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A Roma assegnati i Brand Reporter Award

21/05/2019

Redazione

Red Bull si è aggiudicata il Brand Reporter Award 2019 quale miglior Media Company, accanto a Pirelli, Vatican Media, Terna, Treccani, Unipol e Roberto D’Agostino. Presentata anche la ricerca Azienda Media-Company, in uscita a ottobre per Hoepli.

Sono stati assegnati lo scorso 21 maggio al Maxxi di Roma i Brand Reporter Award, prima edizione degli Oscar italiani del brand journalism. Il premio, basato sui risultati delle analisi svolte dall’Osservatorio Brand Reporter Lab illustrate nel corso della serata, è un riconoscimento alle organizzazioni, agli uomini  e alle donne che si sono distinti nell’interpretazione e nello sviluppo del fenomeno del Brand Journalism. E’ un premio a chi ha trasformato, o ha iniziato il percorso di trasformazione, di una Direzione Comunicazione tradizionale in una media company riorganizzando funzioni, persone e pratiche secondo i canoni di questo nuovo paradigma.

Questi i riconoscimenti assegnati e chi li ha ritirati:

  1. Premio Best Media Company: Red Bull (Marco Gobbi Pansana, Head Of Media Network e Francesco Marinelli, Content Manager)
  2. Premio Best Business Chanel: Gruppo Pirelli (Maurizio Abet, Senior Vice-President Communication)
  3. Premio Best Scenario Chanel: Gruppo Unipol (Fernando Vacarini, Responsabile Media Relations e Direttore di “Changes”)
  4. Premio Best Organization: Terna (Omar Al Bayaty, Responsabile Comunicazione Esterna e Investor Relations)
  5. Premio Best Integrated Ecosystem: Vatican Media (Mons. Lucio Adriano Ruiz, Segretario del Dicastero per la Comunicazione del Vaticano)
  6. Premio ‘Best Digital Ecosystem: Treccani (Massimo Bray, Direttore Generale)
  7. Premio ‘Best Personal Media’ a Roberto d’Agostino (che ha ritirato il premio)


Nel corso della serata – moderata da Carlo Fornaro, Presidente dell’Osservatorio Brand Reporter Lab – Diomira Cennamo, Direttore Scientifico dell’Osservatorio ha presentato i risultati della Ricerca Azienda Media-Company, la principale ricerca annuale dell’Osservatorio Brand Reporter Lab, che ha misurato il grado di utilizzo degli strumenti e delle tecniche del Brand Journalism nelle 150 principali aziende italiane della classifica Rep Track 2018. La ricerca, in uscita con altri contributi originali sul tema per i tipi di Hoepli il prossimo ottobre, è stata effettuata in collaborazione con l’Università di Roma Tre.

In sintesi, i dati raccolti e analizzati sembrano suggerire che le realtà del mondo produttivo italiano abbiano intrapreso un percorso di evoluzione dell’attività editoriale. Lo hanno fatto iniziando ad adottare formule più organizzate di produzione di notizie, attraverso l’implementazione di un ecosistema digitale di informazione ben strutturato, ma non ancora così evoluto, in termini sia di contenitore che contenuto. Chi ha già intrapreso questa strada negli anni sembra aver iniziato a raccoglierne i frutti in termini reputazionali, mentre chi ha iniziato a farlo da minor tempo vedrà probabilmente i risultati di questa attività nel prossimo futuro (fermo restando, ovviamente, un buon comportamento etico).

Queste le principali evidenze della Ricerca:

  • Il 64% delle principali aziende italiane si è avvicinato al brand journalism, con almeno un canale editoriale proprietario utilizzato a scopo informativo.
  • Il canale di informazione più utilizzato è ancora il canale “News” del sito istituzionale del brand (lo usa il 49% delle aziende analizzate), contro il 30% dei magazine di brand o Corporate blog, mentre l’house organ sembra essere un format del passato (11%).
  • Il 66% utilizza almeno un social media a scopo informativo.
  • I social più utilizzati per le news di brand sono Facebook (44%) e Twitter 43%), seguiti a breve distanza da LinkedIn (39%), mentre l’utilizzo minoritario di YouTube (14%) e Instagram (11%) sembra segnalare una produzione ancora residuale di contenuti multimediali (foto/video).
  • Le aziende non ragionano ancora in termini di ecosistemi informativi (canale web + social): circa il 60% non utilizza social media per condividere le stesse notizie date sul canale editoriale (sito/blog/corporate magazine).
  • Tra chi ha già attuato un ecosistema di informazione, si segnala una buona presenza di contenuti transmediali (75% delle aziende rispetto all’84% di quelle che producono contenuti crossmediali), segno di un livello evoluto di attività editoriale.
  • I temi più trattati sono quelli relativi al “mondo interno”, ossia fatti (63%) e valori (61%) strettamente legati all’azienda e alle sue attività.
  • Le aziende con reputazione negativa sono anche quelle che utilizzano meno degli altri i canali news: solo il 18% dei corporate magazine o blog, il 19% degli house organ e il 22% dei canali news del sito istituzionale appartiene ad aziende con reputazione negativa.

Al dibattito successivo alla presentazione della ricerca hanno partecipato la stessa Diomira Cennamo, Tommaso Edoardo  Frosini, Vice Presidente del CNR nonché giurista esperto delle tematiche della privacy, Francesco Giorgino, Giornalista e docente alla Scuola di Giornalismo della LUISS, Carlo Alberto Pratesi, Docente di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università Roma Tre, cattedra che ha collaborato alla stesura della Ricerca.

All’evento hanno preso parte  direttori della comunicazione e top manager di aziende italiane e multinazionali, rappresentanti delle Istituzioni, personaggi del mondo del giornalismo, della ricerca e dell’università.

Un ringraziamento particolare è andato ai Partner di questo evento, così come della Ricerca e dell’attività dell’Osservatorio. Accanto agli storici compagni di viaggio di Brand Reporter Lab, Gruppo Unipol e Sanofi, si sono aggiunti A2A, Hera, MSC Crociere e Terna.

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