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La cultura volàno per un nuovo sviluppo

18/07/2012

La comunicazione rappresenta l’elemento strategico alla base di un grande progetto italiano per la valorizzazione di beni e risorse culturali. Sviluppare l’industry della cultura con forti ricadute sul turismo necessita una stretta collaborazione tra imprese, istituzioni e professionisti. E’ emerso dal workshop _Cultura è Economia,_ promosso da Ferpi a Napoli.

La tutela dei beni e delle risorse culturali va affrontata in una cornice di “responsabilità collettiva” da cui può nascere una significativa “industry” che – secondo stime recenti – potrebbe generare un giro d’affari di oltre 170 miliardi con circa 3,5 milioni di posti di lavoro. E’ a partire da questa consapevolezza che Ferpi, il 12 luglio scorso a Napoli ha organizzato l’incontro Cultura è Economia. in collaborazione con l’Unione degli industriali di Napoli e il patrocinio del MIBAC.
Tre le priorità emerse dall’incontro di Napoli:
l * a costituzione di un tavolo permanente espressione di un percorso comune nelle diverse regioni tra Industriali, istituzioni e mondo della cultura con la mediazione della comunicazione a cura di Ferpi

un Consiglio dei Ministri dedicato alla Cultura, chiesto a gran voce da Moni Ovadia
la formazione di figure professionali con competenze specifiche nelle Relazioni pubbliche per la cultura

Per costruire una vera e propria industry della cultura è prioritario puntare sul “dialogo tra i principali attori del settore: imprese, istituzioni e mondo delle professioni – spiega Elisa Greco delegato Ferpi Cultura – che porti a uno scambio di idee tra gli addetti ai lavori”. Durante la giornata di studio numerosi esperti del settore si sono confrontati sul tema: il delegato Ferpi Campania, Letizia Nassuato; Paolo Graziano, presidente Unione Industriali di Napoli; Diego Guida, presidente Comitato Strategico Cultura Unione Industriali di Napoli; Marco Polillo, presidente Confindustria Cultura; Emilio Cabasino, Ministero dei Beni Culturali e Antonio Scuderi, amministratore delegato del Gruppo Alinari e Giancarlo Panico, vicepresidentdartista inclusioni affidate a Moni Ovadia
La stessa scelta della cornice partenopea non è stata casuale: la Campania detiene ben cinque siti Unesco. Ma in un recente studio dell’Universita’ Cattolica, emerge che, nonostante l’Italia vanti il primato di 44 siti Unesco, nel nostro Paese, il Pil legato all’industria culturale e’ di 35 miliardi contro i 78 miliardi della Gran Bretagna e gli 82 della Francia.”
“Un record al contrario” ha affermato Marco Polillo di Confindustria Cultura, “perché il Pil è bassissimo. L’Italia ha dato al mondo un patrimonio straordinario ma abbiamo commesso l’errore di dare tutto per scontato e quindi questa ricchezza non è stata alimentata ma abbandonata a se stessa.” Polillo ha inoltre constatato l’assoluta assenza di contributi pubblici ed ha lanciato un accorato appello ai privati “che devono occuparsi di questo patrimonio nonostante oggi sia difficile trovare un mecenate.”
Anche Giancarlo Panico, vicepresidente Ferpi, auspica la nascita di una solida collaborazione tra pubblico e privato: “I beni culturali possono rappresentare un motivo di sviluppo per i nostri territori. Bisogna metterli in rete e questo significa economia e innovazione – e prosegue – la valorizzazione non è solo quella del bene in sé ma anche di quello che gira intorno.”
Moni Ovadia, attore e regista, ha invece lanciato un monito e denunciato lo stato d’incuria in cui versa il patrimonio culturale del nostro paese: “l’abbandono di queste risorse immense è stato un crimine. L’Italia senza cultura è un agglomerato casuale, insensato e inusuale.”
Durante l’incontro, il tema della salvaguardia dei beni culturali è stato inquadrato all’interno delle più complesse dinamiche di politica nazionale. “Consapevoli dei tagli e del momento che attraversiamo – ha ricordato Diego Guida, presidente del comitato strategico per la cultura dell’Unione degli Industriali di Napoli – non dobbiamo dimenticare che, come imprenditori, dobbiamo fare in modo che le buone idee vadano comunque avanti perché investire in cultura è crescita. Si può pensare che in realtà cultura e imprenditoria appaiano come un binomio sconnesso ma, in realtà, intorno al mondo della cultura si muove un indotto molto importante.”
L’esigenza di fare è stata più volte messa in luce dalle parole degli interlocutori che in molte occasioni hanno sottolineato “la totale assenza di una politica culturale da parte dei governi degli ultimi 20-30 anni” e come il tridente istituzioni, cultura e impresa possa creare crescita economica per il Paese.
Riconoscere il problema e aprire un dialogo tra le parti in gioco era questo l’obiettivo dell’incontro Cultura è Economia che a Napoli ha raggiunto il suo scopo dando vita ad un dibattito di cui da tempo si avvertiva l’esigenza.

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