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Italia-Iran: il valore delle Relazioni

22/09/2016

Filomena Rosato

Così come per l’Italia, Turismo e Cultura, sono i due pilastri su cui costruire il futuro dell’Iran, come è emerso dalla prima edizione del Summit Ambrosetti a Tehran. Lo sostiene Filomena Rosato, CEO FiloComunicazione, nel suo contributo, pubblicato sull’ultimo numero di The Magazine, dedicato ai Summit Think Tanks di The European House Ambrosetti.

In un convegno sull’Iran, il 20 settembre a Milano si è tornato a parlare del ruolo che l’Italia può svolgere a seguito degli accordi siglati nel 2015 e ratificati dall’incontro tra il Premier italiano Matteo Renzi e il presidente iraniano Hassan Rouhani. Le Relazioni come valore e il concetto di bellezza per creare impresa, nel delicato compito di trasformare in opportunità di sviluppo gli accordi di cooperazione in campo culturale, industriale ed economico tra Italia e Iran, sono invece sullo sfondo di quanto emerso durante il 1° Summit Ambrosetti a Tehran nel maggio scorso cui ha preso parte Filomena Rosato. Pubblichiamo la versione integrale italiana del suo contributo sull’ultimo numero di The Magazine, dedicato ai Summit Think Tanks di The European House Ambrosetti. Rosato, come Vice Presidente di Assorel, rappresenterà la industry delle PR italiana all’ICCO SUMMIT del 29-30 Settembre a Oxford prendendo parte anche al precedente BoM, il consiglio di presidenza riservato ai soli delegati internazionali delle associazioni.

 




 

Turismo e Cultura, sono i due pilastri su cui costruire il futuro dell’Iran, come è emerso dalla prima edizione del Summit Ambrosetti a Tehran. Con la sospensione delle sanzioni l’Iran si apre alla scena internazionale economica, finanziaria, politica con la forza attrattiva che sempre l’inedito esercita verso nuove visioni e nuovo ingegno. Parlare di turismo e cultura significa anche considerare il loro impatto trasversale a molti e diversi settori economici: industria, trasporti, energia, ambiente, infrastrutture, ricettività, alimentare. Significa pianificare la loro ricaduta positiva sull’economia di un territorio e sul suo sviluppo, in una logica di sistema e di creazione di una catena del valore che, nel caso dell’Iran, potrebbe avere come obiettivo quello di scrivere la pagina più bella del legame tra Cultural Heritage e Sviluppo, potendo contare su una storia millenaria, un patrimonio artistico di grande rilevanza e un contesto ambientale affascinante.

Può l’eredità culturale di un Paese diventare lo strumento principe di un percorso di crescita economica? Assolutamente sì, con consapevolezza, esaltazione della propria identità, organizzazione per la sua condivisione e fruibilità ben oltre alle sinergie di filiera ottimali delle famose tre A del marketing turistico Attraction, Awareness, Accessibility.

Sembrano solo apparentemente lontani, nella logica del profitto, l’accordo siglato dal governo iraniano con Boeing per l’acquisto di 100 nuovi aerei, primo passo di un processo di sempre maggiore apertura verso l’esterno, e la firma dei quattro memorandum di intesa per esporre per la prima volta fuori dal Paese in Italia, al MAXXI di Roma, l’intero corpus di Opere del Museo di Arte Contemporanea di Tehran,. E invece. Business, bellezza, sviluppo sono il teorema possibile di un modello economico con una visione ampia di futuro. Unire le ragioni del business al bisogno di Bellezza è la grande sfida per creare un’economia sana, che sia allo stesso tempo responsabile, sostenibile, etica e produca ricchezza accessibile a tutti, benessere.

Proprio partendo dalla valorizzazione del suo patrimonio culturale l’Iran ha la grande opportunità di costruire il suo originale modello di sviluppo, basato su alcuni pilastri fondamentali:

  • condivisione: il patrimonio culturale è un formidabile strumento di dialogo, un ponte che può unire mondi e culture molto diversi tra loro

  • salvaguardia: l’obbligo etico a tutelare e manutenere i grandi lasciti artistici e architettonici del passato, opportunamente finanziato può trasformarsi in occasioni di lavoro qualificate

  • sostenibilità: nessun progetto di valorizzazione culturale può essere ormai slegato da un’idea complessiva di sviluppo che tenga conto della salvaguardia dell’ambiente, dell’uso consapevole delle risorse, della necessità di un impatto positivo sul territorio di riferimento.

  • possibilità imprenditoriali per i giovani: in un Paese anagraficamente giovane, con età media di 28 anni, il Cultural Heritage può e deve diventare l’occasione per sviluppare una rete di imprenditoria dinamica e qualificata, che possa essere l’occasione per mantenere i giovani nei loro territori di riferimento, portando il valore aggiunto delle loro competenze.


L’economia della cultura vale oggi nel mondo 30 milioni di posti di lavoro, il 3% del Pil globale, e secondo i Culture for Development Indicators dell’Unesco, cultura e creatività possono contribuire dall’1,5% al 5,7% dell’economia dei paesi in via di sviluppo. Secondo una recente analisi della Commissione Europea (A new strategy to put culture at the heart of EU international relations, giugno 2016) sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo l’industria della cultura ha un potenziale che va dal 2 al 7% dell’economia complessiva dei vari paesi. Un dato che supera di gran lunga l’apporto di molti settori dell’industria tradizionale.

Italia e Iran sono molto vicini nella comune esperienza di Paesi con una grande storia e patrimoni artistici, culturali, naturalistici ineguagliati a livello mondiale. L’Iran, è opportuno ricordarlo, rappresenta il secondo mercato consumer dell’area MEA, dove si distingue per la classe sociale molto secolarizzata, con un alto livello di istruzione, efficiente e preparata. Al suo nuovo importante processo di crescita e sviluppo l’Italia, storico partner commerciale, può contribuire con il suo know how riconosciuto, rafforzato dal valore di relazioni di lungo periodo, costruite sulla capacità di comprensione della cultura locale e dei suoi bisogni, un approccio che pone oggi l’Italia degli affari in una posizione privilegiata nella competizione, inevitabile tra Paesi terzi, data dai nuovi scenari. Al di là del ruolo strategico dei grandi gruppi industriali, la grande opportunità del contributo italiano in Iran sta nell’eccellenza imprenditoriale della rete di PMI, il tessuto connettivo della nostra economia, in grado di progettare, realizzare, arredare e gestire infrastrutture complesse, con contributi di alta tecnologia nei diversi settori: ingegneria civile e della ricettività, mobilità,  alto artigianato, conservazione museale, restauro architettonico fino all’organizzazione e alla gestione di eventi di portata mondiale.

Il potere della conoscenza e della cultura che diventa veicolo di ‘bellezza’ per tutti può essere il nuovo paradigma per un approccio di sistema delle imprese italiane. La trasformazione di un’opportunità in una promessa di felicità, data dalla condivisione di saperi, opinioni, credenze, abitudini, costumi, può innescare il processo virtuoso di crescita e di scambio fra due Paesi che hanno tutte le caratteristiche per affermare una leadership di comportamenti esemplari e diventare nuovi positivi punti di riferimento nelle rispettive aree geografiche di appartenenza.

La Bellezza può creare impresa, in modo profittevole ma anche etico e sostenibile. E’ un capitolo nuovo che Iran e Italia possono scrivere insieme. Una storia da raccontare come ‘good news’ al prossimo Summit Ambrosetti a Tehran.

 

 

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