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La necessità di un nuovo giornalismo

22/04/2010

Il mondo dell'informazione è di fronte ad una svolta epocale. Dal Festival di Perugia emergono importanti indicazioni per tutti gli attori del sistema ma anche per le relazioni pubbliche. Il commento di un reporter d'eccezione, _Italo Vignoli_, a margine dell'intervento di _Luca De Biase_.

di Italo Vignoli
Il sistema dell’informazione è ricco di nuove iniziative, per cui è sbagliato parlare di crisi del giornalismo. Oggi, abbiamo più informazioni del tempo necessario per poterne fruire.
La crisi riguarda gli editori, abituati a vendere uno spazio circoscritto per l’informazione e per la pubblicità, costituito dai media tradizionali (soprattutto carta, ma anche radio e TV). Oggi lo spazio non è più limitato, perché Internet ha rovesciato il paradigma, per cui il modello non è più sostenibile. E’ quanto ha sostenuto Luca De Biase intervenendo al Festival Internazionale del Giornalismo, in corso dal 21 al 25 aprile 2010 a Perugia.
Internet ha spalancato il mondo dell’informazione agli utenti, che hanno dimostrato – con la loro massiccia partecipazione – quanto fosse superato il modello basato sulla scarsità dello spazio. Ha fatto esplodere l’intelligenza collettiva, un sistema in cui il valore aggiunto viene sviluppato più dalle relazioni che dai singoli o dai gruppi. Un funzionamento analogo a quello del cervello umano, dove sono presenti i neuroni specchio, responsabili dell’empatia e quindi anche delle relazioni tra gli individui. Il ruolo del giornalismo è quello di stimolo dell’intelligenza collettiva, attraverso una sintesi e un approfondimento delle notizie: una figura che cerca le informazioni e le gestisce usando un metodo riconosciuto dalla comunità e condiviso a livello professionale.
Internet ha rovesciato il sistema del potere nel mondo dell’informazione, trasferendolo dall’offerta – che giocava sulla scarsità degli spazi – alla domanda, che ignora il problema della scarsità degli spazi e sceglie in modo autonomo gli argomenti. L’offerta deve farsi adottare dalla domanda, e l’imposizione degli argomenti determina la ricerca di alternative.
E’ questo che determina la sensazione di asincronicità tra il mondo della produzione tradizionale di informazioni e il pubblico dei fruitori.
Non c’è nessun motivo per cui gli editori non possano adattarsi a questa nuova situazione, e infatti stanno nascendo nuove iniziative connaturate con questa nuova situazione. La rete è ricca di nuove iniziative, dove gli editori, i giornalisti e il pubblico interagiscono tra loro (N.d.R., mancano le aziende e i relatori pubblici).
La pubblicità, dal canto suo, non sa bene cosa fare, e sta cercando di capire come trasformare i messaggi in sincrono con il sistema dell’informazione. Il sistema della pubblicità, in cui pochi centri media distribuiscono il grosso della torta tra gli editori secondo logiche proprie, è destinato a scomparire.
Gli editori devono trasformare il modello di business per rispondere alla domanda, e non più per determinare la domanda. Devono trasformarsi in aziende innovative che sperimentano e investono in ricerca, per proporre nuove soluzioni al pubblico.
Il Premio Pulitzer a ProPublica è una dimostrazione del fatto che esiste lo spazio per un nuovo modello di business in cui il denaro è uno strumento che permette di rispondere a un’esigenza di informazione che arriva dalla comunità, e retribuisce il lavoro giornalistico sulla base di un modello economico basato sullo scambio tra professione e desiderio di informazione, e non sulla scarsità dello spazio.
Luca De Biase è uno storico, e per questo ha un approccio metodologico verso l’evoluzione della sua attuale professione di giornalista che parte dal passato per approdare al futuro.
Oggi, ci ha “regalato” un’interpretazione della realtà e dell’evoluzione del mondo dell’informazione che meriterebbe un articolo molto più meditato di questa cartella scritta nel caos dell’ufficio stampa del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia (dove sono il più vecchio in assoluto tra quelli con un laptop sulle ginocchia, e questo la dice lunga).
Il keynote di Luca De Biase, che ha parlato anche della “economia del dono” come componente fondamentale del nuovo scenario dell’informazione, ha un valore incommensurabile, per chi – come me – ha l’ambizione e probabilmente la presunzione di poter contribuire all’evoluzione della professione del relatore pubblico.
Luca De Biase ha parlato di giornalisti, editori, aziende e pubblicitari. L’assenza dei relatori pubblici dal suo scenario è altrettanto significativa rispetto alla presenza di questi quattro gruppi. Il suo discorso è talmente ricco di provocazioni da impedire una sintesi unica. Ho cercato di prendere appunti dal vivo, e trovate il testo di queste note – senza nessun tipo di intervento – sul mio blog PRoxemics.
Aggiungo un unico commento personale, che riguarda la nostra professione: ad ascoltare Luca De Biase c’erano molti giovani aspiranti giornalisti, diversi giornalisti di vecchia data e – credo – solo due relatori pubblici: lo scrivente e Nicola Mattina. Spero di sbagliarmi, ma temo che la realtà sia proprio questa.
Tutti quelli che non c’erano hanno perso una grande occasione, e l’assenza di ogni riferimento alla professione nel keynote di Luca De Biase è una misura della distanza tra le professioni.
Come ha detto Monsieur Otard, che produce cognac ma ha il dono dello stile e della sintesi, “il faut travailler”.
Si ringrazia per l’immagine Carlo Felice Dalla Pasqua
Anche Ferpi porterà un contributo al dibattito attraverso un workshop organizzato in collaborazione con i promotori del Festival in occasione dei 40 anni della Federazione. L’incontro dal titolo Ferpi, 40 anni tra comunicazione e informazione sarà introdotto da Gianluca Comin, presidente Ferpi che condurrà con Giuliano Giubilei, vice direttore Tg3, Maria Laura Rodotà, Corriere della Sera e Renato Vichi, responsabile Media Relations Italy UniCredit Group, il panel di discussione.

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