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Dieci canzoni per dieci parole. Per il futuro

11/06/2024

Massimo Bustreo (*)

Il testo del concerto del Mind The Jazz (Giuliana Spanò, voce e Max Bustreo, pianoforte) tenuto all’Hotel Aquarius il 17 maggio per aprire i lavori della decima edizione del Festival InspiringPR.

Dove comincereste voi se vi chiedessero di pensare al futuro? Un po’ come nella domanda che si fa ai bambini. Ma che può svelare un potere indescrivibile se fatta, bene, agli adulti. E se questi adulti, ancora meglio, rispondono con cura. Cosa vuoi fare da grande? Ecco, scegliamo con cura le parole per rispondere a questa preziosa domanda. Perché il futuro che vogliamo passa anche e soprattutto dalla consapevolezza del potere generativo delle parole che usiamo.

Fantasia
Con la fantasia è possibile arrivare ovunque. È la fantasia che ci permette di immaginare scenari inimmaginabili. Di superare ostacoli insuperabili. Di realizzare limpossibile. Ed è solo con la fantasia che possiamo pensare di saltellare tra i pianeti del nostro sistema solare. E renderlo possibile. Fare piccoli passi per noi umani ma grandi balzi per lumanità. Quell’umanità che un futuro capace di riappropriarsi del senso delle parole – con altre parole, come canta il testo – può permetterci di raggiungere.
Chiudiamo gli occhi, lasciamoci andare alla fantasia e ascoltiamo Fly me to the moon (Bart Howard, 1954). E presto capiremo perché il titolo originale era In Other Words. Ascoltatela qui oppure qui



Accoglienza
Jasmin è una turista tedesca. Dopo una lite con il marito, scende dallauto, prende la sua valigia e la trascina sulla strada polverosa che la condurrà verso il Bagdad Café. Qui lavora Brenda, unafroamericana dalla forte personalità che ha cacciato di casa il suo di marito. Dopo una lite. L’ennesima. Qui, attorno a quel caffè come al caffè della moka che sta in tutte le nostre cucine – veri luoghi di accoglienza – si convertono a poco a poco tutte le anime che vi metton piede. Personaggi pittoreschi, come ex pittori di set hollywoodiani o artisti del tatuaggio glamour-gothic. Ad accompagnare il cambiamento un sottofondo melodico di Johann Sebastian Bach suonato al pianoforte da Sal Jr., il figlio di Brenda. Ma è soprattutto in forza della capacità di accogliere ogni difetto come un valore che, con pazienza ed empatia – e il suo amore per i giochi di prestigio – Jasmin trasforma il locale e tutte le persone che ne fanno parte.
Calling You (Bob Telson, 1987) è il brano scritto per questo film. Da ascoltare qui, cantata dal suo autore. Seduto al piano di un caffè, naturalmente.

Generosità
C’è un disco che deve girare su ogni piatto, in ogni impianto, in ogni casa, in ogni giorno che ci viene donato in questa vita. Be, questo disco è quello in cui Etta James canta I just wanna make love to you (Willie Dixon, 1954).

«e mi accorgo dal modo in cui cammini
dal modo in cui parli
che io potrei darti tutto lamore
di tutto il mondo.
Tutto ciò che voglio fare
é cucinarti il pane perché tu sia sazio
Tutto ciò che voglio fare
è fare l’amore con te»

Quel sublime gesto gratuito che non cerca altra restituzione se non il benessere di sapere che donarsi nellatto damore è un atto damore.



Prospettiva
Vi siete mai chiesti da dove guardate la realtà che state vivendo? Se quello che vedete è proprio quello che avete davanti agli occhi? O se quello che viviamo in realtà non sia quello che sta dietro i nostri occhi? Perché se è vero – come è vero – che la realtà che viviamo è quella che la nostra mente si costruisce attraverso i nostri sensi, le nostre percezioni e le nostre aspettative, è ancor più vero che, come canta il testo di Hoagy Carmichael (1937), basta la vicinanza della persona che amiamo a farci vedere la realtà da unaltra prospettiva. Ancora più delle miglior parole che potremmo usare insieme, è l’esserci insieme.

«It isn't your sweet conversation
That brings this sensation, oh no
It's just the nearness of you»

Ascoltatela dalla voce di Ella Fitzgerald e dalla cornetta di Louis Armstrong qui.
 


Intelligenze
Troppe volte non basta lintuito. Troppe volte non basta la percezione dei nostri sensi. Troppe volte non basta la capacità di accorgersi di quello che ci accade intorno per capire cosa sta succedendo. Abbiamo bisogno di altro, di più intelligenza. No, non quella razionale, razionalizzante. O forse solamente ragionevole dentro e dietro la quale cerchiamo giustificazioni indifendibili. Più intelligenza emotiva, creativa, vegetale, infantile, disincantata, artistica, visionaria, osé. Umana. Quella che ci fa sentire di essere e di esserci. E questo soprattutto per evitare che il presente si consumi, che ci esploda sotto il naso mentre siamo impegnati a guardare altrove senza essere davvero capaci di sentire cosa ci sta accadendo dentro.
Schioccate le dita e ascoltate le vostre sensazioni nell’ascoltare The way I feel (2011) della meravigliosa Asa. Qui.



Attenzione
Il prendersi cura implica un gesto di attenzione generosa, dedicata, sincera. La cura è lemblema del dare e del ricevere attenzione. Unattenzione che facilita la protezione dai rischi. Unattenzione che rivaluta i fallimenti. Unattenzione che contiene il dolore della solitudine di chi non è soggetto di attenzione alcuna. La cura è salvifica, così come lattenzione ci può salvare dalle illusioni e dagli inganni della realtà e di chi la sa manipolare.

«Perché sei un essere speciale
io sì avrò cura di te»

Te che sarai al centro delle mie attenzioni, delle mie cure, del mio esserci nella relazione. Come canta qui Battiato ne La cura (1996).



Speranza
Non c’è disperazione senza speranza. E non solo da un punto di vista etimologico. Per questo vi proponiamo qui due brani: Desdenosa di Lhasa de Sela (1997) e Halleluja di Leonard Cohen (1984). Nel primo che ascolterete lautrice dice di esser

«Desdeñosa, semejante a los dioses
yo seguiré luchando por mi suerte»


Perché solo gli dèi non han bisogno di speranza. Loro già tutto hanno e sanno. Mentre per noi umani la speranza è il luogo dove avviene lepifania:

«C’è una vampata di luce
in ogni parola
non importa quale hai ascoltato
l'inno sacro o quello spezzato: Hallelujah»

Ecco la rivelazione anticipatrice di quello che desideriamo, come canta il secondo brano.

Se potete e volete, ascoltateli qui e qui, sapendo che nella versione interpretata e scritta in modo originale per InspiringPR 2024 li avevamo uniti in un medley ardito.




Curiosità
Questa volta la parola che abbiamo associato al brano che vi proponiamo ve la facciamo vivere sulla vostra pelle! Vorremmo condurvi a far nascere in voi la curiosità per un brano che son certo tutti conoscete ma che non è detto che ri-conoscerete subito. La versione che vi proponiamo è infatti curiosa. Fate un gioco con noi: lasciate che sia qualcun altro a cliccare sul link qui sotto. Voi nel frattempo chiudete gli occhi, ascoltatela e godetevi la curiosità della vostra mente, dei vostri ricordi.
Cliccate qui per gustarvi questa piccola madeleine proustiana!



Autenticità
InspiringPR si ritrova ogni anno da 10 anni a Venezia. E se la Venezia di oggi – ahinoi – ha perso molto della sua originalità – più tapas che osterie, più gingilli che artigianato, più grembiuli col Colosseo che Canaletto – forse una delle icone più autentiche, rimaste fedeli alla storia della città è quella del gondoliere. Lui forse. Ma di certo lo è la laguna in cui lui voga, alto e fiero a poppa di quell’opera d’arte dell’ingegno umano che è la gondola. Ecco quindi una ode al gondoliere, al suo mestiere. E soprattutto al mondo lagunare in cui questo mestiere unico al mondo è nato. «Pope... Oe…»: pope, il poppiere che col remo governa la gondola a suon di Oe”, un grido che apre le vie in acqua come in terra. «Oe...», autentico canto di Venezia!

Salite a bordo, tenetevi “saldi” e lasciatevi cullare da Il gondolier (Umberto da Preda, 1970), qui.



Responsabilità
Cos’è la responsabilità? È forse la capacità di fare quella scelta difficile, contraria alla ragione, ma guidata dal sentimento? O forse è la capacità di prendere quella decisione razionale, ma contraria alle emozioni? Cos’è la responsabilità se non prendere un treno perché se non rientro a casa c’è qualcuno che questa notte non dormirà?

«Não posso ficar nem mais um minuto com você
Sinto muito amor, mas não pode ser
Moro em Jaçanã, se eu perder esse trem
[…] Minha mãe não dorme enquanto eu não chegar»

Al binario numero 10 della decima edizione del Festival InspiringPR è pronto il Trem das once (Riccardo Del Turco, 1966). In carrozza: salite qui per il futuro!






(*) Presidente Comitato Scientifico InspiringPR

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