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Informazione, proibizionismo e lobbying

02/03/2011

Fin dove può spingersi il proibizionismo come soluzione? La provocazione di _Enrico Bellini_ a partire dell’eco avuta da un recente studio dell'Ohio State University sugli effetti di talune attività sessuali, accende i riflettori sulla correlazione tra l’informazione e il lobbying.

di Enrico Bellini
Scrivere un articolo a proposito di sesso orale per il blog della propria azienda (N.d.R. FB & Associati) è rischioso. E’ come cercare di stare in equilibrio su un crinale molto ripido, in bilico tra trivialità e doppi sensi. Ma i risultati dello studio dell’Ohio State University che mostrano come questa specifica attività sessuale possa essere molto più cancerogena che il tabacco o l’alcol permettono, a mio avviso, di fare delle generalizzazioni e riflessioni serie e correlate al nostro lavoro.
In primo luogo, se si considera che il lobbista lavora molto “ex analogia”, questa notizia (che in realtà tanto nuova non è) potrebbe teoricamente fornire una freccia in più nell’arco dei colleghi del tabacco. I dati non parlano semplicemente di una presunta dannosità, ma riferiscono di quanto sia la causa numero uno per i tumori alla gola. Da questo punto di vista, potrebbe diventare uno strumento utilizzabile sia ex post, ovvero nelle cause di risarcimento, che ex ante, per limitare possibili legislazioni più restrittive. Se il fumo/alcol sono cancerogeni, com’è possibile stabilire dove finisce il loro effetto e dove inizia quello dell’altra concausa? Negli occhi di tutti noi resta ancora il celeberrimo discorso del cinematografico lobbista del tabacco Nick Naylor (alias, Aaron Eckhart) nel film Thank you for smoking, quando di fronte alla Commissione del Senato accetta le colpe per il tabacco, ma punta anche il dito verso il formaggio (e gli Stati che lo producono) quali mandanti delle morti colesterolo-correlate.
Ma il discorso di Nick Naylor, con il suo richiamo all’importanza della libera scelta (in combinazione con l’importanza dell’educazione) ci rimanda a un secondo tema fondamentale, se non della cassetta degli attrezzi, sicuramente del manuale dell’apprendista difensore dei gruppi di interesse. Se tutto è dannoso, in determinate misure, fin dove può spingersi il proibizionismo come soluzione a una seppur giusta e sacrosanta preoccupazione (sanitaria e sociale, nel caso del cancro)? Potrebbe grottescamente spingersi fino alla camera da letto o dovrebbe più saggiamente lasciare spazio al libero arbitrio, seppur informato? In questo caso, vale la pena riferirsi ad un altro discorso cinematografico, sempre tratto da un film americano, anche se sicuramente di livello inferiore al lavoro di Jason Reitman. Nel quasi sconosciuto (soprattutto in Italia) The Goods, il protagonista, maestro nel vendere auto usate, Don Ready (Jeremy Piven), riesce a convincere la hostess del suo volo a lasciarlo fumare, in nome della libertà, ricordando di come nel 1969, quando il fumo sugli aerei era ancora consentito, l’uomo raggiunse uno dei suoi più grandi risultati: conquistò la luna.
Ecco, partendo da una notizia che poteva essere liquidata come una chiacchiera da bar, fumando una sigaretta durante una pausa dal lavoro o bevendo un drink con i colleghi dopo l’ufficio, siamo arrivati al liberalismo e alla luna. Potere della tutela degli interessi. Potere del rimanere in equilibrio.
Tratto dal blog di FB & Associati

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