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Lobbying: arriva il registro

28/04/2016

Patrizia Rutigliano

Dopo un percorso legislativo piuttosto lungo,  la Giunta per il Regolamento della Camera ha approvato la regolamentazione della "attività di rappresentanza di interessi". Un primo passo importante   verso la disciplina dell’attività di lobbying ma ancora insufficiente sotto molti punti di vista. Il commento del Presidente Ferpi, Patrizia Rutigliano.

Con l’approvazione dello schema di regolamentazione dell’attività di lobbying da parte della Giunta per il regolamento della Camera dei Deputati, anche il nostro Paese ha compiuto – finalmente – un primo passo verso la definizione dei diritti e dei doveri dei soggetti che esercitano professionalmente l’attività di rappresentanza degli interessi.

Prima di esprimere un giudizio sull’operato della Camera, soffermiamoci per un momento sui contenuti. Il Regolamento disciplina per la sola Camera dei Deputati l’attività professionale di rappresentanza degli interessi prevedendo:

1. L’istituzione presso l’Ufficio di Presidenza della Camera di un registro pubblico, consultabile online, dei soggetti che svolgono attività di rappresentanza d’interessi verso i rappresentanti della Camera, nelle sue sedi proprie.
2. La fissazione di alcuni obblighi in capo ai soggetti iscritti, tra i quali l’indicazione del tipo di attività (rappresentanza di se stessi o per terze parti) e i soggetti che si intende contattare.
3. L’individuazione di requisiti di onorabilità, come l’assenza di condanne penali e il godimento dei diritti civili, e l’esclusione dei soggetti che hanno ricoperto negli ultimi 12 mesi cariche di Governo o hanno svolto, nel medesimo periodo, un mandato parlamentare.
4. L’obbligo di trasmettere entro il 31 dicembre di ogni anno una relazione sull’attività svolta.
5. In caso di violazione delle disposizioni, la comminazione di sanzioni di sospensione o cancellazione dal registro, con pubblicità delle stesse sul sito della Camera.

 

Da notare che lo schema di regolamento non è direttamente esecutivo, occorrendo per il pieno dispiegamento dei suoi effetti o una modifica del Regolamento della Camere, con tempi prevedibilmente lunghi, oppure la sua adozione immediata, in via però solo sperimentale.

Come valutare dunque lo sforzo della Camera, tenacemente voluto dalla Presidente Laura Boldrini?

E quanto la norma è coerente con la consolidata posizione espressa negli anni da Ferpi, circa la necessità di una regolamentazione completa e bilanciata dell'attività di rappresentanza degli interessi particolari, in Parlamento e presso tutte le Pubbliche Amministrazioni?

A queste domande dobbiamo rispondere che la norma, pur con l’indiscutibile pregio di intercettare una esigenza ormai ineludibile sia per le Istituzioni, sia per i professionisti delle relazioni pubbliche, sia, infine per la stessa opinione pubblica appare largamente insufficiente. In primo luogo perché prevede limiti e obblighi, in sé condivisibili per i portatori di interesse, ma non fa nulla sul piano della trasparenza e delle garanzie di accesso al processo di formazione della norma. In secondo luogo, perché la validità del Regolamento è circoscritta alle sole sedi formali della Camera, tralasciando tutto ciò che avviene al di fuori del Palazzo. In terzo luogo, perché lascia spazio all’introduzione di norme diverse per tutte le altre istituzioni che contribuiscono alla produzione normativa del nostro Paese – Camera Alta e tutte le sedi del Governo – con la potenziale creazione di “zone franche” o l’avvento di regole differenziate e di diritti/doveri differenziati in capo ai portatori di interessi. Infine, perché le sanzioni sembrano destinate a colpire gli inadempienti esclusivamente sul versante reputazionale, deterrente che non sembra sufficientemente forte per limitare i comportamenti scorretti.

Certamente la Presidente Boldrini non poteva andare oltre con i poteri che le sono attribuiti e ha inteso senz’altro lanciare un segnale per sollecitare un’analoga assunzione di responsabilità da parte di altri soggetti istituzionali. Dal nostro punto di vista non possiamo però che richiamare, ancora una volta, la necessità di un intervento più appropriato, completo e conclusivo. Un intervento che deve seguire la via maestra, ovvero quella di una Legge sulla rappresentanza degli interessi, valida per tutti e in tutte le sedi legislative e che non operi a macchia di leopardo. Una regolamentazione bilanciata, improntata all'ascolto reciproco e alla collaborazione tra il legislatore e i rappresentanti di interessi, in grado di generare una conoscenza più accurata dei settori sui il legislatore vuole intervenire e, in definitiva, una produzione normativa più moderna, equilibrata e rispondente agli interessi della collettività.

Le carte sono ormai sul tavolo, da diverso tempo: al Senato la Commissione Affari costituzionali ha svolto lo scorso anno un importante ciclo di audizioni, al termine del quale è stato adottato un testo unico rispetto alle numerose proposte di regolamentazione della materia che in questi anni si sono susseguite. Testo per il quale sono stati presentati quasi 300 emendamenti, ancora da vagliare, che rischiano di appesantirne i contenuti allontanandosi dall’obiettivo di una regolamentazione snella ed equilibrata.

Si riparta da lì e lo si faccia presto, apportando quei miglioramenti che ancora sono necessari. Magari con un maggiore contributo da parte del Governo. I tempi sono maturi e Ferpi non farà certamente mancare il proprio contributo e il proprio sostegno a chiunque vorrà andare in questa direzione.

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