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Invernizzi, Distinguished Public Relations Scholar di Euprera

18/09/2014

_Emanuele Invernizzi_ è stato insignito del premio _Distinguished Public Relations Scholar,_ riconoscimento che viene conferito da Euprera solo agli accademici (finora sono tre gli studiosi che lo hanno ricevuto) che hanno dato un contributo particolarmente rilevante alla ricerca e alla formazione per l’avanzamento del corpo di conoscenze nelle Rp e nella Comunicazione d’Impresa a livello internazionale.

“Il suo contributo è stato cruciale per lo sviluppo della comunicazione d’impresa come disciplina accademica in Italia e in Europa”, lo ha detto il Presidente di Euprera, Ansgar Zerfass, nel conferire a Emanuele Invernizzi il premio, e ha poi aggiunto: “E’ stato il primo in Italia a condurre una survey nazionale, che ha poi realizzato periodicamente, sullo stato dell’arte della professione. Sempre attento a mantenere e sviluppare i rapporti con la comunità internazionale, ha posto costante attenzione a combinare la teoria con la pratica professionale. Lo dimostra il suo impegno nella formazione e l’Executive Master d’Impresa, da lui creato in collaborazione con Ferpi e Assorel, e giunto ormai alla sua XII edizione”. Abbiamo incontrato Emanuele Invernizzi, definito “inspiring scholar” nella motivazione del premio attribuitogli da Euprera, per parlare con lui di come negli ultimi 30 anni la professione sia cambiata e delle attuali tendenze di sviluppo.
Nel 1983 veniva pubblicata da Franco Angeli la sua prima ricerca sui professionisti di Relazioni Pubbliche. Quali i cambiamenti più rilevanti di questi 30 anni?
Nella presentazione di quella ricerca sostenevo che la professione era in mezzo al guado, nel senso che c’erano segnali importanti di professionalizzazione ma anche alcune debolezze rilevanti. Oggi possiamo certamente dire che le Rp hanno raggiunto la sponda della professionalizzazione e che la professione si è consolidata come indicano i risultati di molte ricerche empiriche condotte in questi anni. La professione oggi svolge un ruolo davvero rilevante in tutte le organizzazioni complesse, private e pubbliche.
Il dato che maggiormente dimostra questa tendenza è la presenza della Direzione Comunicazione nelle imprese italiane che dal 20% del 1983 è passata all’85% circa di questi ultimi anni. Ancora più rilevante è il cambiamento del contenuto della professione che, da attività basata fondamentalmente sulle relazioni con i media e sull’organizzazione di eventi, si è espansa verso discipline specialistiche come la gestione della crisi, la comunicazione finanziaria, la responsabilità sociale d’impresa. In particolare, poi, il cambiamento davvero rilevante consiste nel ruolo che negli ultimi anni il Direttore della Comunicazione ha assunto, e sta assumendo, nelle decisioni d’impresa, e qui mi riferisco in particolare al ruolo strategico della comunicazione.
Che cosa è cambiato e sta cambiando nel mondo della formazione?
Nel mondo della formazione io vedo tre fasi. Una iniziale in cui praticamente la formazione specialistica era limitata a pochissimi istituti privati e all’Università IULM che rilasciava un diploma triennale in Relazioni Pubbliche. In questa fase naturalmente la gran parte dei professionisti non aveva una formazione specialistica ma proveniva da altri ambiti professionali. Poi c’è stata una lunga seconda fase iniziata nel 1990 in cui parte il primo corso di laurea in Rp alla IULM, cui ne seguono molti altri in diverse università Italiane. Lo sviluppo prosegue fino ad arrivare a una situazione paradossale di diffusione in cui il numero di corsi di laurea cresce enormemente in tutt’Italia fino a raggiungere a metà degli anni Dieci il numero di 134. Poi c’è la terza fase, l’attuale, che possiamo definire quella della maturità, in cui il numero di corsi di laurea in Comunicazione diminuisce e rimangono in vita solo i corsi migliori mentre partono corsi di specializzazione, come master, in università ma anche in istituti privati prestigiosi.
Possiamo dire che oggi la quasi totalità dei professionisti possiede una formazione di base, spesso una laurea, o ha seguito un master o un corso di specializzazione in Comunicazione e Relazioni Pubbliche.
Dalla sua esperienza professionale e di ricerca emergono indicazioni utili per i professionisti?
Ne scelgo una in particolare che in realtà è un consiglio che mi permetto di dare ai giovani, e meno giovani, professionisti. Deriva da una sorpresa che avevo avuto già nel 1983 quando dalla ricerca che era stata condotta anche su un campione di imprenditori, oltre che di professionisti, è emerso un risultato davvero paradossale. Il numero di professionisti che attribuivano un ruolo potenzialmente strategico alla comunicazione era di molto inferiore al numero degli imprenditori: 26% contro 56%. Come dire che gli imprenditori credevano di più dei professionisti stessi nell’importanza della comunicazione per il successo delle loro imprese.
Questo dato l’ho ritrovato in tutte le mie successive esperienze, sia di ricerca sia di formazione, e posso riassumerlo in questo modo: i professionisti non credono abbastanza nel ruolo strategico che la comunicazione può assumere nel governo delle imprese e tendono spesso a limitare più del dovuto la loro attività a quelle più tradizionali. Ecco dunque il mio consiglio: i professionisti dovrebbero essere più imprenditivi. Alcuni naturalmente lo sono e svolgono un ruolo davvero rilevante e di grande successo nelle imprese in cui operano. Tuttavia il ruolo strategico dei comunicatori potrebbe essere molto più diffuso se i professionisti stessi fossero più attenti a cogliere tutte le opportunità, e naturalmente si preparassero con una formazione adeguata anche a livello internazionale, per svolgere questo ruolo per il quale dovrebbero proporsi mettendo in gioco tutta la loro imprenditività.

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