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La sostenibilità come cultura delle Relazioni Pubbliche

14/10/2026

Caterina Banella, Consigliera Nazionale con delega alla Sostenibilità

 

Dall'ascolto alla costruzione di valore condiviso: la delega alla sostenibilità come occasione per mettere in relazione competenze, esperienze e progettualità, rafforzando il ruolo delle Relazioni Pubbliche nella crescita della comunità professionale.

 

Ci sono momenti in cui un incarico associativo coincide con qualcosa di più di una responsabilità organizzativa. Diventa un'occasione per fermarsi, osservare e chiedersi quale contributo si possa davvero portare a una comunità professionale.

Per me questo è uno di quei momenti.

 

Le settimane successive all'assegnazione della delega alla sostenibilità sono state soprattutto settimane di ascolto. Ho iniziato a guardare più da vicino il lavoro delle commissioni, i progetti già avviati, le partnership, le competenze diffuse nella nostra Federazione. E la prima impressione è stata molto semplice: facciamo già tantissimo.

 

Esiste un patrimonio di esperienze, relazioni e idee che merita di essere conosciuto, valorizzato e raccontato meglio, prima ancora che ampliato.

 

La sostenibilità non è più un tema. È il luogo in cui oggi convergono reputazione, leadership, comunicazione responsabile, innovazione, rendicontazione e relazione con gli stakeholder. È uno spazio nel quale si misura la qualità del modo in cui le organizzazioni prendono decisioni, costruiscono fiducia e interpretano il proprio ruolo nella società.

 

È con questo sguardo che ho scelto di interpretare la delega che FERPI mi ha affidato.

Non come un nuovo spazio da presidiare, né come un ulteriore contenitore, ma come un'occasione per mettere in relazione ciò che FERPI produce già oggi e renderlo ancora più leggibile, dentro e fuori l'Associazione.

 

La sostenibilità, del resto, non è più soltanto una questione ambientale. È diventata il modo in cui un'organizzazione costruisce il proprio rapporto con la società. Riguarda la capacità di prendere decisioni comprensibili, assumersi responsabilità, dialogare con gli stakeholder, rendere conto dei propri impatti e costruire fiducia nel tempo.

 

Penso alle relazioni di genere, alla leadership, alla qualità della rendicontazione, alle partnership tra imprese e Terzo Settore, alla capacità delle organizzazioni di generare benessere e valore sociale attraverso una visione che supera il corporate welfare e parla di sustainable workforce nel lungo periodo, fino al rapporto sempre più stretto tra reputazione, competitività e sviluppo. Sono mondi che spesso affrontiamo separatamente, ma che nella realtà dialogano ogni giorno.

 

Le Relazioni Pubbliche, da questo punto di vista, possiedono una caratteristica distintiva: rifuggono l'autoreferenzialità. Vivono di ascolto, confronto, mediazione e relazione con interlocutori indipendenti. Sono la disciplina che più di ogni altra aiuta le organizzazioni a uscire dalla propria prospettiva interna per confrontarsi con aspettative, domande e bisogni di stakeholder sempre più diversi.

 

In un contesto nel quale l'intelligenza artificiale rende sempre più semplice produrre contenuti, la differenza non sarà nella quantità di messaggi che riusciremo a generare, ma nella qualità delle relazioni che sapremo costruire.

 

È anche per questo che come Consigliera nazionale delegata intendo interpretare la sostenibilità al centro della dinamica reputazionale in cui ne rappresenta uno dei più sensibili banchi di prova.

 

Da qui nasce anche l'idea di promuovere, nei prossimi mesi, occasioni di confronto che mettano in dialogo prospettive diverse: il patrimonio di esperienze maturato attorno all'Oscar di Bilancio, il contributo delle reti internazionali come Global Women in PR, le riflessioni sulla leadership, il rapporto tra comunicazione e reporting, le partnership tra imprese e Terzo Settore, le nuove frontiere del work-life balance e dell’intergenerazionalità d’impresa in cui si intrecciano i temi della salute, del lifelong learning e di una ritrovata qualità della vita di cui c’è tanto bisogno e in cui l’impresa può essere “luogo di felicità”.

 

Non per aggiungere iniziative alle iniziative. Ma per fare sistema. Per valorizzare quanto già esiste.

Mi piacerebbe che questo diventasse anche un metodo di lavoro: condividere periodicamente ciò che stiamo facendo, mettere in circolo idee, risultati, casi ed esperienze, favorire il dialogo tra commissioni e territori, raccogliere nel tempo una memoria delle progettualità sviluppate da FERPI. Un patrimonio che possa diventare sempre più uno strumento di crescita per i soci e un punto di riferimento per chi guarda alla nostra professione.

 

Siamo all'inizio di un percorso. Ed è forse proprio questo il momento più stimolante. Le pagine sono ancora quasi tutte da scrivere. C'è entusiasmo, c'è disponibilità a collaborare e, soprattutto, c'è una straordinaria ricchezza di competenze che aspetta soltanto di essere messa in relazione.

 

Se riusciremo a far dialogare idee, persone ed esperienze, credo che non rafforzeremo soltanto il valore della sostenibilità dentro FERPI. Rafforzeremo il ruolo stesso delle Relazioni Pubbliche come disciplina capace di costruire legittimazione e valore per le organizzazioni e per la società.

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