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IdeaTre60

04/03/2010

Primo social network dedicato al sociale e al mondo del no-profit, si candida a diventare un luogo di dibattito e di confronto su questa importante prassi professionale.

di Vittorio Sica
Intelligenza collettiva per un mondo più vitale: questo il claim che esprime l’anima di IdeaTRE60.
Spazio Anniluce. Milano ha puntato i riflettori sulla presentazione del primo social network dedicato al sociale e al mondo del no-profit, sicuramente il primo in Europa.
www.ideaTre60.it, questo il suo indirizzo, è un progetto della fondazione Accenture che è già una realtà attiva sul mercato.
Collettività: è una delle parole chiavi attraverso cui si capisce la logica del portale. Infatti il desiderio è quello di connettere, attraverso il portale in rete che funge da ponte di connessione, i vari talenti, idee e cervelli creativi esistenti nella realtà al fine di creare progetti innovativi che abbiano un beneficio per la società. Porre in rete il mondo del no – profit off – line.
Beneficio che deve essere descritto in una presentazione di progetto, a priori, quando si presenta un’ipotetica idea di progetto alla commissione che giudica e decide quali sono le idee più meritevoli per la realizzazione.
Beneficio garantito al momento dell’implementazione del progetto stesso che deve essere dimostrato sul campo.
Ancora sul versante delle idee, devono altresì avere un forte carattere di innovazione e tecnologia. Servono persone valide, motivate ma con know – how e capacità definite e specializzate.
Gli esperti direbbero networking; in questo caso per una buona causa. I soggetti potenzialmente coinvolti possono essere indistintamente tutti i pubblici: privati e società civile che abbiano voglia di cambiare in meglio la società globale con una buona idea a beneficio dei più.
Nello specifico: università, fondazioni e imprese sono le prime ad essere chiamate direttamente in causa ; ognuna con le sue peculiarità.
Collettività, quindi, che apre le braccia a giovani talenti universitari che abbiano voglia di fare e che spesso si trovano disorientati non sapendo a chi rivolgersi.
Ma anche , nello specifico delle fondazioni, alle attuali 250.000 Onlus esistenti oggi nel bel paese e a quella parte del sistema economico delle imprese, la nota CSR, che si occupa di sociale.
Una attività di CSR, in una logica di crowdsourcing direttamente con tutti i colori della società, più attuale ed interattiva abbattendo i muri dell’impresa per soddisfare, addirittura, meglio le esigenze ed i veri bisogni della realtà.
Prima di inutile filantropia.
Silvio Mani, vice presidente della fondazione Accenture, ha spiegato in breve le regole del gioco. Tre i vettori verso cui si muove l’iniziativa: abilitare, aggregare ed accelerare.
In altre parole: il social network abilita, attraverso il web, le persone che sono elementi fisici esistenti nella realtà in modo da aggregare le loro idee ed iniziative private in un sistema che trasformi le idee in progetti agiti accelerandone, una volta deciso quali sono le iniziative più meritevoli, l’attuazione e lo sviluppo di quelli che diventeranno, in questa fase, dei veri e propri
progetti.
Non i sogni ma le idee, le buone idee, diventano realtà!
L’operazione di crowdsurcing può essere vista sotto due diverse sfaccettature: il condividere idee, il caso in cui di tante idee se ne fà una condivisa e che si pragmatizza con l’aiuto della maggioranza degli attori, ed il concorrere, dove idee diverse concorrono al fine di vincere la possibilità di vedere la propria idea, ritenuta dalla giuria migliore delle altre, trasformata in progetto attraverso l’aiuto, economico e non, di Tre60.
Entrambe le strategie supportate da una costante sostenibilità. Nel successivo dibattito, mediato da Riccardo Luna direttore responsabile di Wired, tra le tante considerazioni è emersa la questione del “Digital Account”; in Italia.
La domanda è: in che misura l’Italia è raggiunta dalla connessione Internet, a macchia d’olio, in modo da rendere veramente democratico e fruibile ai più questo nuovo social network in rete? In merito a ciò due le tesi contrapposte.
Per questioni superiori ancora l’Italia oggi si trova ad avere un gap di presunta inferiorità riguardo
l’accesso alla rete nei confronti di altri paesi europei. Questo, a causa di una classe politica che
sfugge alla consapevolezza che bisogna implementare un’infrastruttura che generi una larga diffusione di rete, nel paese, per agevolare una maggiore crescita economica e una maggiore consapevolezza di fatti ed opinioni.
Magari maggiore consapevolezza e trasparenza fa paura, non conviene. Una rete centralizzata potrebbe abbattere certe barriere che provocano oggi un sostanziale rallentamento dello sviluppo, economico e non,della società a favore di tutti e della meritocrazia. Questo il punto di vista di Tito Boeri, professore ordinario di economia del lavoro alla Bocconi. Mentre, di contro a Boeri, Gianluca Spina,direttore Mip Politecnico di Milano, ha dichiarato che nella sua aula universitaria ha accertato che, esempio nel caso dell’informazione, su un campione di 200 alunni: solo 4-5 legge con regolarità un quotidiano nazionale su carta, di contro circa 190 su 200 si informano via web.
Ma, in realtà, la prima considerazione non esclude l’altra.
Il termine che a rigor di logica viene in mente è sinergia tra lo stato, al fine di creare un infrastruttura di rete per lʼaccesso alla rete, e una migliore crescita e formazione di una cultura digitale che permetta di utilizzare il web a pieno nel tempo giusto.
Una considerazione importante da chi scrive è che: Tre60 è la prima piattaforma social media, il primo social network, creato da una fondazione riconosciuta ed operante sul mercato già da tempo.
Non è questo il caso in cui si ha a che fare con ragazzini ventenni che si inventano Facebook. Vorrebbe poter dire che si sta passando ad una istituzionalizzazione del sistema dalla parte di chi propone rodotti della rete?
Resta il fatto che Tre60 è un prodotto tutto italiano, rivolto al mondo globalizzato al fine di migliorare tutto il mondo, in riferimento alla sfera del no-profit.
Nessuno ci aveva mai pensato, questo è sicuro.
In ultimo, a firmare il log-out dell’evento è intervenuto Vito di Bari, Innovation designer web 2.0,
che dopo tanta enfasi ha chiesto alla platea: ma ne avevamo veramente bisogno?

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