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Comunicazione sociale e donazioni on line

13/07/2011

Un nuovo fenomeno si sta manifestando da qualche tempo sul web, quello delle donazioni on line. Ma che valore ha un gesto di questo tipo, veloce e spesso superficiale? Quale l’atteggiamento del donatore? La riflessione di _Rossella Sobrero._

di Rossella Sobrero
La comunicazione sociale e soprattutto il fundraising sembrano aver trovato sul web una nuova strada per raccogliere fondi: basta un clic del mouse e la donazione è fatta. Un fenomeno in forte crescita che deve far riflettere perché a fronte di alcuni vantaggi ci sono anche notevoli criticità.
Per esempio, ci sono siti e blog dove la donazione è gratuita perché a pagare ci pensano gli sponsor. Il donatore sceglie un campo d’azione e un progetto e, dopo aver cliccato sull’immagine del sito, appaiono i nomi delle aziende che hanno effettuato la beneficenza. Ci sono siti e blog dove si può donare un pasto a un bambino argentino o una mammografia alle donne che non possono permettersi di pagarla.
Sono in tanti a promettere di versare una quota a favore di una buona causa a patto che l’utente del web si fermi sulle loro pagine: non sempre infatti è necessario effettuare un acquisto. D’altra parte ci sono però anche imprese che subordinano il versamento di un contributo a un acquisto dei loro prodotti: una forma di CRM virtuale, che contribuisce al fundraising delle organizzazioni non profit coinvolte con quella che potremmo definire la “leggerezza di un colpo di mouse”.
L’idea di portare nuovi visitatori al proprio sito, ma anche di coinvolgerli attivamente nei propri progetti, è esplorata dalle fondazioni di impresa: per esempio, Enel Cuore chiede agli utenti del web di votare il progetto al quale destinare un ulteriore finanziamento di 200.000 rispetto a quanto già previsto. La partecipazione al voto, secondo la Fondazione, è stata ottima con oltre 55.000 presenze (il risultato finale si avrà a metà settembre).
Rispetto al fenomeno dilagante del “dona con un clic”, ci poniamo alcune domande.
1. Quanto vale, in termini di condivisione e di partecipazione vera alla buona causa (almeno sul piano ideale) un gesto così veloce e spesso anche superficiale?
2. Dopo la prima donazione, che avviene probabilmente in base a una spinta emotiva, il donatore continua a interessarsi dell’organizzazione e dei suoi progetti?
3. Si può definire sociale una forma di comunicazione che ha come effetto quello di tacitare la coscienza “con un click” rispetto a problemi gravi e importanti degni di approfondimenti maggiori?
Il fenomeno è talmente recente che con molta probabilità non è ancora il tempo per fare bilanci. Ma per iniziare a riflettere certamente si.

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