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Oscar di Bilancio, a Salerno il reporting come leva di cambiamento, relazione e reputazione

07/10/2026

Mara De Donato

Dalla cultura d’impresa alla trasformazione digitale, dalla governance all’intelligenza artificiale: la tappa salernitana del Roadshow nazionale dell’Oscar di Bilancio ha mostrato come il reporting possa diventare molto più di un esercizio di rendicontazione. Un filo comune: misurare serve davvero solo quando i dati aiutano a decidere meglio, comunicare con trasparenza e costruire fiducia.

 

Che cosa resta davvero di un Bilancio di Sostenibilità, una volta pubblicato?
La domanda racchiude il senso della tappa salernitana del Roadshow nazionale della 62ª edizione dell’Oscar di Bilancio, ospitata il 1° ottobre da Confindustria Salerno. Perché se il reporting viene considerato soltanto come un documento da chiudere a fine anno, il suo valore rischia di esaurirsi nella compliance. Se entra invece nei processi decisionali, nel rapporto con gli stakeholder e nella cultura dell’organizzazione, può davvero diventare una leva di cambiamento.

 

È attorno a questa idea che si è sviluppato il confronto dedicato a “Sostenibilità e impresa: reporting, comunicazione e reputazione”, declinazione territoriale del tema “Tracciare il futuro. Il reporting al centro della Twin Transition”.

 

I lavori, aperti dai saluti di Daniela Bianchi, VicePresidente FERPI con delega alle Riforme e ai Rapporti con i Territori, di Elena Salzano, Consigliera Nazionale FERPI, CEO Incoerenze e Presidente del Comitato Femminile Plurale Confindustria Salerno, e di Lina Piccolo, vicepresidente con delega ad Ambiente, Sicurezza e Privacy di Confindustria Salerno, hanno subito riportato la sostenibilità alla sua dimensione più concreta: quella delle relazioni.

 

Relazioni con il territorio, innanzitutto. Antonio Visconti, Presidente del Consorzio ASI Salerno, ha ricordato come, soprattutto nelle aree in cui tessuto produttivo e residenziale convivono, l’impresa non possa essere considerata separatamente dalla comunità. Ambiente, mobilità, welfare e infrastrutture fanno parte dello stesso ecosistema: da qui il lavoro del Consorzio per diffondere una cultura ESG tra le PMI e rafforzare il legame tra sostenibilità, competitività, accesso al credito e valore diffuso.

 

Ma la sostenibilità prende forma anche dentro l’organizzazione. Qui il dato diventa decisivo, a condizione che produca scelte. L’esperienza di Andrea Trucillo, Head of Operations di Caffè Trucillo, ha mostrato come digitalizzazione e raccolta strutturata delle informazioni possano incidere concretamente su produzione, consumi energetici, inclusione ed economia circolare, mentre la scelta di diventare Società Benefit ha formalizzato impegni già radicati nella cultura aziendale.


La tecnologia, però, da sola non basta. Marela Calabrese, Program Manager di AGRIOIL, ha raccontato un percorso in cui innovazione 4.0, automazione e intelligenza artificiale sono state accompagnate da formazione continua, team building, psicoeducazione e ascolto. Una trasformazione che lega crescita delle persone, ricerca e sviluppo ed economia circolare, fino al recupero integrale degli scarti di lavorazione.

 

Quando questi elementi entrano nei processi decisionali, anche il reporting cambia natura. Lo dimostra l’esperienza di Loredana Bardascino, componente del CdA di SARIM, dove il percorso di sostenibilità, avviato volontariamente nel 2021, è passato da strumento di comunicazione a leva gestionale: i dati elaborati dal comitato di sostenibilità arrivano al Consiglio di amministrazione e contribuiscono a definire azioni correttive, nuovi indicatori e scelte su welfare, formazione e organizzazione del lavoro.

 

Il dato, dunque, non fotografa soltanto: può orientare e anticipare. Giovanni Paone, Direttore Editoriale di Ricicla TV – Gruppo Zucchetti Ambiente, ha evidenziato le potenzialità di business intelligence, IoT e intelligenza artificiale nel rendere la rendicontazione sempre più dinamica. Ma ha anche richiamato uno dei paradossi della Twin Transition: il digitale può abilitare la sostenibilità, ma produce a sua volta impatti, a partire dai consumi energetici dei data center, che devono essere misurati.

 

 

Le esperienze emerse sembrano così ricondursi a tre verbi: misurare, decidere, comunicare.
Misurare per comprendere gli impatti. Decidere per trasformare gli indicatori in azioni. Comunicare per rendere quel percorso comprensibile e verificabile.
Ma forse il verbo decisivo è un altro: ascoltare.

 

Ascoltare il territorio, le persone, i dipendenti, i clienti, le comunità e anche chi esprime un punto di vista critico. Perché il reporting diventa davvero uno strumento di relazione quando non si limita a raccontare l’organizzazione, ma apre uno spazio di confronto con chi ne vive o ne percepisce gli impatti.

 

È qui che acquista anche il suo pieno valore reputazionale. La fiducia non nasce dalla rappresentazione di un’organizzazione perfetta, ma dalla coerenza tra ciò che si dichiara, ciò che si fa e ciò che si è disposti a misurare e rendere pubblico.

 

Il vero salto di qualità, allora, non è pubblicare un Bilancio di Sostenibilità. È fare in modo che quel bilancio continui a produrre domande, decisioni e relazioni anche dopo essere stato pubblicato.

 

Ho avuto il piacere, come componente della Commissione Oscar di Bilancio FERPI e Responsabile Comunicazione, Eventi e Media Relations GORI di introdurre l’incontro, organizzato in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti della Campania, e moderato da Assia Viola, Delegata FERPI Campania.

 

 

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