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Crisi, tra luci e ombre crescono i blog finanziari

16/02/2010

La recessione spinge i diari online. In Italia pubblicati l'anno scorso oltre 16.000 articoli (post) in materia economica e di mercati. Negli Usa più di un milione. Dalle pagine de _Il Sole 24 Ore_, Vittorio Carlini ci conduce in un lungo viaggio nel mondo dei blog finanziari ed economici.

di Vittorio Carlini
«Diario di bordo, navigando nel mare della finanza». Ancora: «La grande crisi… oltre il livello letterale, le dissimulazioni e la censura… un Peripato aristotelico». Di più: «Diario della crisi finanziaria. Analisi quotidiana della più grande crisi di liquidità dal secondo dopoguerra». Sono questi alcuni degli incipit, delle testate, delle spiegazioni in cui ci si imbatte curiosando tra i blog finanziari e economici italiani. Una blogosfera che non conosce sosta. In perpetuo movimento verso dati e informazioni, spesso con la presunzione di spiegare ciò che gli altri non dicono o non vogliono dire. Un mondo che, in questi anni di recessione, ha conosciuto momenti di effervescenza e molto è cresciuto.
Piccoli diari finanziari crescono
Già la crescita. Fotografare l’insieme dei blog finanziari è impresa ardua: i diari online, un giorno nascono e quello dopo muoiono. «E tuttavia – come sottolinea Andrea Santagata, ceo di Liquida- gli indizi di una maggiore attenzione sono nei numeri». Vale a dire? «I post di economia pubblicati nel 2009 sono stati oltre 16.000 – spiega il manager del portale che monitora più 50.000 blog –. In particolare, gli articoli di finanza mandati in rete sono passati da 62 nell’agosto 2008 a oltre 450 nell’ottobre 2009. Un bel balzo in avanti per argomenti che, nel nostro Paese, sono di nicchia». A ben vedere, la carica dei blogger “made in finance” è fenomeno già conosciuto nell’intero world wide web . «Le pagine personali che noi riconduciamo alla finanza sono oltre il milione», sottolinea Jennifer Mclean, vice president di Technorati. Certo, nello sterminato elenco di blog fornito dalla società americana ci si trova di tutto: dal padre di famiglia che consiglia come risparmiare su bolletta di luce e gas fino all’ex manager che ha la ricetta per superare ogni difficoltà economica. La parola chiave (tag) finance, insomma, ha un’accezione ampia: non tutti puntano il loro cannocchiale su Wall Street o mettono in guardia da qualche bolla speculativa. E tuttavia la crescita c’è stata. Come conferma Henry Blodget, direttore del più importante, secondo la classifica di Technorati, blog economico – finanziario in Internet: Business Insider. «La crisi – dice Blodget al Sole24ore.com – ha creato un forte interesse per tutto ciò che riguarda Wall Street e i mercati. Una situazione che ha fatto aumentare il traffico verso pagine elettroniche come la nostra». «C’è stato un picco di lettori», fa da eco Mark Thoma, professore di economia all’Oregon University, e creatore di un altro importante blog economico: Economist’s view. «La gente vuole capire cosa sta accadendo e cerca nei blog in rete» le risposte che non trova altrove.
Main street che guarda a Wall Street
Altrove, che non è la base segreta nel deserto del Nevada ben nota agli appassionati del fumetto Martin Mystère. Tutt’altro. È il riferimento, spesso presente, spesso nascosto tra le righe, alle fonti d’informazione ufficiale. «Nessuna pubblicazione è completamente libera da conflitti d’interesse – dice Blodget – Ma potenzialmente, rispetto ai media tradizionali, noi abbiamo meno problemi. Per esempio, non dobbiamo mantenere buoni rapporti con le società per fare degli scoop: ci basiamo su fonti interne, non sugli uffici stampa». Beh, ma è quello che fanno tutti i giornalisti seri… «Sì, ma le pressioni sono diverse», ribatte Blodget in uno scambio che potrebbe trasformarsi in dialogo tra sordi.
Al di là della querelle, ciò che si rileva è che negli Usa molti di questi blog, sia di finanza sia di macro-economia, sono in realtà vere e proprie pubblicazioni (nano publishing) con alle spalle redazioni. Lo stesso Business Insider, che offre spunti notevoli di analisi, è un foglio elettronico articolato in diverse sezioni, realizzate da ex broker, redattori e analisti. Una pagina web dove, va detto, la trasparenza è presa a cuore: Blodget, ex analista di Wall Street, nel presentare se stesso dice di possedere azioni in diverse società quotate e di fare consulenza per aziende di Hong Kong e inglesi. Ciò detto non può però negarsi che, per coprire i costi fissi, Business Insider sfrutti la pubblicità online e «in futuro – ammette Blodget – potremmo mettere dei servizi a pagamento». Tutto assolutamente lecito, per carità. Ma l’ advertising, si sa, qualche pressione la crea, sempre. E, comunque, qui siamo lontani dall’idea romantica del solitario navigatore che indica la rotta al lettore sperduto “nel mare della finanza”. Un’impostazione riscontrabile, invece, in Economist’s view. «L’idea di buttarmi in quest’avventura – dice Thoma – è nata perché ero insoddisfatto di come la tv, i giornali, i media tradizionali trattavano il tema della crisi. All’inizio non pensavo avrei riscontrato l’interesse di alcuno, poi invece i lettori sono arrivati». Il blog di Thoma, in realtà, è meno strutturato rispetto a quello di Business Insider: singoli post di analisi che spaziano dalla politica economica all’occupazione fino alle strategie della Fed. In questo caso, cioè, non c’è la volontà di creare un business: bensì, di affiancare all’attività divulgativa in Università quella in Internet, con la consapevolezza che se il blog funziona la propria autorevolezza e la rete di conoscenze crescono. Una storia, quella di Economist’s view, che con le debite differenze richiama l’evoluzione di uno dei blog con il miglior ranking, secondo Google rank sulla directory di Liquida, in Italia: Icebergfinanza. Non siamo dalle parti dell’Oregon, ma in quel di Trento e, soprattutto, il blogger non è un professore universitario già affermato, bensì un ragioniere 45 enne. Ma la voglia di capire e spiegare, su un semplice diario quotidiano, quella è la stessa. «Ho sempre avuto la passione per l’economia e la storia, soprattutto delle crisi economiche – dice l’autore di Icebergfinanza, Andrea Mazzalai -. Già a fine del 2006 avevo scritto sugli squilibri contabili nelle banche americane. Una situazione che richiamava quella delle note Yusen, sorta di bad bank del Giappone. Così, a inizio 2007 sono partito con il mio blog». Come ha impostato il lavoro? «Ho iniziato a studiare, soprattutto il mercato immobiliare americano, leggendo blogger e articoli online pubblicati negli Usa. Ho divorato pubblicazioni su pubblicazioni per arrivare a scrivere post sempre più articolati». Insomma, un autodidatta («sono venuto dal nulla», dice lui) che adesso è letto da importanti gestori, funzionari di banca e analisti: «Attualmente ho una media di 2.500 contatti al giorno». Di notte Mazzalai scrive i suoi post, dopo aver analizzato notizie, letto newsletter finanziare ed economiche. «Sempre senza alcun suggerimento di investimento – sottolinea – Perché fare consulenza ad un lettore indistinto ha poco senso».
Ma in Italia i blog non sono solo dediti all’analisi macro. La blogosfera che parla di economia e finanza è un caleidoscopio di diari online tra i più diversi. Alcuni puntano sulla pubblicazione di notizie redatte da piccole redazioni; altri, non pochi, offrono indicazioni operative. C’è il foglio elettronico Finanza, curato da Salvatore Petrenga, che in home page pubblica i risultati dei suoi portafogli azionari. Oppure: FinanzaLive, dove si trovano anche articoli di analisi tecnica sugli indici azionari e lo stesso IgTrader che si presenta con i grafici a candela, ben conosciuti dagli appassionati di resistenze e supporti. Ancora: FinanzaWorld, realizzato da Francesco Carlà. Di più: CsiFinanza, in cui gli animatori spaziano dall’analisi tecnica alla fanta-finanza. Insomma, i blog sono tanti e l’elenco potrebbe continuare. Con l’avvertenza, sempre espressa dai blogger, che si tratta solamente di semplici riflessioni e considerazioni. Che possono essere di esperti, anche autodidatti, o semplicemente di appassionati. Con il che nasce problema un problema: come capire l’autorevolezza del blogger?
Competenza sì, competenza no
Le più importanti classifiche sui blog si basano proprio sull’autorevolezza. Un “valore” che viene attribuito in base al numero di link, realizzati da altri siti o blogger, al diario online. Più “collegamenti” si hanno, più autorevole sarà la pagina web. «Una sorta di autocertificazione da parte della blogosfera – spiega Santagata -. La competenza viene “certificata” dal fatto che molti ti linkano, cioè segnalano il blog. Se qualcosa non va, i link vengono meno e la tua attendibilità diminuisce». Un meccanismo, però, che appare debole, soprattutto in materie come la finanza che richiedono in partenza una competenza superiore: perché non pensare, allora, a qualche sorta di certificazione? «Assolutamente no – risponde McLean di Technorati -. La blogosfera è in grado di valutare e autogestirsi». «Sono d’accordo – aggiunge Blodget – I reporter del New York Times subiscono forse qualche certificazione? Proprio no. In realtà dobbiamo guadagnarci la fiducia dei nostri lettori giorno dopo giorno. Se non vogliono leggere quello che scriviamo possono andare da qualche altra parte, in qualsiasi momento». «È la community – ribadisce Santagata – che fa da filtro. Con un’avvertenza: in un settore di nicchia come quello della finanza la base di utenti è più bassa e quindi la selezione è meno efficiente. Bisogna cioè fare più attenzione. Ma ciò detto, nessuna certificazione». A ben vedere il timore, anche giustificato viste le mosse paventate da diversi governi, è quello di una censura preventiva. Il che, ovviamente, assolutamente non deve essere. Tuttavia, al di fuori dei semplici blog di analisi o commento, quando si danno consigli su strategie d’investimenti una forma di disclaimer su chi è l’autore o sul suo track record potrebbe essere utile. «Perché, per esempio – si domanda Maurizio Milano, membro del consiglio nazionale degli analisti tecnici italiani – non pensare ad un pop up che si apre e dove sono indicati il curriculum e le esperienze del blogger? Non è molto, ma in un mondo come quello dell’analisi tecnica dove gli incompetenti non mancano, sarebbe un primo passo». Cui potrebbe aggiungersi anche la pubblicazioni del ritorno sugli investimenti realizzate dal blogger: un modo per permettere al lettore di farsi un’idea delle reali capacità di chi ha di fronte. Perché, se da un lato è sacrosanta la libertà di esprimere opinioni, e scambiarle, sugli investimenti; dall’altra, è sacrosanto il diritto del lettore di sapere chi si ha davanti. E non sempre, va detto, nella blogosfera è così facile capirlo.
La Consob avvia il controllo della blogosfera
Così come non è facile capire se il web.2.0, in materia finanziaria, venga usato per commettere atti illeciti. Secondo quanto risulta al Sole240re.com, la Consob ha già avviato un’attività di “perlustrazione” della blogosfera attraverso algoritmi di web spidering. Detto in parole semplici: un controllo tramite software, ancora in via di perfezionamento, per tracciare comportamenti illegali. Tra tutti: la diffusione di informazioni che alterino l’andamento, per esempio, di un titolo. In una parola il reato di aggiotaggio. Un’attività di vigilanza difficile che, giocoforza, si basa sull’esperienza maturata sull’Internet 1.0.
Un fronte, quest’ultimo, in cui la Consob ha già raggiunto buoni risultati, soprattutto contro la sollecitazione non autorizzata al risparmio. Un monitoraggio che, nel 2009, ha portato a diverse sospensioni e oscuramento di pagine, su un totale di 86 siti oggetto di «particolare analisi». Un numero di controlli ben superiore a quelli del 2008, quando le pagine analizzate con attenzione erano state solo 44. Anche questo il segnale di come il binomio finanza-internet cresca sempre di più.
Tratto da Il Sole 24 Ore.com
Per gentile concessione dell’autore e dell’editore

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