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Governance: attenzione ai vuoti comunicativi e relazionali

07/06/2013

Il nuovo mandato di Melbourne, anche alla luce del mutato e sempre più complesso scenario mediatico-relazionale, obbliga a ripensare funzione delle Relazioni pubbliche e ruolo dei professionisti. _Giampietro Vecchiato_ propone un approccio che considera l'organizzazione come un sistema aperto e vitale in cui le Rp giocano un ruolo strategico fondamentale.

di Giampietro Vecchiato
Prima ancora di “vendere” prodotti e/o servizi, le organizzazioni – pubbliche o private, profit e non profit – devono ricercare il consenso di tutti i pubblici per la propria legittimazione sociale, istituzionale ed economica. Si tratta di un’attività permanente che mette in relazione la singola organizzazione con tutti gli altri sistemi che agiscono nel territorio e nella comunità.
L’organizzazione va pertanto considerata come un sistema aperto e vitale che, guidata da un organo di governo (coalizione dominante) e da un professionista di Relazioni pubbliche (facilitatore), ricerca la propria sopravvivenza ed il proprio successo sociale governando il complesso sistema delle relazioni nelle quali si trova ad agire e nel quale è immersa.
Un consapevole e continuativo governo delle relazioni che deve agire:
a) come forza per la crescita e lo sviluppo competitivo dell’organizzazione;
b) come risorsa per costruire un’immagine forte e attrattiva;
c) come elemento di ricerca del consenso sociale e di goodwill con l’ambiente (credibilità strategica);
d) come consapevole ricerca della fiducia, grazie ad una solida reputazione, di tutti gli stakeholder;
e) come costruzione di significati economici, sociali, etici, commerciali e simbolici con tutti i pubblici;
f) come elemento che crea e diffonde valore, anche di tipo economico.
Tutti elementi che non vengono acquisiti “una volta per sempre”, ma che vanno quotidianamente gestiti, monitorati e valutati nella certezza che la creazione di vuoti comunicativi e relazionali – sia all’interno che all’esterno dell’organizzazione – può impedire il raggiungimento degli obiettivi stabiliti e danneggiare la reputazione, il capitale sociale e relazionale faticosamente costruito nel tempo.
La reputazione, infatti, passa sempre attraverso un processo di responsabilità, sia professionale che sociale, e che fa a sua volta riferimento ai principi etici che governano il pensare ed il fare delle organizzazioni. La reputazione è strettamente legata ai comportamenti reali delle organizzazioni e non può essere “governata”. O meglio, può essere governata fino ad un certo punto perché la reputazione di un’organizzazione altro non è che quello che uno stakeholder racconta, autonomamente e senza filtri, ad un altro stakeholder!
Principi etici che rimandano all’essenza stessa dell’organizzazione, al suo modo di essere e, soprattutto, alla sua capacità di vision dalla quale discendono obiettivi, comportamenti ed azioni. Ma anche alle modalità utilizzate per governare le relazioni che devono essere fondate sul riconoscimento di tutti gli interlocutori (stakeholder, pubblici influenti, destinatari finali), del valore delle relazioni, dell’ascolto, dell’inclusione, della negoziazione degli obiettivi, come patto sociale con tutti gli stakeholder.
Compito delle Relazioni pubbliche strategiche è quindi quello di aiutare la coalizione dominante sia nella fase di ascolto delle esigenze e delle aspettative dei diversi pubblici – oggi sempre più numerosi ed esigenti – che nella fase di definizione delle azioni più efficaci per governare positivamente ed efficacemente tali relazioni.

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