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Libertà di stampa: bilancio drammatico

09/01/2006

Esce il consueto bilancio annuale di Reporters sans Frontières sull'indipendenza dell'informazione. Aumentati i morti tra i giornalisti. E' l'Asia la più grande prigione del mondo

Nessuna buona notizia sul fronte dell'autonomia dellinformazione nel mondo. Il dato più triste sottolineato da RSF e ripreso da Le Monde riguarda l'uccisione dei professionisti dell'informazione. Il 2005 si aggiudica infatti la palma di anno con più morti dal 1995, rispettivamente con 63 giornalisti uccisi (di cui 24 in Iraq) contro 64 (di cui 22 in Algeria). A tirare giù vorticosamente la media degli insuccessi è soprattutto il conflitto in Iraq: dalla data del suo inizio, nel 2003, sono stati uccisi 76 giornalisti o loro collaboratori (autisti, traduttori, tecnici, ecc).
Per quanto riguarda la censura una delle zone più critiche è stato il Nepal, che conta da solo più di metà dei casi di censura nel mondo durante l'anno appena trascorso. Altro triste elemento distintivo del 2005 è stata una recrudescenza di violenza in Africa, dove sono stati uccisi cinque professionisti del settore tra il Congo, la Somalia e la Sierra Leone.
Si segnalano anche due uccisioni in Messico, nel corso di una delicata inchiesta sul traffico di droga. Ma l'area geografica più liberticida rimane l'Asia, con la Cina in testa (32 giornalisti e 62 cyberdissidenti imprigionati). Ultima annotazione riguarda la rete: sempre più controllata da parte di numerosi governi, internet rimane un nemico cruciale per i dittatori del 2000. Tunisia e Iran si aggiudicano il record di blogger imprigionati.
Emanuela Di Pasqua - Totem

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