che tardano ad essere colte dalla classe politica.
Appello elettorale 2.0
Accanto ai consueti strumenti di comunicazione elettorale buoni per tutte le stagioni – dal santino infilato tra le borse della spesa ai manifesti con i faccioni dei candidati e gli slogan ad effetto – è inarrestabile la corsa ai profili e alle pagine facebook, al personale cinguettìo di Twitter, alla raccolta di immagini su Flickr e chi ne ha più ne metta nel grande impasto della comunicazione politica duepuntozero…
Bene. Anzi, male!
Già, perché – come spesso accade nel Paese della moda – il candidato nostrano, eccitato dalla grande novità di poter usare un nuovo strumento acchiappa-voti sembra essersi dimenticato di analizzare queste presunte “armi di comunicazione di massa”, ponendosi alcuni semplici quesiti: su quale elemento originale di comunicazione si basa Facebook? Da cosa dipende la crescita vertiginosa degli iscritti? Come mai la gente passa tanto tempo sui social network?
Queste tre domande hanno un’unica risposta: l’elemento originale alla base dello straordinario successo di questo fenomeno è che i social network non sono mezzi ma luoghi, veri e propri luoghi alternativi a quelli fisici che frequentiamo abitualmente, luoghi dove troviamo i nostri amici, coloro che condividono con noi un interesse, una passione…
Questa risposta può apparire scontata, banale ma, a ben guardare, da qui discendono alcune conseguenze tanto importanti quanto sottovalutate: in una rete di amici, il rapporto non può che essere alla pari, non può che basarsi sulla regola non scritta di domanda-risposta, di scambio reciproco, d’interazione costante, deve essere per forza di cose un rapporto basato sulla spontaneità e autenticità. Poche e semplici regole ma basilari per l’ingresso in questo ecosistema relazionale e digitale.
Non aderendo a questo semplice assunto e scambiando il luogo per uno strumento, è evidente che la comunicazione politica tricolore 2.0 non fa altro che riprodurre gli schemi adottati in passato: assistiamo così a profili FB che replicano fedelmente i contenuti del sito (ma allora non bastava il sito?), all’emissione e pubblicazione di comunicati stampa, annunci, dichiarazioni, slogan, proclami e promesse, alla sistematica azione di informazione da uno a molti e al totale disinteresse verso i commenti, le domande, i suggerimenti e le critiche che i molti rivolgono all’ uno …
La politica italiana appare, insomma, impegnata a fare numeri, contatti, commettendo il fatale errore di pensare che questi siano strumenti a costo zero… ma le persone non sono a costo zero! Per coltivare e mantenere una relazione occorre investire tempo, attenzione e risorse…se non ci si fida dei guru 2.0 di Obama e Hillary Clinton, forse si potrebbe provare ad ascoltare le idee in proposito dei pochi e isolati precursori italiani, come Matteo Renzi e Nichi Vendola: questo, sì, è possibile farlo gratis…
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