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Il Garante si fa social

16/07/2013

Il sito del Garante per la protezione dei dati personali sbarca sui social. Una scelta inevitabile per chi si occupa quotidianamente di comunicazione e dell’informazione, soprattutto per puntare sui giovani, spesso i più esposti ai rischi di violazione della privacy online.

La comunicazione del Garante per la protezione dei dati personali è recentemente sbarcata nel mondo dei social media. Era pressochè inevitabile per l’Autorità, che fa della comunicazione e dell’informazione una delle sue mission fondamentali, puntare anche su questi strumenti per entrare in contatto con i cittadini, soprattutto quelli più giovani, che appaiono particolarmente esposti ai rischi connessi alla violazione della privacy online (basti pensare, solo per fare un esempio, al fenomeno drammatico del cyberbullismo).
La strategia di ingresso del Garante nel mondo social è avvenuta in due fasi. Il primo passo è stato semplice e innovativo al tempo stesso. Tutte le pagine del sito dell’Autorità sono state arricchite con una funzione di sharing su quattro dei social media più diffusi (almeno in Italia): Facebook, LinkedIn, Twitter e Google+. In questo modo, ogni utente può condividere, con un semplice click del mouse, informazioni e contenuti che reputa particolarmente interessanti con la sue rete di conoscenze online.
La comunicazione dell’Autorità viene così rinforzata con un processo di diffusione virale cui collaborano attivamente gli stessi utenti del sito. Vale la pena evidenziare che sono ancora poche le PA italiane che stanno sperimentando la funzione di sharing dei contenuti sui social media, e quindi il Garante sta contribuendo in questo campo a tracciare un’esperienza che può essere molto utile anche per altri soggetti pubblici.
Il secondo passo è stato quello di aprire account su sue importanti social media: Youtube e Linkedin. Il canale Youtube viene utilizzato dall’inizio del 2013 per diffondere video informativi, soprattutto di animazione, che il Garante produce e realizza “in house” in forma del tutto autonoma e praticamente a costo zero. Si tratta di veri e propri tutorial che stanno riscuotendo un notevole successo in termini di gradimento e condivisioni. Per ora sono stati realizzati tre video (dedicati al rapporto tra privacy e social network, alla tutela dei dati personali quando si usano smartphone e tablet, e alla protezione nei confronti delle telefonate promozionali indesiderate), ma altri sono già in cantiere. I numeri (decine di migliaia di views e più di un centinaio di utenti iscritti, oltre alle numerose condivisioni e riproposizioni su altri canali) testimoniano un deciso interesse per il prodotto.
Youtube è stato fondamentale per diffondere in modo agile e pervasivo contenuti complessi, consentendo di raggiungere un’utenza giovanile di solito non assidua nel consultare il sito del Garante. Di converso, la visione dei video ha stimolato l’interesse per il sito dell’Autorità presso nuove fasce di utenza.
Rispetto a Youtube, la scelta di puntare su LinkedIn è invece legata alla volontà di raggiungere un’utenza fortemente targettizzata. Trattandosi di un social network dedicato a esigenze di comunicazione e informazione professionale, LinkedIn consente di entrare in contatto con una platea fortemente interessata ai contenuti che illustrano proposte, iniziative e attività del Garante. I numeri sono incoraggianti.
Dopo una prima fase sperimentale, l’Autorità sta ora lavorando sulla definizione del palinsesto informativo, fondato su tre capisaldi strategici integrati: presidio costante (almeno 1 post al giorno), attenzione alle fasce orarie (i post vengono pubblicati intorno alle 12 o alle 17,30, quando è più facile che gli utenti si colleghino a Linkedin per una rapida occhiata agli aggiornamenti) e valorizzazione dello stock informativo (secondo il principio della cosiddetta “coda lunga”), con il “rilancio” di alcune news (ad esempio, quelle presentate nella Newsletter del Garante che poi conservano un forte interesse come singoli articoli), oppure con la proposizione di contenuti che si legano a temi “caldi” del momento o che hanno un alto valore informativo (esempio: notizie di servizio).
Per il futuro, l’Autorità non esclude di avvalersi anche di altri social network.
Fonte: PAQ

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