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Rutigliano: la trasparenza decisiva per la creazione di valore

04/12/2012

“Comunicare è un’assunzione di responsabilità sociale, che acquisisce una dimensione maggiore in un momento in cui la fiducia dei consumatori è crollata. L’auspicio è che ciò che adesso viene considerata una best practice possa diventare una prassi operativa”, lo ha sostenuto il presidente Ferpi, _Patrizia Rutigliano,_ durante la cerimonia di premiazione dell’Oscar di Bilancio.

di Patrizia Rutigliano
L’edizione 2012 dell’Oscar di Bilancio ha vissuto il suo prologo lo scorso 29 ottobre, con la serata rivolta alle Pubbliche Amministrazioni, e che oggi è dedicata, come ormai tradizione, alle imprese e organizzazioni profit e no-profit.
Quest’anno il Premio è articolato in nove categorie e ha registrato un forte incremento di partecipazioni. Non solo. Come anche la Giuria ha sottolineato, ha visto un innalzamento del livello di accuratezza e attenzione nella redazione delle relazioni finanziarie e di tutta la relativa documentazione, a supporto di una comunicazione trasparente, chiara ed esaustiva.
Questi risultati confermano il buon esito dell’azione di stimolo che l’Oscar ha inteso esercitare sin dalla sua prima edizione che, ricordo, risale al 1954. Tutte noi associazioni, organizzazioni e fondazioni che concorriamo al processo di analisi e selezione dell’Oscar di Bilancio siamo convinte che solo dal confronto possa originare il miglioramento complessivo della qualità dell’informazione e, ci auguriamo, una crescita graduale ma generalizzata dell’ambiente in cui le società si trovano a operare.
E’ motivo di soddisfazione, pertanto, riscontrare che un numero sempre maggiore di enti, aziende e istituzioni sia disposto a sottoporsi prima al giudizio di una Giuria e poi all’accostamento con altre realtà, siano esse dirette concorrenti o meno. L’esser trasparenti, finalmente, non viene percepito come un potenziale rischio ma come un elemento decisivo nel processo di creazione di valore.
Redigere un bilancio, oggi, è operazione assai più complessa e dinamica rispetto a un tempo e richiede, oltre ovviamente a competenze specifiche e al rispetto delle normative, anche una sensibilità e un’attenzione ai tanti segnali di cambiamento provenienti dal tessuto in cui opera l’azienda. Oggi, nella stesura del bilancio, le aree di amministrazione, finanza e controllo coinvolgono professionalità e aree aziendali diverse: funzioni di staff e funzioni di linea, perché la comprensione del business non passa solo attraverso la sua rendicontazione.
Il percorso avviato dalle aziende – direi sempre più di ogni ordine di grandezza – coincide con un più ampio e profondo processo di cambiamento della cultura delle organizzazioni, che risponde, a sua volta, a una sempre maggiore esigenza d’interazione con gli stakeholder, interni ed esterni. Le aspettative coinvolgono sempre più aspetti sociali e ambientali, e ciò ha spinto molte società a sviluppare, soprattutto nel management, la consapevolezza che l’allocazione di risorse e la loro rendicontazione debba avvenire continuamente e non solo sulla base di indicatori prettamente economico-finanziari.
Questa prospettiva “sostenibile” è ormai parte integrante del processo di pianificazione industriale, in un percorso di interazione sempre maggiore tra due processi inizialmente distinti. Un percorso in cui gioca un ruolo di primo piano la struttura di Governance, che deve mostrarsi dinamica, attenta alle indicazioni provenienti dal mercato e capace di contemperare necessità di cambiamento ed esigenze degli azionisti, in un quadro normativo in perenne trasformazione.
Proprio l’evoluzione della Governance e l’affermazione di un concetto integrato di responsabilità (amministrativa, economica, sociale e ambientale) hanno comportato l’ampliamento della documentazione istituzionale. Alla comunicazione obbligatoria di bilancio, si sono affiancate molteplici forme di rendicontazione, improntate alla trasparenza dell’attività di governo: bilancio sociale, bilancio ambientale, bilancio di sostenibilità, relazione sul governo societario e sulla remunerazione. Documenti, alcuni, ancora realizzati su base volontaria, sebbene sempre più raccomandati dalle istituzioni di controllo, e che segnalano l’orientamento a una gestione sempre più efficace dei rapporti con i propri interlocutori, in una accezione ampia del termine “mercato”.
La diretta conseguenza è che già da alcuni anni non si parla più di bilancio, ma di Reporting Integrato, inteso come processo di rendicontazione in costante aggiornamento, capace di far dialogare “menti” diverse, prima ancora che unità organizzative. E l’innovazione, in tal senso, è rappresentata anche dall’allineamento di approcci manageriali diversi all’interno all’azienda, secondo una logica, appunto, di “management integrato”. Un approccio che implica l’attivazione di processi e di sistemi di raccolta e aggregazione dati costante, da parte di tutte le funzioni aziendali, per rispondere in maniera responsabile alle aspettative degli stakeholder.
Questa nuova tipologia di reportistica sta innescando un circolo virtuoso, in grado, ci auguriamo, di incidere soprattutto sulla cultura aziendale, oltre che di portare alla definizione di un modello organizzativo sempre più efficiente.
Trattandosi di modelli in piena evoluzione, è fondamentale il continuo dibattito e il confronto. Un contributo significativo è venuto dai benchmark internazionali: il Global Reporting Initiative – di cui attendiamo a giugno il quarto modello e che per primo ha consentito di quantificare il valore degli asset intangibili – e l’International Integrated Reporting Committee, che sta lavorando alla definizione di standard comuni di reportistica integrata, per consentire la comparabilità dei dati a livello internazionale.
In quest’ottica, sono da segnalare le non poche aziende che, sia pur ancora in assenza di linee guida internazionali definite, hanno introdotto il sistema di reportistica integrata, contribuendo attivamente anche al dialogo in corso in seno all’organismo di riferimento. Alcune di queste saranno premiate qui oggi anche per questo.
Riassumendo, appare ormai evidente che non sia più possibile scegliere cosa comunicare e come farlo: le regole le fa il mercato e non mi riferisco solo alle disposizioni dell’autorità di vigilanza, ma in maniera più ampia alle esigenze degli stakeholder. Il bilancio, in tal senso, è uno dei principali strumenti di comunicazione per un’azienda e, per quanto possibile, deve contenere risposte sempre più esaustive a domande e a dubbi. Arricchirlo, completarlo, renderlo una riproduzione fedele di processi aziendali sempre più interconnessi è il modo migliore per rendere la trasparenza uno dei principali asset intangibili della nostra organizzazione.
Sono consapevole che il particolare momento storico potrebbe indurre alcuni a pensare che star lontani da occhi indiscreti, rintanarsi e coltivare il proprio orto, cercando di limitare i danni, possa essere la scelta meno problematica e più di comodo. Ma non credo ci sia più tempo. Lo titolava mesi fa il nostro principale quotidiano economico-finanziario. Se nel giro di qualche – pochi – anni non saremo riusciti a colmare quel gap di reputazione di cui ancora, inspiegabilmente, malgrado i risultati e la valenza dei business, alcune aziende italiane ancora soffrono, e se non saremo stati in grado di valorizzare adeguatamente gli asset del nostro Paese, avremo perso la nostra occasione, in Europa e nel mondo.
Per questo siamo qui stasera. Per promuovere una cultura orientata a una maggiore apertura verso l’esterno.
Per quanto di nostra competenza, riteniamo che comunicare sia un’assunzione di responsabilità sociale. Una responsabilità che acquisisce una dimensione maggiore in un momento in cui la fiducia dei consumatori si è ridotta visibilmente, con l’inevitabile cortocircuito che ha portato al crollo dei consumi e alla forte contrazione degli investimenti, anche e soprattutto in questo settore. La comunicazione corretta, trasparente e adeguata alla tipologia del business, a nostro avviso, costituisce una straordinaria cassa di risonanza per l’azienda e per il sistema Paese, e le straordinarie opportunità low budget offerte dal digitale consentono in un istante il passaparola e la viralizzazione. L’obiettivo è ridurre l’incertezza del mercato, accrescere la credibilità e riuscire a differenziarsi, con l’auspicio che ciò che adesso viene considerata una best practice possa rapidamente diventare una prassi operativa.
Siamo tutti impegnati a far sì che ciò avvenga. Per cui, grazie a tutti per l’impegno e soprattutto a chi, negli anni, ha reso possibile questo Premio.

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