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Giornalisti-Rp: una relazione da ripensare e consolidare

07/11/2008

Se ne è discusso a Roma, martedì 4 novembre presso l’Auditorium dell’Enel, in occasione delle presentazione del cofanetto “In che senso?” a cura di Toni Muzi Falconi, Fabio Ventoruzzo e Chiara Valentini pubblicato da Luca Sossella editore.

Buona la prima! La cassetta degli attrezzi sulle relazioni pubbliche è stata svelata martedì scorso ai tanti amici che hanno voluto partecipare (nonostante un Giove pluvio arrabbiato che ha fustigato Roma con un nubifragio!) alla presentazione ufficiale, resa possibile grazie alla collaborazione di Enel.


E ora inizia il suo road show sul territorio grazie al supporto e alla collaborazione delle Delegazioni Ferpi che hanno supportato il processo. In ordine: 24 novembre a Gorizia (Università di Udine), in occasione del decennale del Corso di Laurea in Relazioni Pubbliche … con replica serale a Udine; il 2 dicembre a Bologna; il 3 dicembre a Milano; il 5 dicembre a Catania e il 9 dicembre a Genova … ed è solo l’inizio perché, se non bastasse, altre tappe sono pronte: Padova, Firenze, Torino, Napoli!


In un affollato auditorium dell’Enel sono accorsi tanti professionisti, giornalisti ma anche docenti, ricercatori e studenti che hanno voluto essere presenti alla presentazione del primo cofanetto sulle Relazioni Pubbliche realizzato da Toni Muzi Falconi, Chiara Valentini e Fabio Ventoruzzo, pubblicato da Luca Sossella Editore.


L’incontro, in forma di talk show, è stato abilmente condotto dal direttore di Reset, Giancarlo Bosetti. Con lui hanno discusso di relazioni pubbliche, rapporto tra informazione e comunicazione e futuro della professioni Toni Muzi Falconi, Gianluca Comin, il Segretario generale aggiunto FNSI Giovanni Rossi e il “coraggioso” editore Luca Sossella, che ha fortemente voluto e sostenuto l’intero progetto.


Il confronto si è focalizzato dai risultati emersi dalla ricerca sulla percezione reciproca tra giornalisti e relatori pubblici raccolta e presentata nel libro Lo specchio infranto a cura di Toni Muzi Falconi e Chiara Valentini.
Dalla discussione sul rapporto tra giornalisti e relatori pubblici, molto meno critico rispetto al altre situazioni, è emerso che esso, grazie anche al ruolo delle rispettive associazioni professionali, deve essere ulteriormente consolidato per rendere consapevole i lettori di cosa c’è dietro una notizia e di come entrambe le professioni influiscono sulla formazione dell’opinione pubblica.


Due professioni comunque in cerca di identità? Può essere. Quasi certamente per i giornalisti (da 4 anni in attesa del nuovo contratto) alle prese con una difficile riscrittura dell’articolo 1 del loro ordinamento, quella che definisce ‘chi’ fa giornalismo. Un po’ meno (ma non da dormirci tranquilli) per le relazioni pubbliche che si sono confrontate (con risultati non sempre brillanti) sulla propria specificità professionale. Anche se di strada da fare ce n’è parecchia.


Quello che accomuna entrambe è la disintermediazione dell’informazione che, da un lato (giornalismo) impone una riflessione sui contenuti dell’informazione, mentre dall’altro (relatori pubblici) impone una doverosa attenzione nella scelta delle fonti e dei canali della comunicazione.


A chiudere il dibattito un’anteprima (apprezzata) del video libro e un aperitivo davanti ai monitor che mandavano le immagini delle sessioni ravvivate dalla presenza di testimoni d’eccezione: Chicco Testa, Furio Garbagnati, Anna Martina, Paolo Iammatteo, Stefania Romenti e Giampaolo Azzoni.


Molto interessante l’intervento del presidente Ferpi Gianluca Comin che ha cominciato la sua riflessione a partire dalla ricerca sulla percezione professionale tra giornalisti e relatori pubblici. “In un paese in cui il numero dei Relatori Pubblici sembra destinato a crescere, (in Italia sono stimati circa 100.000 e si ritiene che si aggiungeranno altri 60.000 nuovi professionisti nei prossimi cinque-sei anni), è di assoluta importanza comprendere come, al momento attuale, giornalisti e relatori pubblici si relazionino tra loro. Questo, di fatto, rappresenta il primo case study sulla auto percezione professionale di RP e dei giornalisti nel nostro Paese. La ricerca mostra come la professione delle relazioni pubbliche sia ancora percepita come una professione vaga ed ambigua rispetto alla ben consolidata professione del giornalista e i cui ruoli e funzioni principali sono ancora poco chiari per almeno uno dei suoi pubblici influenti, i giornalisti.”


Poi intervenendo nel merito ha affermato: “Serve da parte di entrambe le categorie grande professionalità, serve uno sforzo di comunicazione da una parte e di ascolto dall’altra. D’altra parte il mestiere di entrambi è esattamente questo, il relatore pubblico deve “farsi conoscere” ed il giornalista ascoltare e filtrare i messaggi che riceve.” Dalla ricerca, secondo il Direttore delle Relazioni Esterne di Enel emerge un altro aspetto molto interessante, il Rapporto tra rappresentazione della pratica giornalistica e percezione pubblica.


“Giornalisti e Rp hanno quasi identica percezione della professione giornalistica come ruolo di mediatore tra fonti, interessi editoriali e pubblici – ha affermato Comin – questa rappresentazione si scontra però con i dati di una recente ricerca edita da Astraricerche (Il futuro del giornalismo, 2008) che indicano, presso l’opinione pubblica italiana, un diffuso malessere verso la professione giornalistica vista come tendenzialmente “inaffidabile” e “partigiana”. Secondo questa ricerca, infatti, il 68% degli italiani considera i giornalisti bugiardi, incompetenti (60%), drammatizzanti (59%), non indipendenti (52%), di parte (48%), corrotti (40%), narcisisti (30%), poco comprensibili (30%). A fronte di questi dati emerge una fortissima domanda sociale di giornalismo forte, competente, avvocato della verità, appassionato ed utile.”


Poi concludendo su questo prima tema (oggetto di uno dei tre volumi che compongono il cofanetto) il presidente Ferpi auspica “Solo una diversa relazione tra relatori pubblici e giornalisti, un impegno di entrambe le categorie verso una più seria e attenta considerazione dei pubblici (dei loro strumenti critici) può contribuire a porre le basi per un nuovo “patto implicito” tra cittadinanza e informazione, a costruire il consenso intorno alle 2 categorie di professionisti spesso penalizzate o sconosciute al grande pubblico. Trasparenza, Professionalità e fiducia sono le parole chiave per il futuro di entrambe le professioni.”


Il secondo aspetto preso in analisi da Comin è stato il ruolo dei social media che stanno rivoluzionando il modo di fare informazione da una parte e comunicazione dall’altra. “Sia i Relatori Pubblici sia i giornalisti sottovalutano il ruolo dei social media. Entrambi le professioni ancora si mostrano riluttanti a comprendere in pieno la rivoluzione informatica che introduce competenze nuove e diversificate – continua Comin – c’è la necessità, non più rinviabile, di aprire un confronto sulle potenzialità della rete per le due professioni anche per un diverso rapporto con l’opinione pubblica. Diversamente rischiamo di restare troppo indietro se non ci adeguiamo all’evoluzione dei mezzi e dei contenuti richiesti dai pubblici.”


“Il punto da cui ripartire per aprire un’epoca delle relazioni pubbliche moderne e meno di sudditanza dei rp ai giornalisti, muove dalla consapevolezza dell’esigenza di una necessaria interdipendenza dei loro ruoli per migliorare il proprio lavoro. Le trasformazioni della professione giornalistica obbligano sia gli RP a cercare efficaci canali di comunicazione con i giornalisti, sia quest’ultimi a comprendere le varie sfaccettature del ruolo di Rp, come interfaccia tra le organizzazioni ed il mondo esterno.”


Secondo il presidente Ferpi la ricetta è nell’Integrazione dei ruoli professionali per migliorare la percezione dei metodi professionali l’uno degli altri. “Rp e giornalisti hanno una differente percezione delle relazioni pubbliche. I primi tre ruoli del relatore pubblico per ordine di importanza sono: creare, consolidare e sostenere i sistemi di relazione tra l’organizzazione per cui lavora e i principali pubblici influenti; assistere l’organizzazione a migliorare la qualità delle sue decisioni ascoltando e interpretando le aspettativa dei pubblici influenti; curare il rapporto con i media per conto dell’organizzazione per cui lavora. Il primo dei ruoli indicati dai relatori pubblici è al quinto posto per importanza nella scelta dei giornalisti.


Per i giornalisti: curare il rapporto con i media per conto dell’organizzazione per cui lavora; ideare e organizzare eventi capaci di attrarre l’attenzione e la partecipazione dei pubblici influenti; elaborare e fornire informazioni sulle caratteristiche dei prodotti o servizi dell’organizzazione per cui lavora. Sembra che non ci sia volontà da parte dei giornalisti di avere una concezione più complessa del relatore pubblico, che viene ridotto ad un event- manager.”


Come si esce da questa situazione? “Spetta alla comunità professionale dei relatori pubblici migliorare la percezione che i giornalisti hanno di loro, non servendosi solo di questi ultimi per “promuovere le proprie organizzazioni”: i relatori pubblici devono porre le basi per una “relazione di qualità” che non si esprimi solo nel momento del bisogno. Deve esserci uno sforzo in più da parte dei relatori pubblici per riuscire a farsi percepire positivamente ed eticamente dai giornalisti. Credo che la credibilità della professione del relatore pubblico dipenda molto dalla qualità delle azioni che questo svolge quotidianamente.”

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