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Abbiamo conosciuto il nemico

15/10/2009

Comprendere la crisi finanziaria è il primo passo per superarla. Una breve analisi – anche di coscienza - della situazione economica consente di trasformare la negatività in opportunità.

di Paolo D’Anselmi


La prima cosa da fare, per non eludere la crisi finanziaria, è la comprensione del fenomeno. Ci soccorre il discorso Bruno Leoni del Nobel Vernon L. Smith: “l’implosione del mercato finanziario si ha quando le banche prestano soldi a lungo termine a quelli che comprano casa e li prendono in prestito a breve termine dai risparmiatori senza avere un capitale proprio sufficiente a coprire le fluttuazioni della offerta di risparmio a breve termine.


Stavolta è peggio perché nel 1997 Bill Clinton rese esentasse fino a 500.000 dollari di profitto nella compravendita di immobili. Tutti applaudimmo: banche, immobiliaristi e cittadini. Non aiutammo i poveri a comprare casa: aiutammo solo noi stessi. Si chiedono ora ulteriori regole, ma il problema sta proprio nella inefficacia delle regole. La lezione è che le tasse non vanno mai abbassate su un solo tipo di investimento: si potevano detassare tutti guadagni in conto capitale a patto che il capitale fosse reinvestito e non consumato: si, cari cittadini, la casa è un consumo.“ Fin qui la faccenda vista dagli Stati Uniti.


Noi italiani e le nostre banche abbiamo comprato titoli radicati nella melma descritta da Smith. Ignari del clima di euforia vigente negli Stati Uniti, paragonabile all’Italia di metà anni Ottanta: perfino il tassista consigliava gli acquisti in borsa.


Il quadro delle responsabilità è vastissimo: nelle banche lavorano 340.865 bancari, ciascuno dotato di un proprio libero arbitrio. Alessandro Profumo sta facendo quello che Banca d’Italia chiede da tempo: banche grandi. Lo stesso il cattolicissimo Corrado Passera. Non mi pare gente ingorda. (La grandezza di tali banche impedisce ora di farne fallire qualcuna. A mo’ di vaccinazione.) Ciascuno dei detti bancari imbraccia una copia de Il Sole 24 Ore, il più grande giornale finanziario d’Europa, pubblicato dal sindacato degli industriali, che cosi governano la cultura delle banche.


Sopra tutti c’è Banca d’Italia, 7.400 dipendenti, con ufficio studi e direzione di vigilanza, pagati per tenere sotto controllo il capitale proprio delle banche e il soufflé della economia. Perché “il denaro respira”, come dice Alessandro Baricco: non avremmo le cose che abbiamo se non ci fosse una vanità nei nostri desideri. Tale vanità tiene gonfio il soufflé, che è cosi soggetto a variazioni, dette ciclo economico.


Buon ultimo c’è la Consob – Commissione di sorveglianza sulla borsa: non vi è dubbio che tutte le leggi siano state rispettate. È questo il risultato dei giuristi al comando: non hanno immaginazione e quindi non hanno responsabilità. Dei politici: non cale.


Noi risparmiatori evitiamo il mercato finanziario italiano come parco buoi, disprezziamo i titoli di stato italiani e poniamo fiducia negli stranieri. Giudichiamo con asprezza il fruttivendolo mentre ci fidiamo di chi non capiamo.


A Banca d’Italia resta adesso il compito di aggiungere all’idiota questionario ai risparmiatori l’avvertimento che per un rendimento pari a due volte quello dei titoli di stato, assumiamo un rischio che è duecento volte superiore. Quando non compriamo titoli di stato italiani stiamo giocando un superenalotto al contrario: possiamo perdere più di quanto possiamo vincere. Certo, la maggiore tranquillità la pagheremo con meno balocchi e profumi.


Cercare – per assumersela – la propria quota di responsabilità rende il conflitto trasformativo e ci aiuta a rispondere alla crisi. L’ipotesi di verità è quindi riassunta nelle parole del professor Smith: “Abbiamo conosciuto il nemico e quello siamo noi”.

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