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Klout

30/05/2012

_Klout_ il cinguettio del successo, un’applicazione che misura la popolarità e l’influenza dei profili Twitter. Dai regali a privilegi in aereo o negli hotel, chi ha un punteggio alto viene coccolato e anche le assunzioni sono più facili.

di Maria Teresa Cometto
Vuoi essere trattato come un vip in aereo e in albergo? Ricevere gratis prodotti? Aumentare le tue possibilità di essere assunto? Devi migliorare il tuo ‘Klout score’, il numero che misura la tua capacità di influenzare altra gente online (dall’inglese clout, «potere, influenza». L’ha inventato* Joe Fernandez*, un americano di 34 anni laureato in Scienza dei computer all’Università di Miami e figlio di un esule cubano.
Il punteggio
Chiunque abbia un account su Twitter — il servizio che permette di diffondere online ai propri seguaci brevi messaggi chiamati tweet — ha un proprio ‘Klout score’, anche se non lo sa: per scoprirlo, basta andare sul sito www.klout.com e registrarsi, gratuitamente.
La società di pubbliche relazioni Burson-Marsteller l’ha calcolato, per conto di Klout, su un campione di 1.000 personaggi influenti nella politica e nell’economia di 20 Paesi: in Italia è risultata al top la fondatrice del Festival internazionale del giornalismo Arianna Ciccone, seguita da Beppe Grillo e dall’autore di «Gomorra» Roberto Saviano; mentre negli Usa ai primi due posti sono il presidente Barack Obama e il suo sfidante Mitt Romney.
Il ‘Klout score’ è elaborato con un algoritmo creato da Fernandez e si basa su tre componenti: true reach, il numero di persone influenzate (corrisponde al numero di seguaci su Twitter depurato dallo spam); amplification, il grado di influenza esercitato (quante volte un tweet provoca risposte o viene rilanciato); network, quanto influenti sono le persone del proprio network.
Il ‘Klout’ va da 1 a 100, la media dei 100 milioni registrati al sito di Fernandez è di soli 20 punti e il trattamento da vip di solito scatta dai 50 punti su: a quel punto si possono ricevere i «Klout Perks», regali dalle aziende che hanno scelto questa forma di marketing per promuovere un prodotto.
Sconti e regali «Penso a Nike che paga milioni di dollari per qualcuno come il campione di basket Lebron James e immagino il potere di avere 1.000 mini Lebron in tutti gli Stati Uniti che parlano di Nike», ha spiegato Fernandez a Fox News Latino.
La sua idea di business è di dare un valore commerciale al passaparola amplificato dai network sociali. Le opinioni e raccomandazioni — su un film da vedere, un libro da leggere, un posto da visitare, un ristorante dove mangiare e così via — che da sempre si esprimono parlando con parenti, amici oggi hanno un impatto molto più veloce ed ampio se diffuse via Twitter o Facebook, Google e Linkedln, le altre reti analizzate da Klout.
Per le aziende è l’occasione di «usare» come testimonial chi esercita più influenza sulla sua comunità online, secondo Fernandez; per i consumatori è un modo di «guadagnare» qualche privilegio senza necessariamente essere famosi come una star di Hollywood. Basta essere importanti in una certa nicchia, si legge sul sito Klout alla voce «Perks».
In America alcuni grandi marchi hanno già aderito: la compagnia aerea Virgin ha offerto voli gratis; la banca Capital One ha regalato bonus ai clienti delle sue carte di credito; Chevrolet ha prestato la sua nuova auto Sonic per lunghi weekend; il negozio online di beni di lusso Gilt Groupe ha praticato sconti proporzionali al «Klout score» dei clienti.
Ed è solo l’inizio, spera Fernandez, che per sviluppare la sua azienda, fondata nel 2008 a San Francisco, ha finora ricevuto 40 milioni di dollari di finanziamenti dalle maggiori di società di venture capital della Silicon Valley.
Polemiche
Ma il suo successo ha sollevato anche polemiche e vivaci contestazioni, oltre alle lodi. Fra gli entusiasti, c’è il consulente e professore di Marketing alla Rutgers University Mark Schaefer, che ha scritto un libro sul fenomeno, uscito due mesi fa: Return on Influence ovvero «Il potere rivoluzionano di Klout».
Secondo lui Klout «è la democratizzazione del potere di influenza, che permette alla gente normale di scavarsi uno spazio creando contenuti capaci di avere un effetto nel network interessato». Invece lo scienziato dei computer Jaron Lanier, che in generale critica i social media come ‘maoismo digitale’, odia l’idea di Klout: «La vita della gente è governata sempre più da stupidi algoritmi», ha detto a Wired, il mensile americano Bibbia di Internet che ha appena dedicato a Klout un’inchiesta.
E contro un cambiamento dell’algoritmo di Klout introdotto lo scorso autunno è scoppiata una vera e propria rivolta fra chi si era iscritto al sito di Fernandez e si è visto abbassare improvvisamente lo «score»: su Twitter è fiorito il movimento #occupyklout per denunciare come arbitraria quella modifica.
Una frustrazione comprensibile, sapendo che in America ci sono già aziende, soprattutto nel settore media e marketing, che assumono guardando anche il ‘Klout score’ dei candidati e scartando quelli con un punteggio basso; e alberghi che danno le camere migliori a chi ha un alto ‘Klout score’ come ha fatto la scorsa estate il Palms casino resort a Las Vegas.
Si può reagire cercando di aumentare il proprio punteggio: fare più tweet, in modo più costante e concentrandosi su uno o pochi temi; e avere scambi (risposte, retweet) con chi ha un «Klout score» alto nel proprio network, come suggerisce lo stesso sito. O si può chiedere di essere cancellati da Klout, rifiutando di partecipare a questo «gioco» come raccomanda Lanier.
tratto da Corriere Economia
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