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Cultura e Beni culturali: quale comunicazione?

19/06/2008

Comunicare la cultura è prima di tutto saper rendere contemporanea la grande eredità del passato e proiettarla nel presente e futuro

“Tradizionalmente, – scrive Francesco Cavalli Sforza – la cultura varia ben poco da una generazione all’altra: è un fattore altamente conservato. Solo negli ultimi secoli, a partire da quando l’invenzione della stampa ha inaugurato l’era dei mezzi moderni di comunicazione, abbiamo assistito a una forte accelerazione del cambiamento culturale.
Questo non è sorprendente, perché i mezzi di comunicazione sono la chiave di volta dello sviluppo di ogni forma di cultura, anche di quelle animali e non solo di quella umana. Se osserviamo la grande varietà di stili di vita e di atteggiamenti, di modi di fare le cose e di convinzioni, che caratterizza le 5000 o 6000 popolazioni che hanno popolato il pianeta e ancor oggi sopravvivono, almeno come lingua, ci rendiamo conto che le manifestazioni della cultura umana sono innumerevoli e molto potenti, al punto di influenzare e spesso di guidare la nostra stessa biologia.
Quando un farmaco o un intervento chirurgico permettono di continuare a vivere a un individuo altrimenti destinato a morire, possiamo dire che la nostra cultura ha spuntato un vantaggio sulla nostra stessa biologia.”


La cultura si trasmette per piccoli passi e per salti, attraverso passaggi e cambiamenti: di linguaggio, di forma, di interpretazione. La cultura è comunicazione stessa, rappresenta il tesoro e la memoria dello sviluppo e della creatività umana.


Dopo l’invenzione della stampa, che consentì prima a migliaia e poi a milioni di persone di leggere e quindi comunicare, oggi la rivoluzione digitale e internet permettono straordinarie capacità di memoria intelligente, di creare immense Babeli del sapere come Wikipedia, GoogleEarth, l’Encyclopedia of Life che catalogherà tutte le specie viventi della Terra.
Il continuo sforzo e l’avventura della conoscenza sono la base fondamentale del sapere e del desiderio di produrre e accumulare cultura, per superare le barriere e sfidare ciò che non ancora sappiamo.


Comunicare la cultura è prima di tutto questo: saper rendere contemporanea la grande eredità del passato e proiettarla nel presente e nel futuro, significa rileggere e interpretare un testo, un quadro, un paesaggio urbano e portarlo ai nostri occhi con lo spirito della sorpresa e della novità. Significa però anche saperlo valorizzare in un senso di condivisione sociale partecipata, quindi valore produttivo ed economico.


È per questo che quando parliamo del ‘nostro patrimonio culturale’ non dobbiamo pensare solo alla necessità di conservare, restaurare, ripresentare vivo il passato attraverso le sue bellezze e le sue grandezze, ma anche a come questo valore possa essere percepito e come rendere concreto un proprio apporto materiale, economico.


L’Italia, spesso si dice essere il Paese con il più consistente valore culturale del mondo, la “World Heritage Capital”, ma tale consistenza può e deve trovare forme e organizzazioni distributive più consone ai bisogni e ai consumi attuali.
Ciò non significa avvilirne il significato e degradarla a merce, ma anzi darle un valore e una autonomia propria, imprescindibile. Per fare ciò è necessario che la cultura, il patrimonio culturale, sia comunicato, percepito e quindi vissuto come un elemento fondamentale della nostra vita sociale, della nostra appartenenza.


E’ necessario che la comunicazione non sia un elemento strumentale estraneo e solo temporaneamente funzionale, bensì che venga interpretata come parte integrante di un processo di produzione di valore e di arricchimento, sia materiale che immateriale.


Allora dobbiamo essere in grado di scegliere e rendere prioritari i momenti di promozione, assumerli secondo paradigmi funzionali alle esigenze dei cittadini, saper dare linguaggi e tempi specifici a ciascun elemento. I beni culturali sono un valore in sé difficilmente ‘comunicabile’ se assunti nel significato generale e simbolico che possono significare, ma altrimenti se assumiamo il valore specifico che ciascuno di essi rappresenta, e lo inquadriamo nel complesso e nel sistema in cui si anima, allora riusciamo a ‘raccontare la sua storia’, passata e presente.


Una tela di Giorgione o una performance di Studio Azzurro valgono per noi se sanno comunicare l’intenzione dei loro autori nei nostri confronti, oltre che la loro specifica estetica. Il romanzo di Saviano “Gomorra” comunica molto più della cronaca perché storicizza l’evento e lo rende addirittura più concreto; Seed, un bellissimo magazine scientifico americano, comunica la scienza perché usa anche l’immagine come valore ‘scientifico’ fondativo, quindi non esterno ma proprio della sua ‘bellezza’.


Comunicare la cultura è fondamentale per capire opportunità, contraddizioni, scenari, proiezioni del nostro presente e del nostro futuro, con gli straordinari mezzi che abbiamo a disposizione, cercando di utilizzarli al massimo grado della loro essenzialità. Comunicare la complessità della cultura non significa proporre linguaggi e interpretazioni difficili e distanti, bensì saperne cogliere la ricchezza e la potente articolazione che rappresenta.

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