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E’ scomparsa Mariangela Moneta

11/02/2010

Il sentito ricordo di Ferpi di una collega che ha contribuito all'affermazione della professione dei relatori pubblici.

Quando abbiamo letto sul Corriere della Sera che Mariangela Moneta ci aveva lasciati, noi, vecchi colleghi, abbiamo pensato che si trattasse di una omonimia, tanto eravamo lontani dal credere possibile un tale evento. Poi ci siamo resi conto che era vero: Mariangela se ne era andata in modo discreto come era proprio della sua natura, lasciando però un segno e un ricordo importante nella storia della nostra professione.
Mariangela era una persona speciale, lo sa bene chi ha avuto la fortuna di esserle non solo collega, ma soprattutto amica, come Daniela Colombo che dice “la Mariangela che voglio ricordare è una persona tosta, seria, orgogliosa, con un grande senso del dovere e una gran voglia di fare , coraggiosa, lucida e soprattutto colta, intelligente, molto razionale”.
Professionista e imprenditrice di successo, aveva una grande considerazione della sua professione, nella quale credeva senza però mai atteggiarsi a “reginetta delle pr”. Lo dimostra anche il modello di vita che aveva scelto che poneva limiti precisi alla sua disponibilità verso il lavoro, la carriera, il presenziare e l’apparire, per lasciare ampio spazio alla sua vita privata. Per lei vita professionale e vita privata erano entrambi ugualmente importanti, ma nettamente distinte.
Quando lavorava investiva tutta se stessa, la sua intelligenza, la sua energia. Partecipava a pochissimi eventi evitando accuratamente quelli di genere glamour e privilegiando quelli professionali dove poteva confrontarsi con colleghi, alcuni dei quali erano diventati suoi amici.
Nonostante la sua vita professionale fosse molto intensa aveva trovato il tempo e il modo per essere socio attivo, partecipe e propositivo nella Ferpi e non si è tirata indietro quando le è stato chiesto di assumersi l’onore e l’onere della Presidenza di Assorel, dove, non diversamente che nella sua SPC, si era imposta come un “capo” gentile, garbato, autorevole, riuscendo a traghettare l’associazione in un momento particolarmente turbolento.
Contemporaneamente però il tempo e lo spazio per il marito e i due figli erano sacri ed inviolabili. Il suo tempo libero lo divideva tra la famiglia, la passione per l’arte moderna e la casa in campagna nell’Oltrepo Pavese.
Pochi di noi lo sapevano, ma la sua battaglia contro la malattia durava da molti anni e Mariangela era orgogliosa di essere riuscita a contrastarla così a lungo. Decisa e tenace anche in questa battaglia voleva dirci “chi la dura la vince”.
Quando si è resa conto che dopo tante battaglie vinte, stava perdendo la guerra contro la malattia, si è chiusa in un suo mondo privato dove lasciava entrare pochissime persone. Forse voleva che tutti noi la ricordassimo così come era: una “ferpina”, una collega attiva, generosa, intelligente, vincente.

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