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I comitati locali Unicredit come best practice di stakeholder engagement

27/02/2008

E' la tesi che sostiene Chiara Cattelan nel suo lavoro di laurea "Realizzare la cittadinanza d'impresa attraverso il governo delle relazioni" discussa recentemente presso per il conseguimento della Laurea specialistica in Comunicazione delle Organizzazioni Complesse presso Università di Padova relatore Giampietro Vecchiato.

Nelle imprese e nelle organizzazioni la comunicazione e la gestione delle dinamiche relazionali tendono sempre di più a diventare elementi che caratterizzano l'impresa nella sua interezza. La crescente rilevanza di tali fattori all'interno dell'impostazione strategica aziendale è ascrivibile ad alcune linee di tendenza che stanno modificando le imprese stesse ed il modo con il quale esse si pongono in relazione con l'ambiente esterno. Tali tendenze riguardano sia trasformazioni inerenti l'assetto strutturale e organizzativo delle imprese, quali l'emergere di strutture aziendali sempre meno gerarchizzate, una sempre più frequente delocalizzazione ed esternalizzazione delle attività e il progressivo imporsi di strutture policentriche, sia cambiamenti a livello ambientale, quali la globalizzazione dei mercati, lo sviluppo delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, l'avvento di una domanda sempre più esigente e informata che attribuisce all'impresa non solo compiti economici ma crescenti responsabilità etiche e di natura sociale.
Le conseguenze di tali processi si sintetizzano nella visione di una dimensione aziendale sempre più aperta e interdipendente con il contesto di riferimento, tanto da rendere confusi e incerti i confini che separano ambiente e impresa. Quest'ultima assume sempre più i contorni di un sistema sociale dinamico fortemente contestualizzato, ossia immerso in altri sovrasistemi presenti nell'ambiente di riferimento, con i quali è direttamente legata per ottenere le risorse necessarie alla sua sopravvivenza e per il raggiungimento dei propri obiettivi. Tali risorse sono rappresentate in primis dai fattori produttivi, come materie prime, il lavoro e i servizi, il capitale monetario e gli impianti ma anche da quel patrimonio di asset intangibili quali  fiducia, credibilità e reputazione che costituiscono il presupposto fondamentale in grado di garantire la continuità dello scambio fra l'organizzazione e il suo ambiente: scambio che, palesandosi in flussi costanti di input-output,  consente all'organizzazione di rigenerarsi e rinnovare le proprie capacità, innescando processi continui di apprendimento e adattamento che le permettono di sopravvivere e mantenersi competitiva nel tempo. In tale contesto di forte interdipendenza appare chiaro come le possibilità imprenditoriali percorribili da un'impresa siano fortemente dipendenti non solo dai suoi elementi costitutivi e della motivazioni che spingono i suoi fondatori all'azione economica, ma anche e soprattutto dalla capacità che essa ha di interagire con il suo ambiente, quest'ultimo concepibile come sintesi di soggetti che possono alternativamente favorire o ostacolare la dinamica evolutiva aziendale, a seconda che le loro aspettative siano più o meno soddisfatte dall'operato dell'impresa.
In un'economia complessa l'impresa trae la propria capacità di innovazione e sviluppo non solo dalle proprie forze, ma necessariamente anche dalle opportunità di cooperare e acquisire conoscenze e competenze specifiche dall'esterno: il processo di  generazione del valore aziendale assume i contorni di un processo collettivo, frutto di una sinergia di intenti di una pluralità di soggetti il cui supporto è indispensabile al raggiungimento degli obiettivi aziendali.
La compartecipazione di tali soggetti alle finalità aziendali non può però essere data per scontata, ma dipende fortemente:
1) dalla percezione che essi hanno dell'azienda;  
2) dalla  possibilità che essi hanno di ottenere un beneficio sicuro attraverso la collaborazione.
Per assicurarsi tale compartecipazione, è necessario dunque che l'azienda non solo sappia creare consenso e approvazione intorno attorno a sé, ma sia in grado anche di tradurre il proprio vantaggio in valore per le diverse parti in gioco. Perché ciò avvenga, essa non può prescindere dal considerare e conoscere i valori e le aspettative dei soggetti con cui interagisce: solo la costruzione di una visione comune che concili i diversi interessi in gioco in un'ottica di vantaggio reciproco può infatti garantire lo scambio di consenso, informazioni e capacità necessario allo sviluppo dinamico del sistema-impresa. Tale costruzione richiede un coordinamento superiore che può essere ottenuto solo attraverso maggiori  flussi di comunicazione e un'adeguata gestione delle dinamiche relazionali: la comunicazione riveste infatti un ruolo strategico nel
- contribuire ad affermare e sostenere il progetto imprenditoriale nel territorio in cui l'impresa opera, rendendo percepibili e apprezzabili le sue capacità e competenze distintive;
- concorrere a sviluppare lo stesso progetto imprenditoriale , costituendo il canale privilegiato
attraverso il quale può realizzarsi la condivisione di valori necessaria al manifestarsi di comportamenti cooperativi.
Lo sviluppo di legami sociali fondati sull'adesione al progetto imprenditoriale e sull'apprezzamento delle competenze distintive dell'impresa costituisce un presupposto imprescindibile per la sopravvivenza e la crescita dell'impresa nella misura in cui consente:
- di rafforzare significativamente l'identità collettiva  e il  grado di legittimazione nel territorio, aumentando la reputazione e la credibilità dell'organizzazione;
- di agevolare la circolazione di informazioni e conoscenza tra gli attori;
- di accrescere lo stock fiducia nei confronti dell'organizzazione,  riducendo l'incertezza delle transazioni e favorendo l'emergere di significati condivisi.
L'insieme di legami sociali intrattenuti da un'organizzazione nei confronti di soggetti esterni, può costituire dunque un vero e proprio capitale a disposizione dell'azienda, nella misura in cui il numero e la qualità di tali legami le consentono di ottenere benefici esprimibili nella manifestazione di atteggiamenti cooperativi e nel raggiungimento di obiettivi comuni che altrimenti non sarebbero raggiungibili. L'entità di tale capitale dipende strettamente non solo dall'esistenza di relazioni ma anche da come queste vengono considerate e gestite da un'organizzazione: è necessario infatti che quest'ultima intenda i rapporti e le interazioni con specifici soggetti esterni non  come semplici connessioni casuali o isolati momenti di scambio, ma alla stregua di volontari e ininterrotti processi comunicativi basati sulla consapevolezza, sull'orizzontalità e sull'interattività. Fondamentale è il ricorso ad un approccio comunicativo simmetrico e bidirezionale fondato sull'ascolto in cui i rapporti di potere siano equilibrati e le diverse parti che partecipano all'interazione abbiano come obiettivo principale la comprensione reciproca.
Se gestite in tal modo, le relazioni si qualificano quale strumento privilegiato attraverso cui le organizzazioni possono conoscere e incorporare nei propri obiettivi, gli interessi e i valori di tutti quei soggetti rilevanti che appartengono all'ambiente esterno. Diviene in tal senso fondamentale per l'organizzazione saper investire nella gestione e nel coordinamento di un solido impianto relazionale, tramite l'attivazione di tecniche di dialogo che prevedano il confronto, la negoziazione e il reciproco riconoscimento nei confronti di tutti gli stakeholder, ossia di quei soggetti che hanno un interesse nell'attività dell'impresa,  che manifestano attese e interesse nei suoi confronti e che influenzano o sono influenzati dalle decisioni prese. Tali tecniche sono metodologie di engagement che a diversi livelli consentono di coinvolgere gli stakeholder nei processi decisionali dell'impresa.
L'idea che le aziende si relazionino con una serie di interlocutori considerati soggetti chiave per il processi di generazione del valore aziendale trova il suo fondamento teorico nella teoria degli stakeholder, elaborata da Freeman negli anni '80, la quale, contrapponendosi al convenzionale modello input-output, promuove una concezione di impresa come luogo di mediazione fra gli interessi talora contrastanti degli stakeholder, e camera di compensazione in cui ciascuno raggiunge i propri fini:il vantaggio dell'organizzazione è ottenibile e raggiungibile solo attraverso il dialogo costruttivo e il soddisfacimento degli interessi dei suoi molteplici e differenti interlocutori.
 Secondo Freeman, "ognuno di questi gruppi di stakeholder ha il diritto di non essere trattato come un mezzo per qualche fine e, pertanto, deve partecipare alla determinazione della direzione futura dell'impresa in cui ha un interesse": in base a tale ottica la teoria degli stakeholder postula che il management debba trattare tutti gli stakeholder come portatori di interessi egualmente importanti e ha un obbligo fiduciario nei loro confronti, non solo dei portatori di capitale. Tale teoria porta dunque a prevedere una nuova visione di capitalismo manageriale, basata sul concetto di fiduciary relationship, rapporto fiduciario tra i manager e gli stakeholder dell'azienda: " il capitalismo funziona", dice Freeman, " perché imprenditori e manager si uniscono e mantengono accordi o rapporti con consumatori, fornitori, dipendenti, finanziatori e comunità. Il sostegno di ogni gruppo è vitale per il successo dell'impresa."
In un approccio stakeholder based, l'identità dell'azienda cessa di essere soggettuale e autoriferita per divenire un'identità relazionale, incorporando esigenze e interessi via via più vasti. Il management di conseguenza è chiamato ad assumere decisioni che tengano conto di tale molteplicità motivazionale, attribuendo rilevanza nei processi di decision making a fattori che esulano dai normali indicatori economico-finanziari di performance. Spostando l'attenzione da un unico interesse, quello del capitale, a un insieme di interessi diversificati e parzialmente divergenti, la performance assume dimensioni multiple, che devono essere equilibrate e integrate: l'area di interesse sociale dell'impresa si amplia, coniugando responsabilità economica, cioè il produrre beni e servizi in modo efficace ed efficiente, e responsabilità legale, il perseguire la missione economica nel rispetto dell'ordinamento giuridico, a una responsabilità di tipo etico, l'agire secondo standards, norme e attese che riflettono attenzione e ascolto verso gli interessi dei diversi stakeholder, e sociale, il rispondere all'attesa di un comportamento da buon corporate citizen, contribuendo alla qualità della vita dell'ambiente circostante. Adottare un approccio stakeholder based implica dunque un progressivo allargamento della responsabilità fiduciaria dell'impresa dai soli azionisti verso una più ampia collettività, mettendo capo in ultima istanza  una ridefinizione dello scopo e della natura dell'impresa come istituzione sociale a finalità plurime.
L'adozione di strategie aziendali che attribuiscano il giusto valore alla dimensione relazionale rappresenta in tal senso il primo passo verso la realizzazione di un tessuto produttivo maggiormente attento e consapevole nei confronti del sistema sociale in cui è inserito. La presa di coscienza circa l'importanza e il valore delle relazioni si pone infatti come premessa fondamentale per quel cambiamento di prospettiva che porta l'organizzazione ad abbandonare, a livello concettuale e pratico, una posizione autonoma e isolata rispetto al contesto, giungendo a concepirsi non più come entità singola, bensì quale nodo inserito in una rete di relazioni sociali: come tale, essa sceglie di rendere primario il benessere della rete stessa, poiché è conscia che dallo stato e dalla qualità delle relazioni intrattenute con gli altri nodi dipende non solo il suo successo, ma anche la sua  stessa sopravvivenza. Intesa in tal senso, la competenza relazionale diviene il presupposto fondamentale per dare vita al ridisegno delle funzioni che un'impresa può svolgere all'interno della società: funzioni che dal mero perseguimento del profitto si estendono per comprendere i doveri di un'impresa-cittadino che estrinseca le sue potenzialità e le mette al servizio del sistema di cui fa parte.
Il concetto di impresa-cittadino prevede che quest'ultima  non sia attenta solamente al rispetto delle leggi, ma partecipi attivamente alla vita della comunità  in cui è inserita, contribuendo a farla crescere economicamente e culturalmente e operando per renderla più operativa e coesa. L'acquisizione di un atteggiamento generalizzato di impegno civico si concretizza in particolare sull'ascolto dei bisogni della comunità e sulla consapevolezza della necessità di soddisfare tali bisogni attraverso il confronto e il dialogo fra le parti sociali. 
La soddisfazione delle esigenze comunitarie non può essere infatti ottenuta se non attraverso un'azione collettiva in quanto:
1) nessun soggetto, economico o non profit, può promuovere da solo uno sviluppo che garantisca realmente protezione e promozione ambientale, crescita sociale e aumento delle risorse economiche e finanziarie;
2) le responsabilità di ciascuna singola organizzazione sono difficili da delimitare e solo l'intersezione delle prese in carico fra enti pubblici, organizzazioni profit e non profit può garantisce uno sviluppo armonico e democratico;
3) la compartecipazione e il coinvolgimento di soggetti diversi nella creazione di un progetto condiviso di crescita è  fondamentale per la riuscita di un qualunque percorso di sviluppo
Tutte le parti sociali devono impegnarsi, ciascuna con le proprie potenzialità, per il benessere del territorio cui appartengono: l'incontro fra le responsabilità e  le disponibilità a farsi carico da parte di soggetti sociali diversi, però, non può essere dato per scontato, in quanto è costituito non soltanto dall'autopercezione da parte delle organizzazioni, ma anche dai bisogni e dalle aspettative degli stakeholders. Occorre allora pensare e sperimentare strumenti che siano in grado di costruire la rete delle responsabilità, rendendola esplicita, condividendola, comunicandola e orientandola verso obiettivi comuni. Tali strumenti, che si palesano nella messa in atto di processi di partecipazione e dialogo, non devono essere "calati dall'alto", proposti a prescindere dai contesti, ma devono nascere dai territori stessi, stimolati dagli attori sociali presenti, che possono agire come teste di ponte per coinvolgere un numero sempre maggiore di soggetti sia individuali che collettivi.
Promuovere tali processi di partecipazione costituisce compito primario per l'impresa-cittadino che è chiamata a sfruttare le proprie competenze specifiche e il know-how che ha a disposizione per attivare meccanismi di governance in grado di coinvolgere gli attori del territorio in percorsi allargati di responsabilità sociale. In tal senso la carica maggiormente innovativa della cittadinanza d'impresa si esplica nel delineare il tessuto produttivo come potenziale promotore, a fianco delle pubbliche amministrazioni, preposte per natura a tale scopo, di iniziative in grado di diffondere a livello territoriale modelli di sviluppo sostenibile orientati a realizzare  sistemi locali  altamente competitivi grazie all'armonica integrazione di crescita economica, benessere sociale e tutela ambientale.
L'adozione di un'ottica territoriale per realizzare processi di sviluppo sostenibile si fonda sul presupposto che lo sviluppo dei sistemi locali è imprescindibile dai legami che vengono a costituirsi tra forze economiche e comunità locale e dall'interazione delle componenti pubbliche e private che operano sul territorio. In particolare:
- le comunità devono essere in grado di supportare lo sviluppo economico attraverso l'adeguamento della formazione e la diffusione delle conoscenze;
- le comunità devono rispondere a criteri di autosufficienza economica e quindi devono cercare di favorire la crescita delle imprese di riferimento;
- le imprese devono saper riconoscere, per perseguire uno sviluppo equilibrato, azioni "possibili" e azioni "necessarie" per sviluppare la propria competenza e competitività sul territorio;
- alle imprese è affidato il compito di gestire i passaggi di conoscenze tra generazioni differenti, garantendo una corretta implementazione dei saperi attorno alle tecnologie e pratiche chiave della comunità stessa;
- per entrambe le categorie è evidente la necessità di identificare i fattori trainanti per lo sviluppo di una comunità, sia dal punto di vista economico che culturale/conoscitivo;
- in sinergia i soggetti devono sapere sviluppare le peculiarità che rendono alcune comunità locali uniche nel proprio genere.
È evidente quanto lo sviluppo di una comunità sia strettamente legato sia al livello di efficienza del proprio sistema economico (capacità di innovazione, risposta a criteri qualitativi stringenti, sia dal punto di vista del prodotto che del processo), sia alla capacità della società di supportare questi cambiamenti attraverso l'istituzione di politiche adeguate, mirate alla crescita culturale e conoscitiva della comunità locale, senza perdere di vista le peculiarità che caratterizzano il territorio. Per favorire lo sviluppo locale è necessario dunque intervenire nei rapporti tra società locale e sviluppo socio-economico territoriale, con particolare attenzione allo sviluppo del capitale sociale, alla crescita delle capacità relazionali e al funzionamento dei sistemi istituzionali della società locale. Ciò comporta il coinvolgimento dei soggetti privati per la progettazione delle politiche di sviluppo locale: è necessario che i sistemi locali siano in grado di sviluppare le capacità di coordinamento e di cooperazione fra imprese e tessuto locale, al fine di coinvolgere tutti gli attori di un territorio nella condivisione di un progetto di sviluppo sostenibile.  La necessità di un coordinamento degli impegni delle diverse forze in campo corrisponde alla necessità di gestire in modo nuovo le relazioni presenti all'interno della rete territoriale, promuovendo strumenti che agevolino la redistribuzione delle responsabilità fra poteri pubblici e privati, ridisegnando da una parte le funzionalità dei soggetti pubblici in modo tale che siano in grado di virare l'interesse pubblico in interesse collettivo, dall'altra ridefinendo i compiti dei soggetti privati nell'ottica di nuove possibilità di partecipazione ai processi decisionali locali ma anche di nuove responsabilità, che non si limitino più alla semplice autoregolamentazione del proprio operato ma implichino l'assunzione  di un ruolo maggiormente attivo all'interno delle dinamiche locali. In tale ottica la presenza dei soggetti privati, in particolar modo del tessuto produttivo, può essere riletta alla luce della funzione che essi possono svolgere nel territorio affermandosi quali Organizzazioni attivatici di relazioni sociali in grado di facilitare i legami tra gli attori locali, attivando strumenti di dialogo che consentano di pervenire alla costruzione di una piattaforma comune di valori, pratiche, e azioni in grado di dare atto a una migliore gestione dei territori.
La costruzione di tale piattaforma scaturisce come esito di un  processo partecipato ed esteso ai principali portatori di interesse in cui, a partire da un'esplicitazione chiara e trasparente degli obiettivi perseguiti da ciascun singolo attore, si individui una mission comune e condivisa orientata a soddisfare primariamente i bisogni della comunità in un'ottica sostenibile e soprattutto nel rispetto dei singoli soggetti interessati. Tale processo partecipato consente ai diversi portatori di interesse locali di dialogare e confrontarsi su questioni e problematiche inerenti al territorio, conoscere le reciproche aspettative, individuare i punti in contatto e sulla base di questi individuare percorsi condivisi di crescita sostenibile: esso si qualifica primariamente come un'arena dialogica dove gli inevitabili conflitti fra diversi interessi locali possono tramutarsi in opportunità di sviluppo, dando vita a una partnership territoriale che sia orientata alla ricerca di una sostenibilità di sistema non ottenibile tramite la semplice somma algebrica delle singole responsabilità sociali. La costituzione di tale arena dialogica consente dunque di implementare percorsi di responsabilità sociale allargati a livello territoriale (RST), in grado di coinvolgere tutti gli attori locali in un progetto orientato ad influire sulle sorti del territorio, secondo il principio per cui quest'ultimo appartiene a chi ci vive ed opera, ed è chi ci vive ed opera che deve decidere come gestirlo. In tale ottica la messa in atto di meccanismi partecipativi in grado di attribuire una capacità decisionale riguardo alle dinamiche locali a tutti gli stakeholder del territorio contribuisce in maniera sostanziale al sorgere di un nuovo concetto di democrazia deliberativa, intendendo con tale termine una forma di governo che implica il coinvolgimento di tutti coloro che sono coinvolti dalle conseguenze di una decisione attraverso la costituzione di assemblee nelle quali i diversi soggetti possano discutere tra loro e giungere, tramite il confronto, a una decisione che non sia il risultato di un semplice compromesso ma che emerga quale posizione condivisa da tutte le parti allo stesso modo.
L'importanza dell'approccio deliberativo nasce dalla consapevolezza della capacità non soddisfacente del mercato di garantire il perseguimento dell'utile collettivo attraverso l'ottenimento dell'utile individuale, cui si unisce la necessità di rinnovare uno stato amministrativo in crisi, bisognoso di nuovi strumenti politici alternativi a quelli della tradizionale democrazia rappresentativa. A tali fattori si aggiunge l'introduzione di principi quali la sussidiarietà e la sostenibilità da parte dell'Unione Europea, che hanno contribuito a sottolineare la necessità di un nuovo approccio al governo del territorio, segnato dallo sforzo congiunto di tutte le parti sociali.
La scelta di farsi interprete di tale necessità, attivando percorsi di responsabilità sociale a livello territoriale, si identifica in una precisa scelta per l'impresa, che sceglie di affermarsi nel territorio non solo quale soggetto economico ma anche come riconosciuta istituzione sociale in grado di coniugare obiettivi di natura prettamente economica e obiettivi di utilità sociale in una sintesi di ordine superiore che incardini gli interessi individuali all'interno di più ampie finalità sociali, secondo una visione integrata di impresa multifunzione. La promozione di percorsi allargati di responsabilità sociale implica l'assunzione di un impegno totalizzante da parte dell'impresa: implementare un'azione di RST  necessita infatti di una progettualità orientata al lungo periodo che rifletta un approccio articolato e complesso  alla realtà locale,  evitando eccessivi particolarismi e  integrando programmi e attività specifiche in un coerente quadro d'insieme.  Allo stesso tempo rappresenta però anche una notevole fonte di valore aggiunto per l'organizzazione, considerato che  contribuire in maniera diretta al rilancio dei meccanismi produttivi locali ed essere soggetto attivo nella promozione del territorio le consentono di:
- perseguire una strategia competitiva equilibrata fra radicamento locale e  capacità di interpretare i flussi dell'innovazione e dello sviluppo economico;
- accrescere la coesione sociale, la stabilità e la crescita nei territori e mercati dove è presente: ciò ha evidenti positive conseguenze per l'organizzazione stessa, poiché interagire con una realtà dotata di tali caratteristiche porta una serie di vantaggi in termini di capitale sociale e umano disponibile, circolazione di informazioni, infrastrutture e servizi, oltre ad un rafforzamento della reputazione e dell'identità aziendale connesso all'inserimento dell'azienda in un territorio competitivo e qualificato dal punto di vista dello sviluppo sostenibile.
- ottenere legittimazione e riconoscimento presso i territori in cui opera, e dunque poter disporre di un ambiente dotato di goodwill nei confronti dell'azienda e per questo propenso a non ostacolarne ma più facilmente a favorirne l'operato;
-creare legami di medio e lungo periodo con i principali portatori di interesse locali, così da favorire il manifestarsi di  comportamenti cooperativi e avviare un percorso di crescita sinergica;
- gestire al meglio situazioni di interdipendenza decisionale;
- usufruire delle opportunità connesse al verificarsi di economie esterne e poter contare sulla condivisione delle risorse complementari;
La possibilità per un'impresa di svolgere un ruolo di traino verso i temi e gli atteggiamenti di responsabilità sociale è sottesa alla sua capacità di dare vita a un network sociale nel quale tutti gli stakeholder locali siano attori-protagonisti di un confronto partecipato dove la pluralità degli attori stabilisca quali sono gli obiettivi da perseguire riguardo la crescita del territorio e con quali modalità vadano perseguiti. Sia la costruzione del network che la realizzazione del processo partecipato richiedono azioni ad alto contenuto comunicativo per quanto riguarda:
a)      la ricerca e lo scambio continuo di informazioni;
b)      la ricerca di modalità relazionali per la risoluzione dei conflitti;
c)      la costruzione di relazioni trasparenti ed efficaci;
d)      l'adozione di processi partecipativi autenticamente democratici ed efficienti;
e)      l'ascolto delle comunità e degli attori.
Il contributo delle imprese allo sviluppo di una partnership territoriale è quindi strettamente dipendente da un efficace governo delle relazioni fra tutti i soggetti in campo, tramite l'attivazione di un opportuno sistema di comunicazione permanente che consenta loro di stabilire quei legami e ottenere quella fiducia e consenso necessari per implementare con successo un percorso di responsabilità sociale a livello collettivo.
Le capacità relazionali dunque, abbinate alla capacità di adottare strumenti formali e strategie integrate di responsabilità sociale, rappresentano le risorse imprescindibili di cui i soggetti economici devono essere dotati per poter ricoprire un ruolo significativo all'interno dei contesti sociali e poter dare così avvio a quel procedimento d'integrazione fra forze economiche e sociali che costituisce un potenziale ad alto valore aggiunto non solo per il tessuto produttivo, ma per la collettività stessa. Per la maggiore disponibilità di risorse di cui godono, i soggetti economici che possono candidarsi a ricoprire tale ruolo sono soprattutto le aziende big player, che possono sfruttare il loro alto potenziale di conoscenze disponibili, capitale umano e risorse finanziarie per attivare percorsi di sensibilizzazione e implementare strategie e strumenti volti a coinvolgere anche gli altri attori sociali in percorsi di sviluppo sostenibile e crescita sistemica. Azioni promosse dalle big player risultano particolarmente efficaci perché  consentono di fungere da attrattori per il tessuto di piccole-medie imprese che spesso risultano incapaci, per mancanza di risorse, di  compiere un'inquadramento strategico della CSR e non sfruttano così al meglio le potenzialità del proprio impegno sociale.
Nel caso Unicredit, il fatto che la funzione di traino sia svolta da una big player del settore creditizio rende il processo ancor più significativo: dal momento che l'accesso al capitale resta e sarà sempre più in futuro la chiave per lo sviluppo economico, l'orientamento di un grande Gruppo bancario verso percorsi allargati di responsabilità sociale si traduce in garanzia per una crescita economica equilibrata e una crescita economica non sconnessa da quelle che sono le esigenze delle società locali,ti quegli stakeholders che si tnon sconnessa da quelle che sono le reali esigenze delle società locali. 
L'esperienza dei comitati locali Unicredit nasce dalla consapevolezza che oggi il sistema finanziario non può prescindere da una solida infrastruttura sociale di natura pubblica e privata: seppur ridefinito rispetto al passato, il rapporto con il territorio rimane legame imprescindibile attraverso cui coltivare e rendere reali le aspirazioni globali del Gruppo. Coerentemente con le proprie origini, quest'ultimo mira a proseguire un rapporto di profonda integrazione con le realtà locali, avendo preso coscienza della ricchezza costituita dal tessuto e dalle reti sociali di ciascun sistema territoriale in cui l'azienda è inserita. Tale ricchezza rappresenta la sintesi di decenni di attenzione al "locale" concretizzatisi in  fitte reti di rapporti sia formali che informali che mai si sarebbero potuti costruire o replicare senza ricorrere alle esperienze pregresse.
Proprio per mantenere e rafforzare questo capitale relazionale, Unicredit dà vita ai Comitati Locali, organismi consultivi focalizzati sullo studio delle dinamiche d'evoluzione socio-ecconomica e sulle prospettive di sviluppo di ben precise aree geografiche.
Questi organismi sono costituiti da un numero variabile di componenti esterni, scelti tra i rappresentanti nelle comunità di riferimento del mondo dell'imprenditoria, dell'università dell'associazionismo, della cultura e del volontariato, delle autonomie funzionali cui si aggiungono tre membri interni costituiti dai responsabili delle banche di segmento a livello locale.
Vengono creati a seguito della riorganizzazione strutturale del Gruppo avvenuta nel 2003, quando Unicredit passa da un assetto di tipo federale, costituito dall'accorpamento di un'insieme di banche generaliste a forte carattere locale, a un modello per tre grandi banche di segmento. Tale riassetto, se garantisce maggiore flessibilità per l'espansione globale del Gruppo, inizialmente crea disorientamento in termini di visibilità e forti resistenze al cambiamento da parte della clientela, con il concreto rischio per Unicredit di perdere il bagaglio di legami territoriali accumulati nel corso degli anni dalle banche confederate. Dal malessere percepito a seguito della trasformazione, si fa quindi sempre più viva l'esigenza di creare un sistema innovativo di dialogo per non perdere il contatto con le comunità locali: è per soddisfare tale esigenza che vengono attivati nelle aree di gravitazione delle vecchie realtà bancarie dei gruppi di "ascolto", i comitati locali appunto, rappresentativi delle diverse anime di cui i territori sono portatori.
Se inizialmente i  Comitati possono implicitamente assumere un ruolo "risarcitorio" sui territori, volto a mantenere quel legame con le realtà locali che rischiava di andare perso con la riorganizzazione strutturale del Gruppo, assumono invece progressivamente la dimensione di organismi utili alla crescita di quelle comunità di cui interpretano le istanze evolutive: focalizzandosi sullo studio delle condizioni socio-economiche e sulle prospettive di sviluppo di precise aree geografiche, essi assumono infatti all'interno di tali aree un ruolo di selezione e accompagnamento  dei business sul territorio, attraverso un continuo processo di monitoraggio delle dinamiche evolutive. Tali organismi, se da una parte permettono ad Unicredit di svolgere al meglio il ruolo di soggetto attivo nello sviluppo locale, consentendo al Gruppo di avere in mano le informazioni necessarie alla comprensione profonda della realtà locale e allo stesso tempo di intessere con quest'ultima una solida rete relazionale indispensabile ad implementare in maniera efficace le strategie aziendali in loco, dall'altra parte assolvono più ampie finalità collettive, qualificandosi come veri e propri laboratori d'eccellenza per l'analisi e il dibattito di molti dei nodi strutturali che rallentano i meccanismi di crescita del sistema produttivo e, nel contempo, per l'elaborazione di risposte concretamente risolutive.
I comitati locali consentono l'implementazione di strategie di sviluppo coerenti con le esigenze dei territori, attraverso l'ascolto delle comunità territoriali in modo tale da coglierne le dinamiche di trasformazione, l' indicazione delle linee di sviluppo da perseguire attraverso l'elaborazione di quanto emerso dall'ascolto,  e la messa in atto di  programmi e progetti idonei per l'accompagnamento del territorio in un percorso di crescita sistemica economicamente e socialmente sostenibile. Tali progetti sono risposte concrete che corrispondono ad effettive proposte in grado di esaltare le reali potenzialità del territorio e rilanciare i processi produttivi locali.
Sebbene ciascuno di essi sia dedicato a specifiche e differenti tematiche, tutti gli interventi si caratterizzano per la ricerca di coniugazione fra sviluppo economico e promozione sociale. I progetti, cresciuti negli anni per numero e grado di impegno, spaziano dal sociale all'analisi di fattibilità di progetti in partenariato con associazioni di categoria piuttosto che a studi di settore e ricerche per migliorare il network fra mondo universitario e l'imprenditoria: i principali ambiti di intervento riguardano il fronte dell'innovazione, dell'internazionalizzazione, delle infrastrutture, del passaggio generazionale, così come i progetti utili alla coesione sociale.
La progettualità dei comitati si fonda sui concetti di profondo radicamento, inteso come comprensione profonda dei luoghi, delle culture e delle specificità economiche locali, e di  scambio, inteso come confronto costruttivo fra un grande gruppo bancario, con la sua cultura organizzativa e le sue proiezioni internazionali, e una realtà territoriale con le sue lunghe derive culturali e le sue esigenze di riposizionamento dentro i processi di globalizzazione economica e sociale in atto.  Il legame fra azienda e territorio  è  impostato da Unicredit in un'ottica di intensa reciprocità, nella quale entrambe le dimensioni, quella aziendale e quella locale, sono concepite come due realtà dotate entrambe di un ricco potenziale di risorse che, se messe assieme, sono in grado di produrre effetti ad alto valore aggiunto, sia per l'azienda che per il territorio stesso, di molto superiori rispetto a quanto sarebbe perseguibile se ciascuno proseguisse in maniera autonoma e indipendente rispetto all'altro. La ricerca di un valore aggiunto che sia esteso anche al territorio non va inteso  nell'esperienza dei comitati esclusivamente come ricerca da parte dell'azienda di facile consenso e legittimazione ma si connette più profondamente ad un'interpretazione in chiave sistemica delle dinamiche territoriali, ossia alla visione del territorio quale risultante del sistema di relazioni e interazioni che  lega inscindibilmente fra loro i soggetti agenti all'interno di una determinata comunità locale. Tali soggetti, siano essi economici, sociali, o istituzionali sono dunque profondamente interconnessi, e lo stato di ciascuno è inevitabilmente vincolato e dipendente da quello degli altri: da qui la necessità di stabilire meccanismi di confronto e dialogo che consentano di stabilire visioni e indirizzi condivisi, così da trasformare le interdipendenze in potenziale di crescita, potenziale che senza l'azione congiunta delle forze presenti nel territorio non potrebbe esprimersi, esaurendosi in spinte all'azione contraddittorie. L'opportunità di crescita congiunta che i comitati locali offrono non si traduce esclusivamente nella promozione di progetti volti a indagare e superare i punti critici di un percorso di sviluppo, ma primariamente nell'offerta di uno spazio  dove i soggetti del  territorio possano incontrarsi per dialogare, confrontarsi e intraprendere processi decisionali condivisi. E' questo l'aspetto maggiormente innovativo dell'esperienza territoriale Unicredit: i comitati agiscono prima di tutto sul piano relazionale, consentendo di creare quel tessuto di legami senza il quale la creazione di una piattaforma sistemica non sarebbe ipotizzabile. Essi rappresentano dunque prima di tutto un ambito di accumulazione e riproduzione di nuove relazioni sociali, confluendo in essi  quei terminali intelligenti di territorio detentori di capitale sociale locale, inteso come capitale di beni relazionali di territorio:  mirano a fungere  da stanza di compensazione delle dinamiche contraddittorie che oggi si manifestano sul territorio, cercando di essere una catalizzatore delle forze locali innovative, che oggi hanno più che mai necessità di fare massa critica, stimolando in esse quell'abitudine a pensare e a pensarsi come sistema così da acquisire gradualmente la consapevolezza che un approccio congiunto sia la migliore risposta ai problemi del territorio I comitati costituiscono dunque, prima ancora che uno strumento aziendale, un'arena partecipativa nella comunità e per la comunità dove i diversi portatori di interesse hanno la possibilità di svolgere una parte attiva nei processi di trasformazione del loro territorio, acquisendo, attraverso l' accorpamento in un unico soggetto collettivo,  una rilevanza decisionale all'interno di quelle che sono le politiche territoriali.
Chiara Cattelan, bena_82@yahoo.it

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