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Digital Experience Festival: nuovi spunti per la comunicazione

06/06/2012

L'influenza delle tecnologie digitali sulle abitudini e gli stili di vita delle persone sono stati il tema dell'edizione 2012 della manifestazione che si è conclusa lo scorso 2 giugno a Torino. Nove giorni di incontri, dibattiti, seminari, laboratori, esposizioni e convegni, in cui Ferpi ha avuto un ruolo da protagonista.

Usciti di casa al mattino, preleviamo ad un bancomat, controlliamo l’orario del medico sul nostro smartphone, poi leggiamo la posta e le prime pagine dei quotidiani online, condividiamo sui social network un paio di notizie interessanti, prenotiamo il biglietto per un concerto dal sito web, magari compiliamo anche la lista della spesa in rete, perchè qualcuno ce la consegni direttamente a casa…
L’esperienza digitale è ormai talmente capillare e pervasiva che non ci si rende neanche più conto di quanto profondamente abbia modificato la vita quotidiana. E di quanto ancora potrebbe cambiarla e migliorarla, cancellando inefficienze e riducendo al minimo il tempo dedicato a noiose ma inevitabili incombenze.
L’influenza delle tecnologie digitali sulle abitudini e gli stili di vita delle persone era il tema del l’edizione 2012 del Digital Experience Festival, per la prima volta tenutosi a Torino, dal 25 maggio al 2 giugno, nell’ambito dello Smart City Festival – Le città visibili.
Mettendo al centro la persona-utente, un ricco calendario di incontri, seminari, laboratori e mostre ha esplorato le nuove tendenze in tema di customer experience per capire dove e come il “digital” può migliorare la qualità della vita, creare opportunità di lavoro nei vari ambiti (dal business alla sanità, dalla pubblica amministrazione all’industria, dall’intrattenimento alla mobilità, dalla creatività all’IT) e favorire lo sviluppo economico e sociale del territorio. Quattro i filoni attorno a cui erano organizzati gli eventi: Digital for business, che ha approfondito il rapporto tra digitale e mondo dell’impresa; Digital for job, dedicato all’impatto del digitale sul mondo del lavoro; Digital for creativity, che si è concentrato sulle arti digitali e l’applicazione delle tecnologie in vari campi della creatività; Digital for people, con momenti di incontro rivolti al grande pubblico.
Vista l’importanza fondamentale delle tecnologie digitali nel campo dell’informazione e della comunicazione, Ferpi non poteva certo mancare all’evento. «La Federazione ha sposato con entusiasmo la manifestazione, con l’intento di stabilire un appuntamento fisso con i suoi soci sui temi del digitale», ha spiegato Eliana Lanza, delegato regionale di Piemonte e Valle d’Aosta. Il contributo della Ferpi al calendario del Festival si è così tradotto in due iniziative, una a carattere formativo, rivolta ai professionisti della comunicazione e del digital marketing, l’altra di confronto professionale sui temi del festival, aperta al pubblico.
Un importante momento di aggiornamento per gli operatori è stato il seminario Social Media 2012. Nuovi spunti operativi per la comunicazione, svoltosi il 28 maggio presso il Circolo dei Lettori di Torino e condotto da Mauro Facondo: un corso intensivo, durato un’intera giornata, per imparare a padroneggiare tutti gli strumenti dei social media e delle comunità virtuali e sfruttarli per migliorare le relazioni con i propri pubblici.
A chi quelle relazioni le gestisce per grandi brand e celebri aziende, era invece dedicato il convegno del 29 maggio, Digital Relations. Come i Social Media cambiano le relazioni pubbliche. Nei suggestivi spazi delle Officine Grandi Riparazioni, Marco Massarotto, A.D. di Hagakure, ha condotto una confronto aperto al pubblico sulla rivoluzione introdotta da web 2.0 e social media nel mondo del marketing, con i contributi e le case history di Maurizio Spagnulo, direttore Media&Digital Marketing di Fiat Group Automobiles, Antonella Lanfranco, direttore marketing di Bacardi Martini, e Marco Este, responsabile marketing per lastampa.it.
«The web is what you make of it. – ha esordito Massarotto, introducendo il dibattito – È il motto di Google e ben sintetizza la rivoluzione nella gestione dell’immagine, di un brand, di un’azienda, di un personaggio pubblico o un’istituzione, che il web 2.0 ha generato». Lo strumento, insomma, ha infinite potenzialità, sta a chi lo usa servirsene nel modo più efficace. Emblematico è il caso di Lady Gaga, secondo Massarotto la “miglior community manager del mondo”. Ma pur senza arrivare ai 30 milioni di utenti che seguono la vita digitale della cantante americana, anche le aziende italiane si stanno mettendo al passo.
«All’inizio nel nostro ambiente non c’era nessuno che ufficialmente si occupasse di social media – ha ammesso Spagnulo di Fiat Group – Oggi il mondo dei social ha raggiunto quanto meno un riconoscimento organizzativo, con degli addetti specializzati per il settore. Il potenziale naturalmente è enorme, il problema però è riuscire a costruire dei contenuti che facciano breccia nella babele di informazioni che viaggiano su questi canali. Noi ad esempio abbiamo lanciato la prima asta su Twitter: una signora tedesca si è aggiudicata una Fiat 500 America ed è venuta a ritirarla in sede, a Torino. È una strategia di fidelizzazione, un modo per creare una relazione con i clienti-utenti che vada al di là della semplice vendita del prodotto».
Sulla necessità di curare la relazione con gli utenti si è trovata d’accordo anche Antonella Lanfranco di Bacardi Martini:«Una volta raccolto un buon numero di fan o follower, bisogna poi preoccuparsi di mantenere vivo l’interesse da parte loro. Per Bacardi ad esempio ci stiamo concentrando molto sugli utenti di Facebook, che corrispondono al target, per noi di estremo interesse, dei 18-30enni. L’anno scorso abbiamo lanciato un concorso su Fb per reclutare il protagonista di un nuovo spot: in breve tempo siamo passati da 100mila a oltre un 1 milione di fan».
Altra questione determinante è l’interazione con gli utenti, che nel mondo del web 2.0 non sono solo fruitori passivi, ma autori, spesso prolifici, di contenuti. Aspetto, questo, che mette a dura prova il settore dell’editoria giornalistica: «La carta non è ancora finita, ma certo oggi è un supporto limitato – ha sottolineato Marco Este della Stampa – Un giornale solo di carta non può evolvere, non può essere un mezzo di interazione con i suoi lettori. Quando La Stampa ha iniziato la sua avventura sui social network, 3-4 anni fa, lo ha fatto in modo quasi clandestino. Oggi la situazione si è ribaltata: non solo tutti i giornalisti hanno un account twitter, ma corrono per essere i primi a sperimentare i nuovi social. Stiamo ad esempio utilizzando da poco Storify, molto interessante in un’ottica di giornalismo partecipativo: foto e contenuti inviati dai lettori vengono selezionati da un giornalista e utilizzati per comporre la cronistoria di un evento, come in questi giorni abbiamo fatto per il terremoto in Emilia». Fondamentale resta comunque il ruolo del giornale nel selezionare e fare ordine nella miriade di informazioni che viaggiano in rete. «I giornali devono certo ridefinirsi in rapporto ai social media, ma è importante che mantengano e riaffermino la loro autorevolezza», ha precisato Este. Detto questo, lastampa.it sta per dare il via a un esperimento davvero rivoluzionario nell’informazione italiana: abbandonati i classici reportage e le quotidiane cronache giornalistiche, le Olimpiadi di Londra saranno interamente seguite e raccontate via Twitter. Dal giorno per giorno, al secondo per secondo…

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