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Il rapporto tra blog e politica

27/11/2008

Intervista all’On. Roberto Giachetti che ha fatto della rete il suo strumento di comunicazione privilegiato, per parlare del rapporto tra blog e politica e dell'utilizzo della rete come strumento di comunicazione politica.

di Gabriele Borsoi e Nicola Peis


Martedì 25 novembre abbiamo avuto il piacere di incontrare l’On. Roberto Giachetti (parlamentare del Partito Democratico ed ex Coordinatore della Margherita di Roma). L’Onorevole è da tempo sensibile al mondo dei blog e di internet ed ha fatto della rete il suo strumento di comunicazione privilegiato. Proprio per questo abbiamo deciso di intervistarlo (per il nostro ormai classico spazio delle interviste FB) per parlare del rapporto tra blog e politica e dell’utilizzo della rete come strumento di comunicazione politica.


Di seguito il testo dell’intervista.


Lei pensa che internet sia una minaccia o un’opportunità?


Internet rappresenta sicuramente un’opportunità perché permette di limitare il distacco che c’è tra le persone e tra la politica e le persone. In questo senso è senza dubbio uno strumento che la politica deve saper utilizzare.


Lei ha un blog che aggiorna costantemente, a differenza di molti suoi colleghi. Qual’è il suo rapporto quotidiano con il blog? Ritiene che il suo blog l’abbia aiutata in qualche modo a facilitare il rapporto con i suoi elettori?


Io tengo molto al mio blog, che è prima di tutto un modo per mettere in rete le proprie esperienze e di condividere le proprie idee ma anche lo strumento più adatto con cui un politico può dimostrare di essere “normale”. In sostanza penso che il blog sia un modo per essere veri.


L’obiettivo del mio blog è la creare dei momenti di interazione e di confronto sulle cose che penso e faccio; da qui, tra l’altro, viene la scelta di commentare molto raramente i miei post.
Più in generale ho un rapporto quotidiano con la rete a cui cerco di dedicare più tempo possibile durante il giorno, a volte portandomi dietro il PC anche nelle occasioni di lavoro. Oltre al blog, poi, utilizzo molto anche Facebook proprio perché penso che l’interazione su internet sia la nuova frontiera.


A proposito di Facebook e di altri social network… Ritiene che questa ultima tendenza potrà avere degli effetti sulla blogosfera?


Probabilmente sì. Ho paura che i social network possano, in un futuro non lontano, persino annientare i blog. In generale il blog permette una maggiore argomentazione delle tematiche mentre Facebook rimane più legato alle relazioni interpersonali anche strette: se questa distinzione non verrà più rispettata il blog è destinato a sparire. Non è però detto che sia un male, basta che lo strumento utilizzato venga utilizzato nella maniera più profittevole.


In che modo pensa che la politica debba intervenire per regolamentare la rete?


La politica può intervenire sulla rete ma senza però snaturare il valore di questo strumento. Gli interventi vanno fatti ma con equilibrio e responsabilità.
In generale, però, rimango contrario a qualunque tipo di intervento pubblico troppo invasivo: meno si interviene e meglio è.


Pensa che il Partito Democratico abbia utilizzato correttamente la rete internet come strumento per la propria campagna elettorale, specie in riferimento alla recente campagna elettorale di Barack Obama negli Stati Uniti?


L’utilizzo che Obama ha fatto della rete non è paragonabile all’utilizzo che ne ha fatto il PD. In questo, il Partito Democratico deve ancora crescere: il PD infatti non è perfettamente collegato alla società reale ma è ancora in parte legato a delle dinamiche centripete tipiche dei vecchi partiti.


In riferimento al collegamento tra PD e società reale, che giudizio ha delle recenti primarie giovanili nazionali?


Io sono sempre favorevole al meccanismo delle primarie. Per quanto riguarda, nello specifico, quelle dei giovani del PD, devo dire che sono andate bene per non essere state regolate e sostenute dagli organismi dirigenti maggiori. Tuttavia i giovani potevano renderle più aperte usando internet in maniera più efficace.


Cambiamo argomento. Le chiediamo qualcosa che ci sta molto a cuore. Cosa ne pensa dell’attività di lobby e della sua possibile regolamentazione?


Non si può pensare di regolamentare l’attività di lobby se prima non si è risolto il problema del conflitto di interessi. Una volta risolto questo problema e creata quindi una base solida, si può passare alla regolamentazione dell’attività di lobby.


In questo bisogna guardare agli Stati Uniti, dove l’attività di lobby è regolata e il conflitto di interessi non esiste.
Più in generale credo che le lobby debbano avere influenza sull’attività politica ma il nostro Paese anche in questo è particolarmente indietro.


Per concludere. Come vede l’Onorevole Roberto Giacchetti in un futuro prossimo?


Tra 5 o 6 anni mi vedo come gregario di una nuova classe dirigente formata da quei giovani che ora hanno appena compiuto 18 anni e che vivono con distacco la politica. I giovani attuali infatti, sono già stati inglobati negli apparati politici mentre noi abbiamo bisogno di avere dei giovani che abbiano una mente meno “corrotta”.


In questo bisognerebbe tornate ai tempi in cui io iniziavo a fare politica; in quei tempi noi giovani andavamo contro gli organismi di partito (un po’ come fanno ogni tanto i Giovani di An) mentre ora c’è il vizio di allinearsi alle posizioni degli organismi dirigenti maggiori.
Però i giovani devono capire che nulla gli verrà servito su un piatto d’argento ma che dovranno guadagnarselo.


tratto da FB Comunicazione
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