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La paura al centro del World Social Summit

26/09/2008

Si è svolto a Roma il confronto tra premi Nobel, ricercatori e studiosi. Tra i temi discussi, i meccanismi di comunicazione che oggi presiedono alla costruzione di paure.

La paura rappresenta un esito per certi versi inevitabile della globalizzazione? Chi ha interesse economico, politico e mediatico, ad alimentare l’insicurezza e in che modo il linguaggio e la comunicazione diventano amplificatori delle paure? Qual è l’attuale situazione delle realtà urbane e quali rimedi sono stati adottati per ridurne l’insicurezza? E infine: qual è il ruolo della scienza e della tecnologia nel generare o contrastare l’insicurezza dominante?


Sono solo alcune delle domande a cui da due giorni tenta di rispondere il primo World Social Summit che si svolge a Roma dal 24 al 26 settembre, nella meravigliosa cornice di Villa Miani. Tre giorni di incontri e dibattiti per analizzare le paure contemporanee. Globalizzazione, comunicazione, scienza, economia: questi i temi discussi per scoprire origine e strategie finalizzate a contrastare le insicurezze del terzo millennio. Ospiti di rilievo internazionale – tra cui i sociologi Anthony Giddens e Zygmunt Bauman, l’economista Jacques Attali, il premio Nobel per l’economia Gary Becker, lo psicanalista James Hillman, l’architetto Massimiliano Fuksas, lo scienziato Edoardo Boncinelli, lo scrittore Roberto Saviano e il magistrato Pierluigi Vigna – hanno animato la discussione di alto livello.


Roma è stata scelta come sede perché “i romani sono i più pessimisti, e avvertono maggiormente l’incertezza del presente e del futuro” secondo una recente indagine del Censis. Proprio la Capitale italiana risulta essere la città del mondo in cui è più alto il tasso di inquietudine esistenziale. A confronto con altre dieci metropoli del mondo, Roma vince lo scettro poco ambito di città dove la paura è maggiormente percepita.


I risultati dell’indagine, condotta nel luglio del 2008 in 10 metropoli (Londra, Parigi, Roma, Mosca, Mumbai, Pechino, Tokyo, New York, San Paolo, Il Cairo) riflette l’immagine di megalopoli intrise di paure che però rifiutano l’idea di trincerarsi nel panico.


Interessante è stata l’analisi dei meccanismi di comunicazione che oggi presiedono alla costruzione di paure. Molte delle ansie diffuse nelle società non rispondono infatti all’esistenza di minacce o rischi oggettivi, ma sono il prodotto di una condizione di vulnerabilità diffusa. Al Summit si è tentato di capire chi è in grado di produrre tale condizione, chi ha interesse (economico, politico, mediatico) ad alimentarla e in che modo il linguaggio e la comunicazione diventano amplificatori delle paure.


“Quello delle paure che vivono gli abitanti delle metropoli non è un problema congiunturale, ma un fatto insito nella società moderna”, ha osservato il presidente della Fondazione Censis, Giuseppe De Rita. “Due anni fa, insieme alla Fondazione Roma – ha ricordato – ci siamo messi a ragionare sulle paure come fenomeno sociologico, ancora prima che la politica giocasse a gonfiarle per poi usarle in campagna elettorale con la promessa di ‘sicurizzare’ i cittadini. Noi siamo giunti alla conclusione che la paura appartiene al mondo di oggi, perché viviamo in una società sempre più complessa, che non sappiamo gestire. La paura nasce dal non saper tenere sotto controllo quello che accade, dal non saper padroneggiare con coscienza un’innovazione, un fenomeno, un esperimento”.


Nelle giornate di lavoro è stato infine approfondito il rapporto con la globalizzazione nei suoi diversi aspetti – sociale, multiculturale, economico – cercando di capire quanto la paura ne rappresenti un esito per certi versi inevitabile, essendo un tratto ormai quasi “genetico” delle società più avanzate, e quanto sia alimentata dalla crescita dei flussi fra Nord e Sud del mondo.


Alessandro Dattilo – Redazione Cultur-e



Toni Muzi Falconi ha affrontato il tema della paura e dell’insicurezza sociale nelle implicazioni prodotte sulle Relazioni Pubbliche. Una riflessione che vi invitiamo a leggere: La paura: una pandemia moderna, trasversale…e destinata a durare

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