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Ice Bucket Challenge: gioco estivo e efficace campagna di comunicazione?

08/09/2014

Nata come iniziativa di solidarietà per raccogliere fondi e far conoscere la Sclerosi Laterale Amiotrofica, la _Ice Bucket Challenge_ si è presto trasformata in un giochino virale. Ma i risultati prefissi sono stati raggiunti o si è trattato di un’ulteriore dimostrazione della forza e dei limiti di Internet? La riflessione di _Andrea Ferrazzi._

di Andrea Ferrazzi
Più che un’iniziativa di solidarietà, l’Ice Bucket Challenge (la secchiata di acqua gelata per la raccolta fondi a favore della Sla) è diventato il gioco dell’estate 2014 e un’opportunità per politici e personaggi pubblici sempre alla ricerca di visibilità. Dal premier Matteo Renzi al Commissario Tecnico della Nazionale Antonio Conte, tantissimi si sono “sacrificati” alla causa, con tanto di notizia su tutti i media: il successo popolare di questa trovata è dunque oggettivo. Prima di cantare vittoria e di sottolineare ancora una volta il grande ruolo svolto dalla rete per promuovere l’iniziativa di solidarietà in ogni angolo del mondo, sarebbe però opportuno riflettere sui risultati che gli ideatori si erano prefissati:
1) raccogliere fondi per la ricerca sulla Sla;
2) sensibilizzare l’opinione pubblica su questa terribile malattia degenerativa.
Sono stati raggiunti? A quanto pare, i soldi raccolti sono pochini, soprattutto se paragonati al numero di secchiate gelate sulle teste di illustri personaggi pubblici. Poco è sempre meglio di niente, ma da questo punto di vista l’Ice Bucket Challenge non sembra aver raggiunto il traguardo auspicato. E’ vero, tuttavia, che sulla Sla c’è stata un’attenzione mediatica straordinaria. Ma siamo sicuri che, dopo un’estate all’insegna delle secchiate d’acqua gelata, la popolazione sia più informata su questa terribile malattia, sulle condizioni delle persone colpite, sulla situazione della ricerca delle cause e di una cura? Ne dubito. L’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente su chi si sottoponeva a questo trattamento, soprattutto nel caso di personaggi con una certa popolarità. A chi tocca la prossima volta? Chi sarà nominato? E’ così che l’Ice Bucket Challenge è diventato il gioco dell’estate, quasi fosse una di quelle canzonette che finiscono per essere la colonna sonora delle vacanze.
Grazie al web l’iniziativa è diventata virale e globale. In pochissimo tempo. Ma come una macchia di petrolio nel mare si è propagata rimanendo in superficie. L’Ice Bucket Challenge è così un altro esempio della forza e dei limiti di Internet. Uno strumento che permette alle informazioni di viaggiare con una rapidità sorprendente da una parte all’altra del mondo, creando fenomeni mediatici come questo. Ma la velocità è in antitesi con la profondità e la complessità. Dobbiamo essere consapevoli di questo, onde evitare di scambiare un passatempo estivo per un’efficace campagna di comunicazione.
P.S. Ho esitato a scrivere queste considerazioni, perché la solidarietà è un terreno difficile e scivoloso. Mi sono convinto solo dopo aver letto le considerazioni di un malato di Sla che, in una lettera pubblicata dall’Espresso, evidenziava, tra l’altro, come l’Ice Bucket Challenge fosse un modo per far parlare di sé, più che della malattia.

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