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La stampa europea 'perde di credibilità'

13/12/2008

L'avvertimento arriva da una recente conferenza dedicata allo sviluppo dei media nell’Europa centrale e orientale dopo il 1989. Un report utile ed interessante.

“I media sia nell’Europa orientale che nell’Europa occidentale stanno cominciando a perdere la loro credibilità”, hanno avvertito giornalisti e accademici in occasione di una conferenza a Sofia, la scorsa settimana (5-6 dicembre).


La conferenza, organizzata dall’edizione bulgara di Le Monde Diplomatique e dedicata allo sviluppo dei media nell’Europa centrale e orientale dopo il 1989, ha riunito noti giornalisti nella regione a fianco dei più importanti rappresentanti dei media di Francia e Belgio.


Sebbene il principale problema affrontato dalla conferenza sia stato lo stato dei media nell’Europa orientale, molti oratori hanno lamentato che il calo degli standard giornalistici è una spiacevole realtà anche nei paesi occidentali.


“Ditemi come sta la vostra stampa, e vi dirò come sta la vostra democrazia”, ha dichiarato il giornalista francese Christian Casteran, che dal 2003-2005 è stato redattore capo di Regard, un magazine in lingua francese con sede a Bucarest.



Come quasi ogni altro oratore, Casteran ha sottolineato il ruolo dei media nel tenere il potere politico sotto controllo. Con tanti e tanti media ora nelle mani dei politici, il giornalismo sta diventando sempre più incapace di svolgere il suo ruolo di watchdog (cane da guardia), ha avvertito Casteran. Di conseguenza il “communication journalism” sta subentrando in Romania così come nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti, ha detto. I lettori e gli spettatori sono più visti come consumatori, che come cittadini o formatori di opinione pubblica, ha osservato Casteran.



Corina Vassilopoulou del giornale domenicale greco Kyriakatiki Eleftherotypia ha rivelato che la diffusione della stampa quotidiana in Grecia è scesa da 1,1 milioni di copie nel 1989 a 276.770 ad oggi. La Grecia è quindi diventata il paese europeo con la più bassa percentuale di lettori di quotidiani, ha spiegato. I Greci, inoltre, guardano la TV più a lungo: una media di 4.5 ore al giorno.


Analizzando i programmi televisivi, ha detto, anche gli show di prima qualità tendono ad invitare ospiti, soltanto per farli discutere l’un l’altro, riducendo l’informazione a mera “sciocchezza”.



Secondo Judit Morva, professoressa ungherese, la libertà di stampa in Ungheria ha scatenato un meccanismo di “impoverimento intellettuale” (ha usato il termine francese ‘macchine abêtissante‘), che riflette su quanto influenzi la vita politica nel paese. L’aspetto più caratteristico della società ungherese di oggi è ‘depoliticizzazione’ (depoliticisation) di massa della maggioranza della popolazione, ha affermato. Morva ha anche detto che, come nei paesi europei, i benefici della pubblicità tendono a motivare le scelte editoriali. Dal 1990, la stampa popolare ha guadagnato in popolarità, mentre l’informazione e l’analisi sono diventate meno popolari, ha osservato Morva.



Gli speaker bulgari hanno attirato l’attenzione sui metodi violenti utilizzati per il silenzio o per scoraggiare i giornalisti che persistono nell’esporre la corruzione che c’è ad alto livello, contro il parere dei loro boss (dei media). Velislava Dareva, un’importante giornalista bulgara che ha subito ripetute aggressioni fisiche, ha dichiarato che durante l’anno di transizione, non meno di 70 giornalisti bulgari sono stati vittime di tali violenze.


“So cosa significa, è come tornare dalla morte facendo il bagno nel mio stesso sangue”, ha detto Dareva, esprimendo il suo profondo pessimismo verso la capacità dei giornalisti di affrontare l’impunità del sistema mafioso-oligarchico che si cela dietro questi attacchi. “Manchiamo di solidarietà. C’è un buon numero di organizzazioni giornalistiche in Bulgaria che non fa nulla”, ha deplorato.



Enes Musabic, un giornalista della televisione BHT 1 a Sarajevo, Bosnia ed Erzegovina (BiH), ha affermato che 13 anni dopo il conflitto armato, non è stato, purtroppo, ancora possibile parlare di una vera e propria transizione nei media del suo paese. Il motivo principale, per come la vede Musabic, è stato il costante controllo del potere politico sui mass-media. In secondo luogo, le barriere etniche sono ancora presenti e i media sono separati lungo le linee bosniaca, serba e croata, ha spiegato, aggiungendo che, in terzo luogo, il sostegno internazionale è troppo debole.


“Un certo numero di analisti dei media ritengono che la comunità internazionale ha bloccato troppo presto la sua assistenza ai media in Bosnia-Erzegovina, e non ha completato il lavoro iniziato”, ha detto il giornalista che ha sede a Sarajevo.



Marina Rakic, una giornalista serba dell’agenzia BETA, ha dipinto un quadro oscuro della transizione della stampa serba al formato dei tabloid iniziata dal 2000, una tendenza che secondo numerosi analisti e giornalisti ha contribuito a creare l’atmosfera in cui il Primo Ministro Zoran Dzindzic è stato assassinato nel marzo 2003.


“In effetti, la bande criminali hanno creato, attraverso i media, l’atmosfera di linciaggio al momento del suo assassinio”, ha dichiarato Rakic.
“Molto spesso, non è chiaro chi siano i proprietari dei tabloid. Spesso, i tabloid sono istituiti solo in occasione delle campagne elettorali e sono chiusi in seguito, come è avvenuto nel corso della campagna 2007-2008. Questo conferma l’opinione non ufficiale che il loro unico motivo esistenziale sono le elezioni e il sostegno che danno ad una certa linea politica”, ha spiegato la giornalista serba.



Pavllo Cicko dell’ università Fan S. Noli ha sottolineato il fatto che nel suo paese, l’Albania, “nessuno dei giornali esistenti sono finanziariamente sostenibili e tutta la loro contabilità è falsa”. I proprietari dei media accettano queste perdite, ha detto, perché sono compensate da altri business redditizi. I quotidiani sono venduti al di sotto del loro costo di produzione, e siccome sono sovvenzionati, non possono essere indipendenti, ha spiegato. Poiché sono costretti a servire gli interessi della politica, i proprietari dei media si aspettano ricompense economiche. Secondo il suo punto di vista, i principali problemi che affronta la stampa albanese sono il mancato rispetto (o la non-esistenza) delle regole e una carenza di buoni professionisti.



Serge Halimi, capo redattore di Le Monde Diplomatique, ha presentato la traduzione bulgara del suo libro The new watchdog (Les nouveaux chiens de garde), che è stato recentemente
ri-pubblicato dopo esser diventato un best-seller, nonostante la mancanza di pubblicità sui media e in TV. Halimi ha fortemente criticato il panorama dei media in Francia e il rapporto del presidente francese, Nicolas Sarkozy, con i magnate dei media. Ha anche criticato aspramente la tendenza dei media francesi a trasformare i politici in attori di soap opera, concentrandosi sul loro passato, sui loro stili di vita e vita privata, piuttosto che sui loro progetti e programmi.


Halimi ha denunciato la crescente trascuratezza delle informazioni internazionali da parte dei media francesi, sostenendo che eventi internazionali sono sempre più presentati sulla base delle emozioni, piuttosto che sulla conoscenza o l’analisi. Ha inoltre dichiarato che il numero dei corrispondenti francesi nei paesi stranieri è in costante calo. “Abbiamo visto le conseguenze di questo atteggiamento durante la guerra del Kosovo, lo abbiamo visto in Iraq, lo vedremo domani altrove”, ha ammonito Halimi.



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