Ferpi > News > Conversazioni sulle Rp: al via sul caso Marcegaglia

Conversazioni sulle Rp: al via sul caso Marcegaglia

18/10/2010

Da questa settimana prende il via una nuova proposta editoriale: le conversazioni sulle Relazioni pubbliche. Si tratta di brevi conference call tra colleghi su temi di attualità. Non potevamo non cominciare dal “caso Marcegaglia” che pone l’attenzione sul rapporto tra comunicatori e giornalisti.

Il titolo di questo articolo, ironicamente, poteva essere: Caso Marcegaglia: intercettata una conversazione di quattro relatori pubblici . La questione delle intercettazioni in cui sono stati coinvolti l’ormai ex portavoce della presidente di Confindustria, il collega di Mediaset e i giornalisti Sallusti e Porro è solo l’ultimo di una serie di episodi che obbligano a riflettere sul rapporto tra comunicatori e giornalisti, sul ruolo dell’informazione e sugli effetti degli intrecci tra politica-affari e media, che sempre più frequentemente diventano pubblici e oggetto essi stessi di dinamiche mediatiche.
Con la “conversazione” telefonica che vi proponiamo prende il via un nuovo progetto redazionale che si propone di mettere a confronto i protagonisti della nostra community professionale su temi di attualità.
La conversazione di questa settimana, della durata di 15 minuti, vede protagonisti Toni Muzi Falconi, Giancarlo Panico, Fabio Ventoruzzo e Valeria Cecilia, che commentano la vicenda “Arpisella” all’indomani della sua uscita da Confindustria come portavoce del Presidente Marcegaglia.
Nella telefonata, che si può ascoltare a questo link, si analizzano il comportamento Arpisella in qualità di relatore pubblico e gli errori che sono stati commessi, ma anche lo scenario nuovo, che la vicenda narra in modo chiaro, all’interno del quale oggi il relatore pubblico si trova a doversi muoversi e lavorare, e quindi il cambiamento del suo ruolo, che si fa tanto più strategico quanto più delicato e carico di responsabilità anche etiche.
Per la nostra comunità professionale non c’è dubbio che la vicenda Arpisella, come quella che ha visto coinvolto Klaus Davi nei mesi scorsi, pone l’attenzione su aspetti cruciali, delicati e controversi del nostro lavoro, quali il senso di responsabilità, l’etica deontologica, la necessità di una forte preparazione professionale e culturale. Vale la pena ricordare che una volta la nostra professione era incentrata fortemente sulla gestione dei rapporti con i media, mentre oggi chi fa il nostro mestiere si trova a gestire ben più ampie maglie relazionali, spesso stretto nel crocevia di diversi flussi di potere (politico, industriale, mediatico) che agiscono influenzandosi reciprocamente, e che il pr, se da un lato non può ignorare, deve riuscire a gestire, nell’ambito del proprio lavoro, non perdendo mai di vista la propria posizione, il proprio ruolo, i propri strumenti, oltre che l’etica deontologica e sociale. Quindi non distorcendo e anche non abusando della propria posizione.
Valeria Cecilia sostiene che le media relations nella vicenda Arpisella – oltre al fatto che sono state gestite in modo poco chiaro e poco etico – sono state completamente svilite, poiché non usano i propri strumenti per ottenere i propri scopi (legittimi se di “gestione della reputazione attraverso lo specchio dei media”), ma quando “il gioco si fa serio” lasciano il passo ad altri poteri evidentemente più forti: quello di Confindustria (di attaccare il governo nel caso Panorama), quello dell’editore e del politico contro il giornalista (telefonate a Crippa di Mediaset e Confalonieri), quello di un super potere sulla testa di tutti.
Arpisella – sottolinea nella telefonata Cecilia – non usa mai strumenti di lavoro “sani” come la richiesta di poter dire la loro (azienda Marcegaglia e Confindustria) nell’ambito degli articoli in probabile uscita, offrendo al giornalista la possibilità di una più ampia verifica delle fonti e la richiesta lecita di avere nel pezzo un contradditorio. Ricordiamoci le telefonate che faceva Bob Woodward ricostruire nel film Tutti gli uomini del presidente in cui lui diceva : domani sta per uscire un pezzo su di lei e sulla vicenda…, vuole dire qualcosa in replica e a sua difesa?”.
Toni Muzi Falconi sottolinea invece il paradosso, e cioè il fatto che le media relations nel caso Arpisella, hanno giocato un ruolo talmente forte che hanno non solo creato tutta la brutta vicenda politico mediatica ma hanno avuto anche – come ammette la Marcegaglia – ricadute negative nei rapporti interni tra gli associati di Confindustria. Ventoruzzo dice che proprio in forza di questo ruolo strategico assunto, il relatore pubblico deve fare più attenzione a non usare il proprio potere di influenza in modo denigratorio (se lato giornalismo hanno il dossier oggi noi abbiamo quelle storicamente chiamate black rp) pena il rovinare la professione, già percepita in modo poco chiaro dalla società, e pena anche il rischio di danneggiare le organizzazioni stesse che rappresentiamo. Fabio Ventoruzzo parla esplicitamente di fare attenzione nell’uso della nostra “licenza di uccidere”.
Secondo Panico questa vicenda è solo la punta di un iceberg, che trova le sue radici nel nuovo sistema intrecciato di potere tra media, aziende e politica: da un lato i media sono diventati sempre più aziende, dall’altro l’intreccio tra politica affari e media è sempre più spostato su politica e affari e meno sui media, che sono diventati di fatto uno degli affari di quell’intreccio. Oggi le relazioni pubbliche sono fortemente orientate verso le aziende e non verso i media come era nel passato, e quindi c’è uno sbilanciamento del nuovo ruolo delle rp nel cortocircuito tra poteri, e il professionista meno strutturato e preparato si trova in queste situazioni nuove rispetto. Ma qual è questo nuovo ruolo delle rp? Secondo Ventoruzzo noi stiamo diventando dei gate keeper ovvero delle porte di accesso alle organizzazioni, ma non nel senso delle informazioni che le riguardano, ma nel senso dei loro ruoli di potere.
Per quello che riguarda l’etica professionale, ma ancor più un’etica sociale, attraverso le media relations il relatore pubblico gioca un ruolo dentro il fenomeno dell’inquinamento mediatico e dell’abbassamento della qualità delle informazioni (vedi altra discussione su questo sito sul tema). Valeria Cecilia ricorda che è importante e vitale per tutti, al di là delle retoriche, che la libertà di informazione e la qualità dell’informazione venga tutelata, quindi anche il relatore pubblico non deve dimenticare la ricaduta del suo lavoro su questo aspetto.
gp

COMMENTI

Eventi