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Generazione on line

16/12/2008

Rapporti e ricerche delineano sempre di più il rapporto tra i giovani e la Rete. Con un bilancio che appare positivo.

Giovani e internet, rapporto difficile. Si discute in molte sedi di opportunità e rischi, di limiti e linguaggi. Un aspetto sembra emergere con forza: esiste un gap generazionale anche nei riguardi della grande Rete.


Mentre gli adulti considerano il web come uno strumento per aumentare la produttività individuale (e-mail, e-commerce, knowledge management), i più giovani lo vivono come un mezzo che favorisce la socializzazione fra coetanei, come un ambiente creativo che permette diverse forme di autoespressione.


Dall’uso delle nuove tecnologie – secondo ricerche, articoli e rapporti – i ragazzi traggono sempre più vantaggi. I cosiddetti “Digital Natives” sarebbero più svegli e collaborativi, nutrirebbero maggiori aspettative di riconoscimento e carriera rispetto alle precedenti generazioni.


C’è chi ha indagato anche sugli ambienti di crescita e su quanto influenzino il rapporto con la vita di tutti i giorni. Per gli autori di “Digital Kids” (Susanna Mantovani e Paolo Ferri) a trarre profitto dalle nuove tecnologie non sono tanto i ragazzi che hanno a disposizione strutture scolastiche avanzate, quanto chi dispone da molti anni di accessi domestici alla Rete. Insomma, i più evoluti sarebbero coloro che – grazie ad ambienti familiari di buon livello culturale e aperti alle innovazioni – da più tempo navigano su Internet.


Se da un lato la scuola è in ritardo nell’adottare linguaggi adeguati, spesso i rapporti e le ricerche sulla Rete si concentrano su aspetti più drammatici e di attualità, come il rischio pedofilia e il consumo di contenuti pornografici o violenti. Più raramente si indaga su temi apparentemente secondari, come lo sfruttamento commerciale e le minacce alla privacy.


Come si può aiutare il sistema educativo a far fronte alle esigenze dei ‘nativi digitali’? Carlo Formenti, giornalista del Corriere della Sera, suggerisce di mettere da parte paure e visioni ‘produttivistiche’. E di introdurre nelle scuole non solo computer, ma anche linguaggi, stili di apprendimento e metodi di verifica mirati sulle pratiche di acquisizione e condivisione delle conoscenze dei giovanissimi. “Perché – sostiene Formenti – ai ragazzi Internet fa anche bene”.


Alessandro Dattilo – Redazione Cultur-e
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