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Il futuro cammina su sentieri digitali

10/03/2010

Marco Pratellesi intervista sul suo blog Derrick de Kerckhove, allievo di Marshall McLuhan. Una panoramica sul web 2.0, sui media digitali e non e una visione disincantata deklla situazione italiana.

di Marco Pratellesi
Derrick de Kerckhove, sociologo belga naturalizzato canadese, allievo di Marshall McLuhan, è considerato uno dei maggiori studiosi mondiali di comunicazione e nuove tecnologie. Attualmente è docente alla facoltà di sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, dove tiene un corso di Sociologia della cultura digitale.
Hans Magnus Enzensberger ritiene che per studiare l’uomo non ci sia niente di meglio che la strada, un’esposizione universale perenne. Oggi abbiamo anche un’autostrada digitale, la rete, dove tutto, o quasi tutto, avviene. Quanto è importante essere sul web per capire il mondo?
“La virtualità raddoppia la società reale, anzi è la stessa cosa grazie alla nostra dimensione sociale in rete. In qualche modo virtuale e reale sono le facce della stessa medaglia. La nostra realtà è aumentata, condivisa, moltiplicata. Le cose che accadono adesso sono molto veloci: la strada ci dà la dimensione tattile, la dimensione cognitiva è sempre di più legata alla rete, a internet. Se l’uomo della strada ignora la rete si sbaglia completamente: da Napoli al Sud Africa noi siamo assolutamente immersi in un cambiamento profondo che tocca tutti i livelli della società”.
I social media sono la nuova frontiera della comunicazione?
“Sì, lo sono in modo sorprendente. I social media sono una realizzazione molto attuale e si configurano come un passo ulteriore rispetto al Web 2.0. Il blog è stato un momento di maturazione di quanto stiamo osservando oggi. Era la molteplicità delle fonti, il pensiero che si esplica in tempo reale. L’idea di networking era legata alle televisioni negli anni 60 e 70. Solo in seguito si è trasferita sullo schermo del computer e la comunicazione è diventata bidirezionale. I social media sono l’estrema maturazione di questo processo”.
Dove stiamo andando?
“Suppongo che il futuro vada verso lo sviluppo di computer quantistici, cioè basati sul calcolo quantistico, che superando la logica binaria “sì-no” saranno in grado di eseguire operazioni molto più efficaci dei computer classici. La conoscenza, il sapere, emergono da pressioni diverse come la sensazione tattile o il contesto ambientale in cui una determinata domanda è posta. Il quantum è capace di analizzare una quantità infinita di pressioni e dare risposte più precise. Il computer in futuro sarà sempre di più letteralmente coscienza in rapporto diretto con la mente umana. La macchina sostituirà sempre più il comando, l’operazione, la ricerca: si può immaginare che un giorno basterà pensare una cosa per vederla materializzare immediatamente sullo schermo”.
La carta sopravviverà a Internet?
Penso di sì. I media non si eliminano l’un l’altro, c’è piuttosto concertazione tra loro. Il libro da sostanza e conferisce autorevolezza a ciò che già esiste in rete. Ciò che passa velocemente nella rete si sostanzia nella carta che fissa il pensiero e lo approfondisce.
Pensa che l’informazione online debba essere a pagamento?
“Sicuro, anche se sono fra i pochi a dirlo. E’ giusto pagare quello che ti serve in rete come paghi un viaggio in aereo o un servizio che ritieni indispensabile per la tua vita. Certo devono essere trovate forme di pagamento più intelligenti di quelle brutali delle telecom. Oggi puoi far pagare la notizia, oppure mantenere la gratuità dell’informazione sfruttando la pubblicità. Sono strategie diverse, entrambe valide, ma resta il fatto che chi produce informazioni utili debba trovare un giusto compenso”.
Come proteggere il diritto d’autore nell’era digitale?
“Con i creative commons che danno all’utente la possibilità di citare o usare testi o documenti o file audio e video alle condizioni stabilite sul digitale. E’ necessario accorciare i limiti dei diritti d’autore in modo da creare un mercato semi-regolato che disarmi gli abusi”.
L’Italia è rimasta indietro nello sviluppo digitale rispetto ad altri Paesi?
“Sì, totalmente. L’Italia è un Paese molto più capace di quello che esprime in questo momento: un “fascismo elettronico” che si è manifestato con il decreto Alfano o la sentenza del tribunale di Milano che ha condannato i vertici italiani di Google. Dobbiamo stare attenti a non toccare la libertà e i diritti civili. La democrazia è un bene sostanziale della nostra società e va difesa. Anche contro chi vorrebbe imporre controlli sul web”.
Tratto dal blog di Marco Pratellesi

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