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FERPI al BledCom Symposium 2021

01/07/2021

Francesco Rotolo

Mancano ormai poche ore all’apertura dell’edizione 2021 del BledCom Symposium, l’appuntamento più atteso a livello mondiale per tutti i professionisti e gli accademici delle Relazioni Pubbliche e della Comunicazione Strategica. Le anticipazioni di Francesco Rotolo, Coordinatore della “sessione italiana”, quest’anno tutta a marchio FERPI.

Quest’anno non si terrà sulle splendide rive del Lago di Bled, in Slovenia, quello che è probabilmente il più significativo momento di incontro per i professionisti e i teorici delle Relazioni Pubbliche in tutto il mondo. In ossequio allo Zeitgeist, infatti, il 02 e il 03 Luglio la ventottesima edizione del BledCom Symposium andrà “on-air” tramite piattaforma digitale. L’amarezza per il mancato appuntamento in presenza sarà in parte compensata dal numero straordinario di applications pervenute quest’anno al Symposium, complice la generosità degli sponsor che ha concesso la possibilità agli organizzatori di eliminare qualsiasi tariffa di iscrizione.

Nel corso di questa lunga crisi pandemica varie volte ho avuto modo di affermare che occorre saper cogliere l’opportunità nella criticità: questa edizione di BledCom, se pur anomala, sarà dunque per certi aspetti la più “democratica” mai organizzata, e come tale costituisce una splendida occasione per tutti i nostri colleghi che si siano registrati di potere assistere, anche solo a distanza, ad una delle kermesse più interessanti del nostro settore.

Particolarmente in linea con i tempi il tema di quest’anno: “Public Relations and Public Risk and Crisis Communication”. Ancora una volta un topic che è anche un “meta-argomento”: davanti allo spettacolo sconcertante della patologia biologica che si intreccia indissolubilmente con quella informativa, la disciplina delle Relazioni Pubbliche torna a riflettere su sé stessa, sul proprio perimetro d’azione e sul senso profondo del suo agire.

Sarà interessante constatare quanto e come il tema sarà effettivamente svolto dai Relatori di questa edizione, nelle rutilanti giornate del Symposium, che come sempre alternano sessioni individuali in forma di “speed speech” e Panel session collettive, o sezioni speciali. Presumibilmente prevarranno le riflessioni sulla crisis communication, cioè la comunicazione di crisi, con un taglio metodologico più legato al “how”, al “come si fa” la comunicazione, in una congiuntura estremamente critica quale quella che ormai si protrae da un anno e mezzo. Citando il modello di Baron delle “Quattro i”: issue, interests, information, institutions, viene chiedersi però che senso abbiano ancora i tradizionali paradigmi della nostra disciplina in un mondo in cui “la prima i” sembra avere fagocitato tutte le altre, in cui l’issue ha assorbito qualsiasi altra possibile narrazione o riflessione, almeno nel dibattito pubblico.

Forse allora sarebbe più onesto riflettere sulla “crisis of communication”. Riflessione quest’ultima che, ad avviso di chi parla, come di alcuni dei suoi “compagni di viaggio”, dovrebbe prevalere nell’agenda dei professionisti del nostro settore, visti anche gli exploit poco entusiasmanti di questi mesi di crisi sanitaria globale (non solo in Italia!). Di crisi ebbi modo di scrivere, qui sul blog FERPI, prima dell’avvento del Covid-19, al ritorno da quell’edizione di BledCom 2019 dalla quale, scaturirono molte delle ‘correnti’ che hanno portato anche alla partecipazione a quella imminente. La crisi come scelta e come patologia, patologia non solo biologica ma dell’intero corpo sociale, che viene lacerato nella incapacità di progettazione politica, territoriale, economica.

La frammentazione dei poteri ha polverizzato la contrattazione tra le parti sociali, mentre la polarizzazione della comunicazione politica a cui abbiamo assistito prima del Governo Draghi sembra quasi avere agito da “contrappasso” o, meglio, quale rimedio anodino per rassicurare i più sulla tenuta della leadership allora corrente. I fatti, purtroppo, hanno rivelato impietosamente quanto, davanti ad una crisi strutturale di questa portata, non serva una monodia catartica ripetuta incessantemente dalle finestre del Palazzo, quanto piuttosto una concertazione anche silenziosa, intorno all’equilibrio difficilissimo tra interessi delle parti e dati scientifici, tra esigenze di fasce più o meno ampie di popolazione e ricostruzione oggettiva del quadro del rischio.

In questo quadro delicatissimo commentatori attenti hanno richiamato la gravità costituita dal depauperamento di quel mondo delle rappresentanze che aveva “tenuto botta e tenuto banco” per quasi tre repubbliche, dal Dopoguerra; un settore estremamente eterogeneo, variegato, che già prima dell’avvento del Covid-19 era in profonda crisi a causa di una perdita di rappresentatività.

Che i Corpi Intermedi Italiani fossero in declino lo avevano notato già in molti, prima della pandemia, in modo più o meno incisivo. L’avvento della crisi sanitaria ha complicato il quadro già critico dell’intermediazione, rendendo ancora più difficile una sua ricostruzione critica. Di questi temi da due anni ormai ci stiamo occupando con un gruppo di colleghi, amici, ricercatori, quasi tutti afferenti alla Ferpi, e tutti gravitanti – senza eccezione - intorno all’esperienza pluri-decennale di Toni Muzi Falconi.

Toni, da sempre infaticabile “tessitore” di trame di pensiero e di azione, presenzierà la nostra sessione a BledCom in qualità di Chair of the Panel: non è retorico per me affermare che tutto questo non si sarebbe innescato senza la sua miccia puntuale e tagliente. La riflessione sulle dinamiche di intermediazione, del resto, è al centro di almeno due decenni della sua lunghissima vita professionale. A lui tutti noi dobbiamo il merito, tra le altre cose, di avere portato ad evidenza adeguata la dialettica controversa tra i concetti di rappresentanza, rappresentatività e rappresentazione; e soprattutto, in tempi più recenti, il loro cortocircuito, alla base della crisi dell’intermediazione.

Sarà per me dunque particolarmente un onore, oltre che un piacere, potere guidare questo gruppo di ricerca che, sabato prossimo, alle 15,40, relazionerà su vari argomenti legati al “macro-tema” della crisi dell’intermediazione. Dopo i saluti iniziali sarà proprio compito di Toni Muzi Falconi “lanciare il tema sul tavolo della riflessione” che, siamo sicuri, desterà anche quest’anno una sentita reazione da parte dei partecipanti. Seguiranno quindi gli interventi di Vincenzo Manfredi e di Biagio Oppi, Consiglieri Nazionali Ferpi nonché fautori di “FerpiLab”, il nuovo centro studi Ferpi che intende rilanciare il “think tank” della Federazione; quindi Simone de Battisti, fondatore e AD di Hokuto, e LiviaPierMattei, Managing Partner
Methodos Group, con due interventi rispettivamente sull’importanza dell’ascolto attivo e permanente per le organizzazioni di rappresentanza, e la rilevanza degli asset intangibili e dell’integrated reporting in primis proprio per i Corpi Intermedi.

Nodo centrale della sessione sarà la presentazione dei risultati parziali dell’Indagine Nazionale sulla Rappresentanza e sui Corpi Intermedi, portata avanti da Storyfly, in partnership con Hokuto, e in Collaborazione con il CNEL e con il supporto di FERPI.

Un progetto che da mesi ci vede impegnati sul fronte della raccolta diretta e indiretta di opinioni, tendenze, dati, informazioni, direttamente dai protagonisti della scena dell’intermediazione in Italia. I dati raccolti sin ora corroborano grandemente le nostre tesi iniziali, e cioè che non basta postulare una “re-intermediazione” dall’alto dei Corpi Intermedi, come rimedio a quei processi di disintermediazione ormai arrivati a maturazione in tutti i settori sociali, politici, economici, con le conseguenze a tutti note.

Quest’anno relazionerò a BledCom anche il mio ultimo articolo, “The Challenges of Neo-intermediation”, in cui introduco il concetto di Neo-intermediazione: un nuovo tipo di paradigma di intermediazione non più lineare ma circolare, non più verticale, “di posizione”, ma orizzontale, basato sulla (ri)costruzione di quel “corpo sociale”, già fragile prima della pandemia, che il virus ha lacerato. Jürgen Habermas, nel suo saggio “Teoria dell’agire comunicativo”, contrapponeva ad una “razionalità tecnologica" (una forma di razionalità latente strumentalizzata dal potere politico), una "razionalità discorsiva” cui corrisponde un'organizzazione sociale, che fondandosi sul sistema comunicativo, favorisce la formazione di una volontà collettiva alla partecipazione democratica. È in questa formazione della volontà collettiva che si ritrova il senso originario e più forte della Rappresentanza, che fonda la sua nuova rappresentatività anche in una nuova capacità di rappresentazione, anche in senso “narrativo”, quasi drammaturgico: rappresentazione non più di sé stessa, ma - nuovamente! - dei suoi “rappresentati”. La Neo-intermediazione si afferma allora come un possibile modello, di matrice semiotica, secondo cui i Corpi Intermedi possono provare a “riguadagnare terreno” non più ponendosi come “erogatori di verità”, ma accompagnando i loro associati e tutte le parti sociali in un percorso di progettazione, come “facilitatori di senso”.

Tutti i Soci FERPI sono stati invitati a partecipare all’Indagine sulla Rappresentanza; chi non avesse avuto modo di compilare il Survey, on-air ancora per poche settimane, può ancora farlo al seguente link.

 

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