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L'America fuori dall'America: un problema di percezione

31/05/2005

Un report analizza la percezione dell'America da parte del mondo mussulmano: qualche critica, molti preziosi suggerimenti e soprattutto un'iniezione di ottimismo sui possibili margini di miglioramento.

"Coloro che si rivolgono alle Nazioni Unite per risolvere le nostre tragedie sono ipocriti che ingannano Dio, il suo profeta e tutti i credenti. Non sono forse le nostre tragedie opera delle Nazioni Unite?" Così parlò Bin Laden, riflettendo un'immagine dell'America che parte del mondo mussulmano sentì di condividere. Poi vi furono la guerra e i morti, le vicende di Abu Ghraib e uno scontro galoppante tra due civiltà e due religioni.Ma c'è ancora speranza per l'immagine degli Usa nel mondo musulmano: lo dice un report del Council on Foreign Relations basato su una ricerca condotta in vari Paesi islamici. Esiste una finestra di opportunità per creare impressioni positive in relazione agli aiuti del dopo-tsunami, agli sforzi di pace in Medioriente e alle elezioni irachene.Il report si intitola "A New Beginning: Strategies for a More Fruitful Dialogue with the Muslim World", si basa sui risultati di un sondaggio promosso in Marocco, Egitto e Indonesia ed è promosso da Craig Charney e Nicole Yakatan, del Charney Research. I risultati evidenziano un indubbio risentimento da parte dell'opinione pubblica mussulmana, ma il margine di miglioramento è innegabileIl problema è soprattutto di percezione del popolo americano, troppo spesso identificato nella persona di George Bush. Ma gli sforzi economici degli Usa in seguito allo tsunami e i nuovi tentativi di promuovere il processo di pace in Medio Oriente non sono invisibili e potrebbero presto dare i loro frutti.Il CFR report contiene anche preziosi consigli di comunicazione per gli Stati Uniti, a cui viene suggerito di enfatizzare gli aiuti allo sviluppo economico delle terre musulmane, rinunciando al tempo stesso a giustificare una guerra che non verrà mai percepita come giusta.Intanto è in corso una campagna di rp e advertising promossa dall'USAID  - un'agenzia governativa americana -  in Palestina: una serie di spot che cercano di migliorare l'immagine degli USA, ricordando gli aiuti economici forniti ai palestinesi (soldi per le scuole, l'acqua eccetera). Come spiega questo articolo del Jerusalem Post al momento le reazioni sono piuttosto tiepide; e non a caso nessuno degli atleti e dei personaggi di spettacolo palestinesi si è prestato a collaborare con l'iniziativa. D'altronde comprare spazi pubblicitari sulle emittenti locali è abbastanza economico per un'agenzia come quella americana: e dunque - è il ragionamento - tentare non nuoce.
Emanuela Di Pasqua-Totem

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