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Tu sai cose che io non so

19/10/2026

Al XVIII Congresso nazionale SIMM, la tavola rotonda «La comunicazione in sanità tra responsabilità e sostenibilità» ha messo a confronto leadership, media, editoria, istituzioni e relazioni pubbliche.

 

Un dialogo partito da prospettive diverse e arrivato a un punto comune: nella complessità della sanità, comunicare significa costruire relazioni tra competenze che nessun attore possiede da solo.

 

La sanità è un sistema complesso, nel quale nessun professionista, organizzazione o istituzione dispone da solo di tutte le conoscenze necessarie per affrontare le trasformazioni in corso. Da qui una domanda che ha attraversato la tavola rotonda «La comunicazione in sanità tra responsabilità e sostenibilità», svoltasi a Roma nell’ambito del XVIII Congresso nazionale SIMM: quale ruolo può avere la comunicazione nel mettere in relazione competenze, responsabilità e punti di vista differenti?

 

La leadership in medicina oggi deve basarsi su un riconoscimento fondamentale: ogni professionista porta una conoscenza che gli altri possono non possedere. Per dirigere non basta poter dire «io so come si fa»: manager e leader devono saper costruire uno spazio di reciproco riconoscimento, nel quale competenze e conoscenze differenti possano entrare realmente in relazione. La comunicazione è lo strumento che trasforma l’energia potenziale della multidisciplinarietà in forza operativa reale.

 

Moderato da Pasquale Chiarelli e Biagio Oppi, il confronto ha riunito prospettive diverse della comunicazione in sanità: Luigi De Santis sul rapporto con i media, Giuseppe Petrosino su comunicazione e leadership, Luca De Fiore sulla dimensione editoriale, Giovanni Migliore sulla comunicazione istituzionale e Alex Dell’Era sulla comunicazione professionale e le relazioni pubbliche.

 

Sempre nell'ambito del Congresso, il 2 ottobre, è stata inoltre sottoscritta da Biagio Oppi, Consigliere Nazionale FERPI, e Mattia Altini, Presidente SIMM, l’Alleanza per la Comunicazione Responsabile in Sanità. L’accordo dà continuità al percorso avviato dalla Commissione Scienze della Vita FERPI e apre una collaborazione tra professionisti della comunicazione e del management sanitario.

 

Un primo elemento comune è emerso proprio dalla complessità del sistema. Giuseppe Petrosino ha richiamato la necessità di affrontarla attraverso il lavoro in team e il dialogo, mettendo in evidenza una dimensione della leadership che non può prescindere dalla capacità di confrontarsi con competenze differenti.

 

Il tema della rete è tornato nell’intervento di Luca De Fiore, Presidente de Il Pensiero Scientifico Editore, che ha sottolineato l’importanza di costruire connessioni sia tra i professionisti chiamati a curare sia tra coloro che contribuiscono alla loro formazione e al loro aggiornamento continuo. In questa prospettiva anche luoghi come le biblioteche mediche possono assumere un ruolo che va oltre l’accesso alle informazioni, contribuendo a costruire cornici attraverso cui interpretare conoscenze ed esperienze.

 

Sul rapporto tra sanità, cittadini e informazione si è concentrato Luigi De Santis, ponendo una distinzione importante tra far uscire una notizia e informare realmente qualcuno. La comunicazione sanitaria richiede continuità e non può essere ridotta a una successione di interventi episodici: anche da qui nasce la necessità di costruire vere e proprie alleanze nella comunicazione.

 

Una prospettiva ripresa, sul piano istituzionale, da Giovanni Migliore, responsabile della comunicazione del Ministero della Salute, che ha richiamato il valore del Servizio sanitario nazionale e la necessità di costruire alleanze tra istituzioni, professionisti, comunità scientifiche e gli altri attori del sistema. Strumenti, infrastrutture e competenze professionali diventano così parte di una capacità collettiva di orientare le scelte e sostenere gli obiettivi di salute pubblica.

 

Reti, alleanze, dialogo, multidisciplinarietà. Parole diverse che riconducono a una stessa questione: la qualità della comunicazione non dipende soltanto da quanto bene comunica ciascun attore, ma dalla qualità delle connessioni tra gli attori.

 

È su questo punto che Alex Dell’Era, Coordinatore della Commissione Scienze della Vita FERPI, ha proposto di superare uno schema ancora troppo frequente nei processi organizzativi — decisione, implementazione, comunicazione — per sostituirlo con una sequenza differente: ascolto, confronto, decisione, implementazione.

 

Se la comunicazione entra soltanto quando una decisione deve essere spiegata, infatti, entra troppo tardi. Nei sistemi complessi può invece diventare una delle infrastrutture attraverso cui la decisione stessa viene costruita, mettendo in relazione competenze, interessi, evidenze e responsabilità differenti prima della scelta.

 

Da qui anche un diverso modo di guardare agli stakeholder. Istituzioni, Regioni, aziende sanitarie, professionisti, industria, società scientifiche, associazioni, media e cittadini non sono soltanto singoli nodi chiamati a comunicare meglio. La questione diventa la qualità delle connessioni tra quei nodi e la capacità di costruire reti di fiducia che permettano a organizzazioni con linguaggi, interessi e responsabilità differenti di collaborare.

 

La domanda, allora, cambia: non soltanto quanto bene comunica un’istituzione, un’azienda o un professionista?, ma quanto bene comunica il sistema sanitario tra le proprie componenti?

 

Ed è forse una frase emersa durante il confronto a sintetizzare meglio il senso della discussione: «Tu sai cose che io non so”. La multidisciplinarietà comincia dal riconoscimento che nessun attore possiede da solo conoscenze sufficienti per governare sistemi complessi. Per questo non basta comunicare agli stakeholder ma bisogna far comunicare gli stakeholder. E la responsabilità comunicativa diventa, sempre più, anche una competenza di leadership e di governance.

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