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L’ascolto per una nuova narrativa del non profit

28/09/2018

Letizia Di Tommaso

Mai come negli ultimi mesi il non profit è stato sottoposto al fuoco di fila dei suoi detrattori che accusano gli operatori delle ONG di essere “assistenti scafisti” che non rappresentano più l’Italia del bene ma sono portatori sani di migranti. In un clima sempre più teso, ai comunicatori, spetta il compito di riscrivere la narrativa di un settore fondamentale per la tenuta democratica del Paese. Il commento di Letizia Di Tommaso, tra gli organizzatori del ciclo di incontri dedicati al tema.

La necessità di ascolto rappresenta le fondamenta del lavoro del comunicatore. È un’esigenza, oltre che un’opportunità, soprattutto del mondo post analogico a cui non si può prescindere. Questo perché ormai la rete è la più efficace antenna di malumori ed esaltazioni, dispute e prese di posizione che nella maggior parte dei casi si trasformano in dannoso rumore senza portare alla luce una vera tesi che possa contrastare una percezione che monta verso pericolose campagne virali.

Ed è proprio di percezione che si parla soprattutto quando si affronta un tema fra i più caldi e controversi degli ultimi mesi: l’attività di soccorso e assistenza ai migranti e l’accoglienza. Duri attacchi alle organizzazioni di volontariato che stanno pesantemente scalfendo la fiducia degli italiani nei confronti del terzo settore, responsabile di aver portato in Italia troppi “clandestini” che ci destabilizzano, che invadono le nostre strade, che ci rubano il lavoro. Più che di cifre diffuse periodicamente per dimostrare il contrario, vorremmo approfondire proprio le tesi che hanno portato il nostro paese a giudicare il diverso come un problema da cui difendersi, e ascoltare il non profit che in quest’ultimo periodo ha certamente subito un duro attacco da parte di politica, magistratura, spesso anche media e cittadini che ne hanno già decretato la responsabilità.

Questa la base su cui ha lavorato un gruppo di professionisti che dedica da anni la propria attività proprio al non profit, quelle ONG che ora sembrano essere le madri di tutti i mali della situazione geopolitica del Mediterraneo. Gli “assistenti scafisti” non rappresentano più l’Italia del bene ma sono portatori sani di migranti e destabilizzazione.

Ma è davvero così? Cerchiamo risposte e vorremmo ascoltare senza pregiudizi di sorta chi può aiutarci nella necessaria inversione di paradigma rispetto alla comunicazione del non profit.

E allora nel periodo estivo, quando il vento che spirava caldo era non soltanto dovuto alla stagione ma ad un fuoco di fila di tutti contro tutti, abbiamo pensato che Processo al non profit: pro e contro a confronto potesse aiutarci a comprendere meglio le varie tesi per contribuire a cambiare la narrativa e l’attenzione pubblica sul non profit, soprattutto tendere a modificarne i comportamenti, valorizzandone quegli aspetti ritenuti maggiormente utili per le persone e per la crescita del capitale sociale e relazionale del Paese.

Da un primo appuntamento a L’Aquila, si sono aggiunti prima Milano e poi Roma, in modo da avere la possibilità di ascoltare ed incontrare più persone anche di diverso pensiero fra di loro ed avere un quadro più ampio possibile, un gioco retorico utile all’ascolto. Sono oltre 100 le organizzazioni che hanno aderito alla nostra proposta, che hanno creduto che Ferpi potesse creare un luogo d’incontro necessario per tutti.

E insieme alle organizzazioni sentiamo molto forte la necessità di tornare a dialogare insieme e non urlare pigiando tasti che emettono messaggi su un web ormai troppo pieno di rabbia e livore. Guardiamo a regole di civiltà per imparare a dialogare, ovvero all’importanza delle parole e del loro significato.

E’ necessario considerare il processo di comunicazione fondamentale per tornare a parlare, a confrontarsi per approfondire cercando anche un confronto diretto fra le persone. Ogni forma di comunicazione tende a mutare o ad anticipare un atteggiamento, interviene sul mutamento sociale perché implica non solo una trasmissione di informazioni ma un incontro reciproco tra soggetti, tra rispettivi repertori, fra differenti ruoli. Da questa necessità prende forma il progetto: Il Processo al non profit,  un gioco retorico che si propone di ascoltare e comprendere i pro e i contro: argomenti, opinioni e comportamenti opposti con l’obiettivo di imparare dallo scambio di idee. Avviando un dibattito pubblico sul tema si intende contribuire a salvaguardare un settore rilevante in un Paese che ha già subito una riduzione del capitale sociale e attraversa una generale crisi di fiducia.

E come avverrà tutto questo? La dinamica dei tre momenti di riflessione prevede come soggetti da giudicare, insieme ai massimi esponenti del non profit stesso, anche esponenti delle istituzioni, delle imprese e della società civile/sistema dei media: i principali stakeholder da cui dipende la salute di un settore della società ritenuto essenziale per la tenuta democratica del Paese.

Alla sbarra il non profit insieme alle istituzioni, le imprese, la società civile/sistema dei media e i contendenti-testimoni (due per ciascuna categoria) dovranno sostenere sia la tesi pro che contro su uno dei diversi argomenti proposti.

I rappresentanti del dibattito saranno otto contendenti che devono sostenere, a parti inverse le tesi a favore o contro il non profit, in due round di 10 minuti ciascuno. Ogni round assume la forma del dibattito, con continui botta e riposta. Al termine del round, i contendenti cambiano posizione: chi sosteneva la tesi a favore del non profit sosterrà quella contraria. Dopo ogni coppia di round, il pubblico presente valuterà se il non profit è complice o no, attraverso un applausometro.

Ve lo racconteremo grazie alla rete insieme ai media partner, ai siti delle organizzazioni e alla landing page dedicata.

I tre dibattiti pubblici vedranno complessivamente la partecipazione attiva di una trentina di autorevoli testimoni appartenenti alle quattro categorie di stakeholder “imputati”.

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