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In anteprima mondiale per i lettori di questo sito: la riflessività nel pensiero di George Soros è a

20/06/2006

Tratto dal libro che sarà presentato per la prima volta alla London School of Economics di Londra il 4 Luglio.

Questo testo (tradotto in italiano da chi scrive) è tratto dal prossimo libro del grande finanziere, filosofo, attivista e filantropo George Soros che sarà presentato in anteprima mondiale il prossimo 4 Luglio alla London School of Economics.Come molti lettori di questo sito sanno, la riflessività costituisce, insieme a quella educativa, anche una delle due dimensioni in cui si attua il ruolo strategico delle relazioni pubbliche in una organizzazione.
In breve, le relazioni pubbliche svolgono un ruolo strategico se e quando ascoltano, comprendono e interpretano le aspettative degli stakeholder per la coalizione dominante dell'organizzazione, prima che le decisioni vengano assunte, contribuendo in tal modo a migliorare la qualità della decisione, ad accelerarne l'attuazione, a prevederne le conseguenze sugli stakeholder insieme a quelle prodotte da questi sull'organizzazione.
La concettualizzazione che Soros fa del principio di riflessività, pur inserita in altra prospettiva, è singolarmente coincidente con quella della nuova teoria globale delle relazioni pubbliche.
Se poi, come spero, i lettori avranno la pazienza di procurarsi e leggersi il libro quando il mese prossimo uscirà sul mercato, potranno osservare come una tale coincidenza sia tutt'altro che casuale.
Soros, infatti, descrive con acutezza le pericolose conseguenze per l'umanità determinate dalla guerra al terrore' del clan Bush, a partire dall'impressionante e progressivo smantellamento di quella società aperta' (cfr. Karl Popper) che ha trovato negli Stati Uniti la sua dimora principale, sostenendo che la comunicazione delle organizzazioni (intesa vuoi come marketing, come public diplomacy e come public affairs) è stata la principale alleata di questo processo involutivo.
Soltanto l'applicazione del principio di riflessività che implica il costante dialogo a due vie fra l'organizzazione e i suoi stakeholder può quindi invertire questa tendenza, migliorando la qualità dei nostri processi decisionali per l'organizzazione, per i suoi stakeholder e per l'interesse generale.
Questo è poi il senso autentico delle relazioni pubbliche, al di là delle sue tante e fallaci interpretazioni e deviazioni.
(tmf) 

Da:
The Age of Fallibility (consequences of the war on terror)by George Soros(pages 6/7)Public Affairs 2006, New York ...Riconoscere che la nostra comprensione del mondo in cui operiamo è, in sé, imperfetta (in breve, fallace) costituisce un grande passo in avanti.Piuttosto che pensare ad una relazione ad una via per cui le nostre affermazioni corrispondono o non corrispondono ai fatti, dobbiamo tenere conto di una connessione che si muove in direzione opposta. Il nostro pensiero produce un impatto sul mondo in cui viviamo.Non raggiungerà tutti gli aspetti della realtà, ma quelli che possono meglio essere compresi nei termini di una relazione a due vie fra pensiero e realtà.Da una parte, cerchiamo di comprendere la nostra situazione: è la funzione cognitiva. Dall'altra cerchiamo di modificarla: è la funzione partecipativa. Queste due funzioni operano in direzioni opposte e possono interferire reciprocamente.La funzione cognitiva cerca di migliorare la nostra comprensione della realtà. La funzione partecipativa cerca invece di modificare la realtà. Se queste due funzioni operassero indipendentemente l'una dall'altra, potrebbero in teoria servire perfettamente la rispettiva funzione. Se la realtà si producesse in modo indipendente, le nostre opinioni corrisponderebbero alla realtà. E se le nostre decisioni fossero basate sulla conoscenza, gli effetti corrisponderebbero alle nostre aspettative. Ma questo non avviene poiché le due funzioni interferiscono fra di loro.Questa interferenza è la riflessività......Le situazioni riflessive sono caratterizzate da una non corrispondenza fra l'opinione dei partecipanti e lo stato reale della situazione.Prendiamo ad esempio il mercato azionario. Le persone comprano e vendono titoli in anticipazione dei loro prezzi futuri, ma quei prezzi dipendono dalle aspettative degli investitori. Le aspettative non possono essere considerate conoscenze. In assenza di conoscenza, i partecipanti introducono nel rispettivo processo decisionale un elemento di giudizio o di preconcetto. Il risultato è che gli effetti probabilmente divergeranno dalle aspettative.E' importante realizzare che la riflessività introduce un elemento di incertezza e di imprevedibilità non nella visione del mondo dei partecipanti, ma anche nella realtà in cui quei partecipanti operano. La realtà può assumere forme assai lontane da quella che sarebbe se i partecipanti basassero le rispettive decisioni soltanto sulla conoscenza. 

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