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Tutto quello che facciamo è comunicazione

08/01/2022

Giuseppe de Lucia

Con Marcello Presicci, Adjunct Professor LUISS Business School e Fondatore Scuola Politica “Vivere nella Comunità”, affrontiamo, in #FerpiSideChat, il rapporto tra il PNRR e la comunicazione, partendo dalla sua esperienza accademica e professionale nel nostro settore.

Marcello, sei tra i fondatori della Scuola Vivere nella comunità, giornalista professionista e docente presso la Luiss Business School. Inoltre, vanti una solida esperienza nel settore della comunicazione, lobbying e delle relazioni esterne. Un CV di tutto rispetto. Cosa significa per te essere un professionista della comunicazione?

Credo che tutte le competenze abbiano dei valori intrinseci e nessuna competenza specifica possa prescindere da una buona comunicazione. Tutto ciò che facciamo è comunicazione, la considerazione che le persone con cui interloquiamo hanno di noi è figlia della capacità comunicativa, relazionale ed empatica che siamo in grado di esprimere. Tuttavia sottolineo due criticità: la prima, molti si improvvisano comunicatori senza averne le competenze necessarie. Certamente in alcuni vi è una predisposizione caratteriale che riguarda più la cura delle relazioni, ma saper comunicare bene è un concetto diverso dal saper dialogare o intrattenere relazioni personali con facilità e con spigliatezza. Devo dire poi che c’è un po' di confusione sulla percezione di cosa significhi davvero occuparsi di comunicazione. La seconda criticità è che si presta spesso poca attenzione alla fase dell’ascolto. Con “ascoltare”, in questo contesto, alludo alla capacità di decodificazione del messaggio ricevuto da parte del destinatario. Nel perseguimento di una comunicazione funzionale, quindi, non bisogna restare focalizzati solamente sul messaggio, ma anche su ciò che sta avvenendo, cercando di comprendere tutto quello che una persona trasmette e ascoltando con interesse il proprio interlocutore. Sembra scontato ma succede raramente.

Hai un background che mette assieme esperienza accademica e professionale. Quale (se esiste) il gap tra questi due mondi rispetto alla nostra professione?

L’esperienza accademica è iniziata temporalmente dopo rispetto alla dedizione professionale, ma ad oggi non sono due aspetti distinti e complementari. Ciò che insegno è ciò su cui lavoro e quindi il gap può essere, al limite, l’audience a cui mi rivolgo nel trattare i temi afferenti alla comunicazione, il lobbying e la cura delle relazioni. Spesso gli studenti sono coloro che a breve metteranno in pratica ciò che gli viene insegnato, quindi questo fine li avvicina moltissimo alla correlazione tra le mie “due esperienze”.  Con questo intendo dire che i due mondi, professione e insegnamento, comunicano tra loro e si arricchiscono vicendevolmente di esperienze che diventano fondamentali ai fini di uno e dell’altro ambito lavorativo. Il mondo dell’advocacy e delle relazioni istituzionali non è un mondo finito, matematico o scientifico per così dire, bensì è un mondo mutevole e fatto di espressioni e contaminazioni che lo rendono complesso quanto flessibile. Chi si occupa di questo settore sa che si deve guardare sempre alla realtà circostante per analizzare le risposte e questo avviene sia nella carriera accademica che in quella meramente professionale.

Tra le tue esperienze anche quella di advisor in ambito lobby. Cosa manca in Italia per rendere alla professione il giusto riconoscimento ovvero considerarlo un elemento chiave nel processo del policy making?

L’attività di lobbying soffre di alcuni pregiudizi che limitano la sua espressione e la sua fioritura in un’ottica trasparente. Questi pregiudizi derivano da una sbagliata idea di base in special modo nel nostro Paese. Lavorando per multinazionali americane posso confermare che è una problematica concernente la nostra cultura. L’assenza di una regolamentazione cristallina nel nostro Paese rende alquanto difficile considerare il lobbying elemento chiave del processo di policy, nonostante sia già presente in ogni sua fase. Gli esperti del settore sa che è un elemento chiave, come lo sanno i clienti di una lobbying firm o come ne sono a conoscenza i politici. La considerazione dovrebbe cambiare nell’opinione pubblica, nei media e presso alcuni stakeholder ma questo non avverrà fino a che non vi sarà una regolamentazione definitiva e chiara.

Dopo il successo del primo anno, in questi giorni è partita la seconda edizione della scuola politica Vivere la Comunità di cui sei segretario generale. Ferpi è tra i partner. L'obiettivo della scuola è la formazione di una nuova classe dirigente e nel programma c'è una forte attenzione ai nostri temi (comunicazione, lobby). Come mai tutto questo focus in questo percorso?

Questa domanda centra un punto nevralgico. Gli aspetti comunicativi e relazionali ricoprono un ruolo fondamentale nel nostro programma didattico. Mi occupo giornalmente, a causa del mio lavoro, dei temi che riguardano la comunicazione, le relazioni istituzionali, il lobbying ed il public affairs. Per questo ho voluto in prima persona che la nostra iniziativa ponesse l’accento sulla correlazione fra comunicazione, aziende pubbliche, private e politica, sottolineando anche la centralità della cura delle relazioni a tutti i livelli. Dialogando spesso con presidenti, amministratori delegati o direttori delle risorse umane di grandi aziende, molti mi riferiscono come frequentemente i tradizionali laureati, seppur brillanti nella loro disciplina di riferimento, manchino di competenze comunicative, interpersonali e relazionali. Questo è un punto su cui noi desideriamo intervenire e per farlo abbiamo incluso nella Scuola autorevoli docenti e professionisti. Da qui l’importante e rilevante presenza di FERPI (e della Presidente Sobrero) fra i partner formativi.

La classe dirigente (attuale e del futuro) si troverà a gestire il PNRR, strumento essenziale per la ripartenza per il nostro paese. Quale la rilevanza della comunicazione per il successo nella realizzazione del piano?

I processi comunicativi incideranno in maniera notevole nel veicolare i messaggi relativi i progetti finanziari dal PNRR, non ci sono dubbi. Penso soprattutto alla responsabilità di alcune aziende e quindi della loro classe dirigente, dovranno essere abili nel raggiungere le comunità di giovani in modo appropriato, perché quella del PNRR e dei progetti ad esso associati è una narrazione che va illustrata in modo opportuno. Siamo all’interno di un processo che è paragonabile al Piano Marshall, quindi dobbiamo immaginare che tutto ciò arrivi in modo chiaro, con opportunità di crescita, di posti di lavoro e di impatto positivo per il futuro del Paese. Per promuovere il cambiamento attivato dal PNRR saranno fondamentali quindi nuove strategie comunicative, favorendo il dialogo tra diversi attori sociali.  Ad esempio per le imprese, sarà determinante comunicare l’impegno sociale e ambientale per rafforzare il proprio ruolo sul mercato coinvolgendo i propri interlocutori. Infine, la cifra comunicativa per me dovrà essere senza dubbio inclusiva, autentica e trasversale.

Un consiglio per i giovani che vogliono intraprendere la nostra professione, vista la tua brillante carriera.

Formarsi in maniera trasversale e investire nella propria rete relazionale.  Personalmente ho avuto la fortuna di diventare giornalista professionista e di ricevere importanti incarichi internazionali molto presto, certamente questo mi ha aiutato a sviluppare un sistema relazionale molto ampio, sia nel versante media che in quello corporate ed istituzionale. Credo che oggi per far la differenza occorra individuare prima i bisogni altrui che le necessità proprie, su quelli intervenire e creare valore. La nostra Scuola Politica ne è un esempio concreto. Essere curiosi e studiare è imprescindibile ma poi c’è bisogno di allenare il cosiddetto pensiero intuitivo. E’ fondamentale sviluppare uno spiccato atteggiamento proattivo e propositivo, questo aiuterà senza dubbio a tradurre le potenzialità in capacità reali e le idee in progetti di valore. Abbiamo bisogno quindi di giovani che realizzino progetti e novità, giovani che facciamo “accadere le cose”.

 

 

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